La festa della mamma è stata celebrata con una marcia su Washington indetta da Mothers for Justice United, l’associazione di donne che hanno perso figli per mano della polizia. Ieri hanno sfilato nella «Million Mom march«, l’ennesima manifestazione della «primavera nera», il movimento contro i soprusi di polizia e gli omicidi di afro americani. «Prima che mi strappassero il mio bambino non mi interessavo di diritti civili», ha detto Maria Hamilton che in testa al corteo marciava dietro a uno striscione recante il nome di Dontre Hamliton, il figlio di 31 anni, ucciso dalla polizia di Milwaukee. «Da quel giorno non faccio che pensarci».

La folla di madri accomunate dal dolore è stata l’ultima dimostrazione di come un problema endemico, sia ormai una piaga politica non più procrastinabile, perché non passa settimana senza tragici episodi in cui perdono la vita giovani afroamericani. L’ultimo a Los Angeles: Brandon Glenn, 29 anni, ucciso a Venice Beach, sul lungomare della città. I fatti risalgono alla notte fra martedì e mercoledì quando la polizia è stata chiamata per gli schiamazzi all’esterno di un bar vicino alla rotonda di Windward avenue, nel centro del distretto turistico del quartiere del litorale.

I due agenti accorsi avrebbero fermato Glenn, un homeless noto nel quartiere come «Tizzle», socievole e mite pur con qualche turba emotiva. Dopo una prima discussione con gli agenti si sarebbe acceso un alterco fra Glenn e il buttafuori del locale. I poliziotti sono intervenuti ed è seguita una colluttazione in cui Glenn è stato gettato a terra. Poco dopo uno dei poliziotti ha estratto la pistola di ordinanza e ha esploso due colpi mortali.

Un replay della scena che il 3 marzo era costata la vita ad «Africa» un altro senzatetto a Downtown.
Il video – registrato da una telecamera nei paraggi – è stato acquisito dalla polizia ma non reso pubblico. Il capo della polizia, Charlie Beck, però, dopo averlo visionato, ha dichiarato di essere «estremamente turbato».

Ogni volta che «un agente spara», ha aggiunto, «la decisione deve essere motivata da circostanze straordinarie. A prima vista non ne ho rilevate in questo caso». Una dichiarazione inusuale che gli è valsa la dura replica del sindacato di polizia che ha giudicato le sue parole come «pregiudiziali» a indagini imparziali e delle «prospettive di giustizia» per l’agente. Il fatto ha avuto risonanza immediata in città, specie a Venice , storico distretto di surfisti e creativi con una tradizione di antagonismo e militanza, sebbene stia dientando un quartiere alla moda pieno di case da milioni di dollari e ambito da attori e registi. La sezione di Oakwood inoltre è anche l’ultima roccaforte povera e afroamericana vicino alla spiaggia. Si tratta anche di una delle zone a più alta concentrazione di homeless, visibili in accampamenti e tendopoli improvvisate lungo le strade.

Una popolazione affetta – in molti casi – da disturbi mentali e che in assenza di strutture, è abbandonata sui marciapiedi. Il loro unico contatto «istituzionale» è quello con la polizia.

Di tutto questo si è discusso nella assemblea cittadina tenuta nella scuola elementare del quartiere, dove diverse centinaia di residenti hanno gridato la rabbia contrao una delegazione di consiglieri e comandanti della polizia. Homeless, attivisti afroamericani, skateboarder e militanti hanno chiesto di vedere il video dell’incidente e di rinviare a giudizio l’agente. «Siamo qui ad esprimere la stessa rabbia esplosa da Ferguson a Baltimora».

A proposito di quest’ultima città, venerdì Loretta Lynch la general attorney fresca di nomina, ha annunciato l’avvio della inchiesta federale sulla polizia. Baltimora si unisce così a Buffalo, New York, Washington, Cincinnati, New Orleans, Los Angeles Albuquerque, Cleveland e Ferguson sulla lista di città americane le cui polizie sono state indagate dal governo federale.