Finalmente un libro italiano su Agamben dopo i molti usciti all’estero. Lo ha scritto Carlo Salzani, – Introduzione a Giorgio Agamben, il melangolo, pp. 197, euro 15. Salzani è studioso che si è formato e ha lavorato fuori dall’Italia in un ambito, qual è quello della letteratura comparata, che nel nostro paese ha avuto poca fortuna. È infatti nella comparatistica oltre che nella filosofia politica delle accademie americane, britanniche, australiane che l’opera di Agamben viene letta e studiata. Ma Agamben è molto presente anche nei paesi di lingua spagnola, in Francia e in Germania. In quest’ultimo paese anche per il lavoro di edizione dell’opera di Walter Benjamin. Il libro di Salzani copre dunque una lacuna, aprendo la strada ad una conoscenza più sistematica del suo pensiero in Italia, dove la ricezione della sua opera è stata rapsodica, benché non priva di effetti interessanti fuori dalle aule universitarie e in particolare nel teatro, nelle arti visive e performative.

Un filosofo variegato

Il libro di Salzani ha il merito di riunire i supposti due o addirittura tre Agamben che la critica internazionale ha talvolta individuato. Salzani ci presenta un Agamben variegato sì, ma molto coerente e per il quale l’ontologia, la politica e la poetica contribuiscono a costruire lo stesso discorso. Non soltanto coerente nella diverse discipline filosofiche, ma anche nei riferimenti teologici, giuridici, storici, letterari, artistici.

Nella riconduzione a sistema delle tessere del mosaico che Agamben sta costruendo, sembrano crearsi due spazi attorno a tre libri. Rispettivamente:Idea della prosa, La comunità che viene eHomo sacer I nei quali si coagula meglio di altri da un lato lo stile del suo percorso teorico e dell’altro il ruolo della sua presenza pubblica dopo l’attenzione suscitata da Homo sacer I a partire dal 1995. Da una parte la poetica del pensiero di Agamben e dall’altra la presenza politica con i suoi calcolati, ma non per questo inadeguati eccessi (si pensi all’idea di «campo» sviluppata in Quel che resta di Auschwitz quale paradigma politico della modernità) forse memori del situazionismo di Debord che hanno permesso ad Agamben di essere recepito ben al di là del circuito filosofico politico universitario. Tra il libro che con più capacità anche letteraria condensa i temi della sua ricerca (Idea della prosa) e quello che inaugura il suo progetto politico (Homo sacer I), la filosofia di Agamben è da Salzani distinta in due periodi percorsi cronologicamente e sincronicamente.

Potenza, comunità, biopolitica, paradigma, dispositivo, campo, profanazione, messianismo, uso, inoperosità: Agamben non inventa contenuti nuovi, ma di essi trasforma radicalmente la prospettiva attraverso il metodo di studio e lo stile argomentativo fino a non poter separare più il modo dall’oggetto. Ad esempio, è la stessa potenza, la categoria aristotelica della modalità che Agamben eleva a rango ontologico e antropologico facendone il termine chiave per comprendere il carattere più proprio dell’essere nel tempo e dell’umano nella biologia, nel linguaggio e nella storia. Riguardo lo stile e di come attraverso esso Agamben possa cambiare un contenuto già dato, si consideri il passaggio dall’espressione «forma di vita» a «forma-di-vita» nella quale si palesa visivamente uno dei tratti cruciali dell’intero edificio filosofico di Agamben: la simultanea dimensione di distinzione e inseparabilità della vita dalla propria forma;il doppio vedere auscultare del pensiero che alla lettera divide l’umano senza scinderlo scorgendolo contemporaneamente legato a sé e in comunità agli altri.

Influenza indiretta

La forza della presenza pubblica di Agamben è ancora più sorprendente se si considera che non si è mai posto a capo di gruppi d’opinione, né si è reso protagonista di un’intensa presenza mediatica. Come mostra Salzani, la sua influenza si è esercitata dalla distanza della ricerca in gran parte percorsa anche sul difficile e fascinoso terreno della filologia, dell’erudizione e di un’effettiva multidisciplinarità come ha ricostruito de la Durantaye nel suo fondamentale Giorgio Agamben. A Critical Introduction. È dallo studio, dall’insegnamento e dal fascino anche letterario dei suoi libri che Agamben è approdato alle pratiche politiche. Sotto questo punto di vista, Agamben è oggi un’icona di riferimento della filosofia contemporanea.

È proprio all’idea di «contemporaneo» che Salzani si rivolge nel capitolo conclusivo per formulare sinteticamente l’attualità e la presenza del pensiero di Agamben. Ma al di là della pur pregnante stilizzazione finale fatta da Salzani, l’attualità del filosofo italianio sta in quella che è stata definita, spesso con acrimonia, come una delle sue esagerazioni e cioè l’idea del campo quale paradigma biopolitico dei nostri tempi.

Nella diffusione e nelle drammatiche vicende dei centri di detenzione da Guantanamo a Lampedusa, nella ricorrente costruzione di muri separatori, nel moltiplicarsi dei dispositivi di controllo informatico e biologico della vita degli individui, nell’ipertrofia del diritto che smarrisce così la sua legittimità, nella sua simultanea incapacità di dare uno status ai nati dai migranti, ai rifugiati, nel ricorso sistematico della legge all’eccezione, nell’uccidibilità economica decretata da un debito diventato fondamento del capitalismo finanziario: è qui che il pensiero di Agamben inchioda all’attualità non senza indicare possibili vie d’uscita sulle quali Salzani con merito si sofferma anche per offrire materia di risposta ai molti che vedono in Agamben un impolitico.