«D’accordo con Rodotà: la decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi è un atto dovuto, il Senato deve solo notificare la conseguenza della condanna penale, così come previsto chiaramente dalla legge Severino-Monti. Non c’è altra interpretazione possibile, è un passaggio da fare subito, non particolarmente complesso come quello sull’ineleggibilità, che comunque sarebbe conseguente e da affrontare successivamente». L’ex magistrato Felice Casson, membro Pd della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, al contrario dei suoi colleghi di partito, non ha dubbi.

La tesi del Pdl esposta dai due capigruppo parlamentari Brunetta e Schifani anche nell’incontro con il presidente Napolitano è che nel caso di Berlusconi non si possa applicare «retroattivamente» la legge Severino-Monti sull’ineleggibilità e la decadenza da carica elettiva di un condannato in via definitiva, e che tale norma presenta dubbi di costituzionalità. Cosa ne pensa?

Brunetta dovrebbe informarsi sulla natura giuridica – penale o amministrativa – della norma. Il Parlamento ha consapevolmente discusso, valutato e infine adottato disposizioni chiarissime nella legge entrata in vigore nel dicembre dell’anno scorso: per una persona condannata per certi reati e a una certa pena c’è l’impossibilità di candidarsi e a ricoprire cariche elettive. Non c’è alcun dubbio di incostituzionalità

perché riguarda i requisiti personali richiesti per poter

essere eletto. Al momento in cui interviene la sentenza definitiva si crea un presupposto di indignità morale ai sensi della Costituzione.

Alcuni costituzionalisti, come il professor Carlo Federico Grosso sostengono che la decadenza è una misura di carattere amministrativo e non un effetto penale della condanna, perciò non è soggetta a irretroattività. Mi sembra che lei sia d’accordo.

L’articolo 3 della norma dice chiaramente che dal momento della sentenza si verifica il presupposto della decadenza. Non c’entra niente l’irretroattività perché non si fa riferimento al fatto, né ai requisiti storici precedenti, ma solo al requisito giuridico della condanna passata in giudicato. Possiamo dire che è una conseguenza non penale di una sentenza penale. Tutti le eventualità, compresa quella attuale, sono state valutate nello scrivere la legge, anche dal Pdl che l’ha votata pochi mesi fa. Tra l’altro ci sono anche sentenze ante litteram su questa materia:

della sezione civile della Cassazione

del 2008, e del Consiglio di Stato intervenuto in sede giurisdizionale, con riferimento alle elezioni regionali del febbraio 2013 in Molise.

Stefano Rodotà sul manifesto ha sostenuto che il Parlamento deve solo prendere atto e notificare l’applicazione della legge.

Ho letto, e sono assolutamente d’accordo. Lo avevamo già sostenuto in Senato: alla condanna esecutiva interviene il titolo esecutivo che va applicato.

La legge Severino parla di condanna non inferiore a due anni mentre l’indulto riduce la pena inflitta a Berlusconi a un anno di reclusione. Cambia qualcosa secondo lei?

No, perché l’indulto del 2006 elimina la pena principale e non la pena accessoria e gli altri effetti della condanna, altrimenti avrebbe dovuto essere scritto esplicitamente nel provvedimento di clemenza.

La legge Severino parla di entità della condanna, non della pena da eseguire concretamente, è così?

Non solo: il codice penale fa riferimento alla pena irrogata e non a quella condonata. E questo lo dice anche la sentenza di Cassazione che citavo prima, oltre a una precedente del 2001: «L’incandidabilità – dice letteralmente la corte – non è aspetto del trattamento sanzionatorio penale del reato che possa risentire dell’indulto ma si traduce nel difetto di un requisito soggettivo per l’elettorato passivo».

Allora parliamo di tempi: il presidente della commissione, Dario Stefano ha descritto sul manifesto un iter complesso per la decadenza che ricalca quello dell’ineleggibilità. E sembra che il Pd sia disponibile ad allungare i tempi affrontando prima la questione dell’ineleggibilità in Molise di Berlusconi. Perché non viceversa?

Non so cosa deciderà la giunta, lo vedremo domani sera quando si riunirà. Ma siccome la decadenza da punto di vista logico e giuridico viene prima perché è già operativa, io credo e chiederò che il Senato prenda subito atto del titolo esecutivo della sentenza. Viceversa, sarebbe un lavoro inutile perché l’iter sull’ineleggibilità è molto più lungo e complesso. Mentre se c’è la decadenza è risolta alla radice qualsiasi altra discussione sull’ineleggibilità. Il Pdl farà di tutto per dilatare i tempi, ma non mi sorprende…

Dopo la manifestazione di domenica hanno una voce in più?

La manifestazione di domenica? Una cosa abbastanza insignificante.