Al Palazzo dei Congressi dell’Eur poteva consumarsi la prima conta dentro Fratelli d’Italia. Comunque sarebbe finita, anche senza la sconfitta dei meloniani, l’evento avrebbe certificato ufficialmente la nascita della corrente rampelliana. La posta in palio è la federazione romana del partito, che da sola vale un quinto degli iscritti nazionali.

Non è accaduto. Formalmente tutto si è risolto ieri mattina, quando il coordinatore regionale, Paolo Trancassini si è appellato ai due contendenti ottenendo che Massimo Milani (sostenuto, appunto, da Fabio Rampelli) cedesse il passo a Marco Perissa, l’ex presidente della giovanile postfascista appoggiato oltre che dalla leader da Arianna Meloni e Francesco Lollobrigida, presenti in sala. Milani era stato fatto fuori qualche mese fa, per via di un cavillo regolamentare (i rampelliani sono stati accusati di utilizzare una mailing list di partito per veicolare appuntamenti d’area). C ‘è voluto poco per capire cosa ha ottenuto in cambio del passo indietro e salvaguardando l’immagine monolitica di FdI. La svolta c’è stata quando il responsabile nazionale organizzazione Giovanni Donzelli ha annunciato che Milani affiancherà Luca Sbardella e Augusta Montaruli tra i suoi vice. In questo modo, gli uomini del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (unico tra i blasonati a non aver avuto un incarico di governo o nelle alte sfere istituzionali) possono rivendicare apertamente di «tornare a via della Scrofa dalla porta principale».

La mediazione è frutto dell’incontro tra Arianna Meloni e i due «gabbiani» Andrea De Priamo e Marco Scurria. «Siamo soddisfatti – assicura dal canto suo la sorella della premier – è stato un bel segnale di senso di responsabilità. È prevalsa la linea unitaria». Ma i rampelliani dicono che questo era il loro obiettivo: rivendicare piena legittimità dentro il partito. Il presidente della commissione cultura della Camera Federico Mollicone scomoda addirittura Nietsche e Tolkien per parlare della spartizione dei posti: «Questo accordo lo abbiamo voluto cercato e costruito saltando i lenti e dubbiosi. Per dimostrare a tutti. A noi stessi che il legame comunitario se vero prevale sul legame politico». Ispirato dal ritrovato clima ecumenico, il ministro Lollobrigida si è lanciato in un contorto giro di parole per parlare del regime fascista. «Mussolini e il fascismo non possono avere un valore se non quello storico di aver governato l’Italia per un periodo – ha detto ai cronisti – Credo che questi fenomeni vadano storicizzati, che ci siano delle degenerazioni come l’aver disatteso a un principio nel quale io oggi credo fermamente che è il principio democratico».

Il congresso va avanti e non è detto che non riservi qualche piccola sorpresa prima della chiusura delle urne prevista per questa sera alle 20. Ci son da votare i 13 membri della segreteria che andranno ad affiancarsi ai sette cooptati da Perissa. Dei 21 candidati, 9 sono rampelliani: il loro risultato misurerà quanto il dirigente di Colle Oppio pesa nel partito. Tra le sfide, di cui si è parlato a lungo, anche quella per la conquista del Campidoglio. A Roma si vota tra due anni e questa volta Meloni non può permettersi di sbagliare il candidato.