Nella musica di Franco Battiato c’è qualcosa di incomparabile. Un’eccedenza stilistica che ha trovato un suo compimento con il filosofo Manlio Sgalambro. Connubio di due menti che hanno sperimentato la misura di ciò che è smisurato e ignoto. Il loro connubio artistico è segnato dal passaggio da un incontro avvenuto casualmente a un’intenzionalità condivisa e scelta. Lo sguardo privo di inganni del filosofo e la voce piena di silenzi del musicista hanno aperto la strada a una ricerca che è stata innanzitutto tessitura di nuovi fili attraverso cui ricucire gli strappi tra le linee orizzontali e verticali della vita, tra lo spirito e la materia, tra il finito e l’infinito. La condizione umana è una condizione musicale in cui esperiamo la paradossalità di un tempo atemporale.

UNA CONCEZIONE profondamente terrena e ascetica della vita in cui il senso di ciò che si è fa i conti con la smisuratezza dell’universo. La musica e la filosofia ci portano a riconoscere l’importanza fondamentale del nostro «sentire» in connessione con l’universo. Soltanto chi è capace di un rapporto intimo con sé impara a pensare con la forza della radice poetica della vita. Musica e filosofia ci salvano dalla disperazione e ci mettono al riparo dalla tentazione dell’onnipotenza. Un movimento ritmico che ci fa vivere nella consistenza di più piani: il senso dell’abbandono, la pienezza della nostra ricettività, il passo di questo nostro continuo andare senza ritorno. La musica è il luogo della massima separazione e della più intima vicinanza. Ci insegna a disancorarci da noi stessi, a distaccarci da tutti quei falsi attaccamenti che riducono la nostra presa sul mondo e su noi stessi. Luogo di una trasformazione alchemica dove l’azione diventa passione, dove l’accettazione si fa invettiva e dove l’amore costringe alla disciplina. Un «oceano di silenzio» che è lo sgorgare di una nuova sorgente. Con lo sguardo rivolto verso sud hanno entrambi cercato i punti intangibili e invalicabili del nostro essere alla ricerca di un vuoto che ci colma e che ci rinvia a noi stessi, di contro a questo tempo che riempie tutto per farci sprofondare in «un vuoto di senso» e in un «senso di vuoto».

RITROVARE una mistica unità distrutta dalla velocità di un’economia che fagocita tutto. La musica del pensiero ci risveglia dalle allucinazioni collettive che riducono la nostra capacità di ascolto e di attenzione. La musica ci insegna anche un’altra cosa: ad ascoltarci e ad ascoltare. Dono prezioso di chi si prende «cura» e alleggerisce la complessità della vita e la durezza del mondo. Dalla ricerca di una radice comune del sapere sono arrivati a esplorare sonorità e modi di dire e pensare presenti a Oriente come a Occidente. Sono riusciti a creare un pensiero musicale cosciente che sfugge l’inganno della superficialità di un mondo che sempre meno riusciamo a comprendere. È nata così la voce, insieme doppia e unica, di un incontro che li ha consegnati a una verità innegabile. Se la meraviglia non abita più questo tempo, la forza della loro creazione sembra dirci il contrario. Certo, hanno rappresentato una vera e propria eccezione in questi tempi che dissolvono e celano la realtà del disastro prodotto. Battiato e Sgalambro hanno saputo vivere la generosità dell’arte che ricompone il tutto misterioso della condizione umana attraverso la musica del pensiero. E ci hanno insegnato a far parte di un volo come quello degli uccelli nello spazio tra le nuvole.