Tutti vincitori? La favola bella ha permesso al Ps al governo di consolarsi un po’, per aver sventato una sconfitta brutale e aver limitato l’astensione, al 49,8%, una partecipazione in aumento di 7 punti rispetto alle ultime cantonali parziali del 2011.

A Nicolas Sarkozy di rivendicare la «grande vittoria» che anticiperebbe quella, ben più importante, delle presidenziali del 2017. Al Fronte nazionale di affermare un radicamento ormai abbastanza omogeneo in tutto il paese, anche se la formazione di estrema destra non è diventata «il primo partito» di Francia. Al Pcf (con il Front de Gauche) di affermare che i «bastioni» (ormai ridotti a due) «tengono». Ai Verdi, che a livello nazionale sono appena sopra il 2%, di dire che, dove erano presenti – in 950 cantoni su 2054 – sono al 10%. Ma dietro il voto locale per i dipartimenti, che per la prima volta ha avuto luogo dappertutto lo stesso giorno (escluse Parigi e Lione, oltre alla Martinica e alla Guyana), si profila una realtà molto più oscura: la Francia svolta a destra e il paese si presenta in prospettiva ingovernabile, diviso in tre fazioni, che si presentano come alternative una all’altra, senza nessuna possibilità di lavorare assieme, 36% circa alla destra, un livello equivalente per la sinistra tutta assieme (anche se si presenta divisa) e 25% per l’estrema destra.

Sarkozy canta vittoria, l’unione Ump-Udi (destra- centro destra) è arrivata in testa, con il 29%. L’ex presidente, che aveva fatto un ritorno in politica difficile, ha vinto il braccio di ferro con Marine Le Pen, impedendo al Fronte nazionale di essere «il primo partito» di Francia.

Il ballottaggio di domenica prossima amplificherà questo buon risultato: la destra potrebbe conquistare la metà della sessantina di presidenze finora in mano alla sinistra. Ma l’Ump è già in difficoltà sulla strategia, Sarkozy ha confermato il «né né» come indicazione di voto, né fronte repubblicano né voto per il Fn, in caso di ballottaggio tra i due rivali. L’Udi, al contrario, ha invitato gli elettori di centro a «sbarrare la strada» all’estrema destra.

Il Ps è stato eliminato già al primo turno in 506 cantoni e al ballottaggio di domenica potrebbe perderne tra i 20 e i 30 sui 61 che governava finora. Ha ottenuto il 21%, già meglio del crollo delle europee, quando era al 14%.

Per il primo ministro Manuel Valls, che era sceso in campo personalmente «nazionalizzando» lo scrutinio, il risultato è «onorevole». Abbiamo «fatto meglio che resistere», ha commentato il segretario del Ps, Jean-Christophe Cambadelis, che ha aggiunto come avvertimento: «dappertutto dove la sinistra si è presentata divisa è in difficoltà o eliminata». Per il ballottaggio – e per il governo – ci vogliono quindi delle alleanze. I Verdi sono già in prima fila per tornare al governo, ma i risultato molto mediocre dà loro poco potere di negoziato, anche indeboliti da una strategia di alleanze a geometria variabile (si sono presentati o soli, o in alleanza con il Ps oppure con il Front de Gauche). Valls, inoltre, non ha nessuna intenzione di cambiare politica economica. Nell’entourage del primo ministro, l’analisi è che si è verificata una secca sconfitta «degli ecologisti e del Front de Gauche, c’è stato il fallimento di un cosiddetto effetto Syriza», perché «abbiamo cambiato epoca, ormai, c’è un partito populista, nazionalista e xenofobo ben insediato e di fronte a questo pericolo i dibattiti a sinistra diventano secondari». Nell’ex banlieue rossa, la destra avanza. Il Pcf resiste nei due ultimi bastioni, il Val de Marne e l’Allier, ma a livello nazionale il Front de Gauche è fermo al 7%.

Il Fronte nazionale è il vero vincitore del primo turno. Per la prima volta, l’estrema destra ha presentato candidati in quasi tutti i cantoni (93%), è arrivato in testa in 327 e in una quarantina di dipartimenti. Dove ci sono dei sindaci Fn dalle ultime municipali il voto è stato un successo, con vittorie già al primo turno in quattro cantoni (Var, Vaucluse – il cantone di Avignone – Haute Marne e Aisne). Il Fn è al ballottaggio nella metà dei cantoni. «Questo prova che quando siamo insediati, funziona», ha commentato Marine Le Pen. Nel cantone di Orange, addirittura, ci sarà un ballottaggio Fn-estrema destra (dei dissidenti legati all’ex sindaco frontista). In Piccardia, regione povera, il Fn arriva in testa nei tre cantoni locali. La progressione è notevole però anche in terre, come l’ovest cattolico, dove l’estrema destra ha sempre avuto maggiori difficoltà a radicarsi. Per Marine Le Pen, “il risultato delle europee era stato un trionfo e adesso lo abbiamo superato, il Fronte nazionale in grado di fare un buon risultato alle elezioni nazionali e in difficoltà a quelle locali è ormai un fatto del passato”.