Un assessore grillino al Campidoglio? Beppe Grillo dice di no e sconfessa i quattro consiglieri capitolini del M5S che lunedì sera avevano accettato di valutare la proposta avanzata dal sindaco Ignazio Marino, ma dalla rete – consultata per prendere la decisione – ieri è invece arrivato il via libera che sconfessa il leader: sì alla possibilità di far entrare nella nuova giunta della Capitale anche una donna indicata dal movimento, che potrebbe essere il nuovo assessore alla Sicurezza. Una strappo, quello deciso dal Movimento romano, che però alla fine risulta inutile. Dopo averla invocata, il M5S in Campidoglio decide infatti di ignare la volontà della rete: «Non ci sarà nessun nome per Marino, è finita così», spiega a tarda sera Daniele Frongia, uno dei consiglieri. «Marino ci ha fatto una richiesta e noi abbiamo risposto».
Una retromarcia improvvisa, che si allinea però alle indicazioni date ieri mattina con il solito fervore dal leader, quando dal suo blog ha ricordato come il M5S non stringa alleanze con nessun partito. E dichiarato praticamente nullo il sondaggio avviato in rete da Marcello De Vito, ex candidato sindaco e attuale capogruppo stellato in Campidoglio, per consultare il volere della base. «Il voto chiesto da De Vito on line non ha alcun valore» è stato l’ordine impartito da Grillo e ignorato da De Vito, Enrico Stefàno, Virginia Raggi e Daniele Frongia, i quattro consiglieri, che hanno infatti deciso di ascoltare comunque il parere della rete.
I risultati del sondaggio – tenuti nascosti per ore visto che la consultazione si è chiusa alle 15 di ieri – si sono saputi solo in serata, nel bel mezzo di una riunione fiume tra i quattro consiglieri. Che visto la sorpresa finale, non deve essere stata proprio facile per i protagonisti di quello che per ore è sembrato essere un gesto di disubbidienza al leader.
Del resto i motivi per rispondere positivamente al corteggiamento di Marino c’erano tutti. E il movimento romano, una volta consultato, ha dimostrato di averli capiti bene. Era da domenica infatti che il sindaco faceva capire al M5S di essere intenzionato a coinvolgerlo nella nuova giunta, anche a costo di discussioni con il Pd e Sel (cosa poi puntualmente avvenuta). Marino, poi, ha tutte le carte in regola per il movimento di Grillo: non ha votato il governo delle larghe intese, ha sostenuto l’elezione di Stefano Rodotà al Quirinale e fatto di tutto per tenere a distanza i partiti dalla formazione della giunta. E come se non bastasse non sono pochi i punti in comune tra il suo programma e quello dei grillini, a partire dalla volontà di scegliere i futuri assessori non in base alla tessera di partito (o almeno non solo in base a quella) ma per il loro curriculum.
Un po’ per tutti questi motivi fin da subito da parte dei consiglieri grillini non c’è stata nessuna chiusura, anzi una palese dimostrazione di interesse per le parole del sindaco, che infine si sono concretizzate nell’offerta di un assessorato estremamente delicato e importante come quello alla Sicurezza. «Coerentemente con il Non Statuto, il MoVimento non intende in alcun modo stringere alleanze o fare accordi: quello che ci è stato richiesto è invece di attivare una procedura di selezione molto rapida ma basata sul cv e sul merito. Non necessariamente una persona iscritta al MoVimento», ha spiegato De Vito in un video con cui ha chiesto ai grillini romani di far sentire la propria voce. Una richiesta che è rimasta invariata anche dopo il divieto imposto da Grillo alla consultazione e mentre piovevano le critiche dei parlamentari più fedeli al leader, tutti concordi nel ricordare come il M5S non faccia alleanze con nessuno.
Bisognerà vedere adesso se quanto accaduto, l’improvvisa marcia indietro del M5S e la decisione di ignorare la volontà della base per allinearsi a quella di Grillo, avrà conseguenze e di che tipo. Già ieri sera più di un militante si diceva infatti sconcertato per quanto accaduto. «Questa ormai è solo una farsa», era il commento più diffuso.