Dopo settimane di gestazione e totale caos sui numeri e sui provvedimenti, ieri finalmente il governo Draghi ha emanato il suo ultimo decreto: l’Aiuti ter.

Un provvedimento di aiuti, il terzo, per 14 miliardi per imprese e famiglie. Pieno di bonus – dunque elargizioni uguali a prescindere dal redditto, sebbene sia sempre previsto un tetto di reddito o Isee per accedervi – e senza il famoso «tetto al prezzo del gas» tante volte evocato. Se arriva finalmente la promessa sanzione contro le imprese che delocalizzano, promessa ai sindacati al tavolo di crisi Wartsila – l’azienda finlandese che chiude a Trieste per riaprire a Helsinlki – manca invece l’altra promessa copertura per la cassa integrazione straordinaria per i (tanti ) lavoratori delle imprese che chiuderanno (si spera temporaneamente) a causa del caro bollette.

LA PRINCIPALE NOVITÀ riguarda l’ennesimo bonus: 150 euro una tantum per aiutare i cittadini a sopportare i costi delle bollette impazzite. Andrà – direttamente in busta paga – ai lavoratori dipendenti che a novembre hanno avuto una retribuzione non superiore a 1.538 euro, e ai pensionati e lavoratori autonomi con redditi inferiori a 20mila euro lordi annui. Secondo il governo, il contributo sociale interesserà una platea di 22 milioni di persone, inclusi gli incapienti. L’Inps erogherà il contributo anche ai lavoratori stagionali, a tempo determinato e intermittenti che, nel 2021, abbiano svolto la prestazione per almeno 50 giornate. E anche i percettori del Reddito di cittadinanza lo riceveranno.

ARRIVANO POI NUOVI stanziamenti per il bonus trasporti, il contributo da 60 euro per l’acquisto di abbonamenti ai trasporti pubblici. In particolare, il Fondo, nato con il primo decreto Aiuti e criticato dalle aziende perché tarato malamente, è incrementato di 10 milioni di euro per l’anno 2022. Il voucher, riconosciuto alle persone con reddito annuo inferiore a 35mila euro, potrà essere richiesto fino a dicembre. Secondo i dati del ministero del Lavoro, finora i bonus emessi sono stati circa 730 mila.

CORPOSO IL CAPITOLO “BOLLETTE”. Anche le piccole imprese avranno accesso al credito d’imposta: fino al 30 settembre è confermato l’attuale meccanismo, (25% per le imprese energivore e al 15% per le altre imprese con consumo maggiore di 16,5 Mw). Per i mesi di ottobre e novembre è previsto un rafforzamento, con soglia del 25% per le imprese energivore e al 40% per tutte le imprese che consumano gas. Ci saranno anche garanzie statali sui prestiti alle imprese in crisi di liquidità.

QUANTO ALLA NORMA antidelocazzioni promessa dall’inedito duo Orlando-Giorgetti dopo i litigi dello scorso anno quanto la Lega bloccò il provvedimento per Gkn, passa la norma contro le aziende che vanno via da un giorno all’altro per trasferirsi dove conviene di più, senza tutelare i lavoratori. Il datore di lavoro che vuole delocalizzare o chiudere la sua attività, che non è in crisi, ha 90 giorni (e non più 30) per presentare un piano per limitare le ricadute occupazionali ed economiche. E il contributo che è tenuto a pagare «in caso di mancata sottoscrizione del piano da parte delle organizzazioni sindacali» è «innalzato del 500%». Sarà inoltre revocato ogni beneficio statale ricevuto in caso di delocalizzazione che preveda il 40% di licenziamenti dei dipendenti.
Difficile però che la norma faccia cambiare idea a Wartsila .

Viene confermata la riduzione delle accise su gasolio, benzina, Gpl e gas per autotrazione fino a tutto novembre, da rendere operativa con un prossimo decreto ministeriale.

Novità positive sulle rinnovabili. Il governo autorizza la realizzazione di sei impianti eolici: 4 in Puglia, 1 in Sardegna e 1 in Basilicata.

Esaminati anche i primi decreti attuativi della legge sulla Concorrenza, approvata il 4 agosto. Oltre alla riforma dei servizi pubblici locali, c’è il decreto legislativo con le regole per la mappatura delle concessioni pubbliche, compresi i balneari, passato con il voto contrario dei ministri della Lega.