Un Topolino diverso già dal nome, quello delle storie Disney “stile Asterix” appena uscito in libreria. Ma per citare Silvio Camboni, artista Disney che inaugura la collana con il suo Mickey e l’oceano perduto (Panini Comics, 72 pp., € 14,90), Topolino può essere tutto. Così, non sorprende che in quest’albo gigante sontuoso quanto un film animato il sorcio faccia “altro” rispetto al solito. «È una scelta che esplicita la versatilità di questi straordinari personaggi», racconta il disegnatore cagliaritano classe ’67. «Si tratta di una storia in cui i character Disney escono dalla loro quotidianità e, come attori, interpretano ruoli più strettamente legati alla trama e all’intreccio narrativo piuttosto che ai cliché caratteriali che spesso ne mortificano le potenzialità».

IN OMAGGIO alla tradizione del fumetto transalpino, la trama orchestrata dallo storico sodale Dennis-Pierre Filippi è un’odissea avventurosa che pesca nell’immaginario della fantascienza steampunk, con Mickey, Pippo, Minnie e Gambadilegno impegnati a rimettere a posto i sette mari, volati in cielo per un bislacco esperimento scientifico. «Con Denis-Pierre siamo una coppia collaudata e questo è un vantaggio perché ci permette di lavorare sulle finezze», spiega Camboni. «Una volta che l’ho avvicinato allo stile Disney, ha capito l’approccio “rispettoso” da tenere, poi ha scritto una storia perfetta per quello che entrambi avevamo in mente e che io avevo voglia di disegnare».
Come da tradizione, i disegni delle 56 tavole del volume sono pura fantasmagoria, una ennesima preziosa eredità del lavoro svolto alla fine degli Anni ’80 dalla leggendaria Accademia Disney di Milano, che Camboni ricorda ancora con orgoglio. «Non credo che si possa descrivere il fermento e la passione di quegli anni, la fortuna di lavorare con un maestro come G.B. Carpi, lo scambio fra tutti noi ragazzi che iniziavamo a fare la professione imparandone man mano i segreti». Ma lì sono nati Maestri odierni come Ziche, Lavoradori, Celoni, Sciarrone, autori capaci di innovare trame e disegni traghettando i fumetti Disney nel nuovo millennio. «Condividevamo tutte le esperienze, ci frequentavamo per lavoro e nel tempo libero. L’ambizione era esprimere al meglio la passione che ci ardeva dentro, trovare la nostra strada in un mondo che non era e non è per niente facile».

MISSIONE COMPIUTA. Nel caso di Camboni, anche attraverso l’adozione di uno stile visionario frutto dei suoi studi da architetto e di una mente febbrile e curiosa: «trasporre su carta quello che hai assorbito nel corso degli anni è uno dei lati più difficili ed entusiasmanti del mestiere del narratore. Nel lavoro mi piace uscire dalla mia comfort zone, mettermi alla prova, andare oltre i limiti professionali e personali». Sempre con un occhio al lavoro di squadra, che in L’oceano perduto e nel prossimo Mickey e la terra degli antichi si disvela nel respiro delle tavole. «Abbiamo avuto la fortuna di trovare coloristi fantastici come Gaspard Yvan e Samuel Spano, che si sono calati perfettamente nel progetto aggiungendo il loro tocco personale», spiega Camboni. «Io ho partecipato “dirigendo” il lavoro verso quello che avevo in mente».

IL RISULTATO è un albo che prelude ad altre imprese, non ultimo il ritorno al “Topolino” settimanale su sceneggiatura del decano Francesco Artibani. «La gestazione è lunga, per gli impegni miei e di Francesco, ma ci arriveremo. Amo molto “Topolino”, di cui con il cuore ho continuato a considerarmi un collaboratore anche da lontano durante gli anni di lavoro con la Francia».