Australia, previsti nuovi picchi di calore. Evacuato il sud-ovest

Non migliorano le condizioni in Australia, anzi: secondo le autorità sono previsti nuovi picchi di calore capaci di favorire l’estensione degli incendi; anche per questo ieri è stata ordinata l’evacuazione di turisti e residenti sulla costa sud-orientale.

Gladys Berejiklian, premier del Nuovo Galles del Sud, ha dichiarato uno stato di emergenza di sette giorni che dovrebbe permettere evacuazioni forzate a partire da oggi.

Dall’inizio della stagione degli incendi a settembre, questa è la terza volta che uno stato di emergenza è stato dichiarato in questo stato, il più popoloso dell’Australia. «Non prendiamo alla leggera questo tipo di decisioni, ma vogliamo assicurarci che vengano prese tutte le misure necessarie per preparare quello che potrebbe essere un sabato orribile», ha aggiunto.

Si è trattato però di operazioni complicate: decine di migliaia di persone sono rimaste bloccate per ore nel traffico mentre tentavano di fuggire dalle aree devastate dagli incendi boschivi della costa sud-orientale.

Agli abitanti di Batlow, ha riportato il Guardian, è stato consigliato di partire a causa del previsto pericolo di incendio nel parco nazionale di Kosciuszko. L’intero parco è stato evacuato e le autorità hanno avvertito che le condizioni erano così gravi da non poter difendere dalle fiamme le città circostanti.

Indonesia, 29 morti per gli allagamenti

Aumentano le vittime a seguito delle violente alluvioni che hanno colpito la capitale indonesiana Giacarta alla vigilia di Capodanno.

Secondo l’Agenzia indonesiana per la mitigazione dei disastri il numero dei morti potrebbe aumentare, a causa delle piogge torrenziali che continuano a flagellare la regione, e che hanno allagato anche diverse aree della capitale. In migliaia hanno abbandonato le abitazioni, trovando rifugio in centri di accoglienza temporanei. L’area interessata dagli allagamenti ospita oltre 30 milioni di persone.

Messico, l’Ezln all’attacco di Amlo

Nel 26.mo anniversario della sua dirompente apparizione politica, l’Esercito zapatista di liberazione nazionale ha lanciato un duro attacco al governo di Andrés Manuel López Obrador, in nome dei popoli indigeni e della «Madre Terra», per la quale, ha assicurato, lotterà «fino alla morte, se necessario».

A motivare l’attacco, contenuto nel messaggio letto dal subcomandante Moisés, sono le grandi opere di infrastruttura perseguite da Amlo in perfetta continuità con la strategia neoliberista di controllo territoriale seguita dai governi precedenti. Opere dietro cui, affermano gli zapatisti, «si nasconde la morte»: dal Tren Maya, chiamato a collegare le principali aree turistiche del Sudest messicano, al Corridoio transistmico, un’ambiziosa infrastruttura ferroviaria che dovrebbe mettere in collegamento il Pacifico e l’Atlantico, fino all’autostrada Pijijiapan-Palenque.

Tutti progetti con cui «la bestia capitalista divora in un sol boccone paesi interi, montagne e valli, fiumi e laghi», avanzando con la menzogna e l’inganno, come nel caso della consultazione-truffa sul Tren maya (terminata con il 92% dei sì a favore del progetto), criticata anche dall’Onu. Da qui l’invito alla base e a tutte le reti di resistenza a mobilitarsi «ciascuno in base alla sua geografia, al suo calendario e alle sue modalità».