Sostenere la ricerca in tempi di Covid-19 non significa soltanto finanziare i laboratori di virologi e farmacologi. Per il governo tedesco vuol dire anche investire nel campo delle scienze umane e sociali, in particolare nell’indagine sulle cause e sulle forme di espressione e diffusione dell’antisemitismo. Ieri la ministra della ricerca, Anja Karliczek, ha annunciato di avere messo a disposizione 12 milioni di euro per nuovi progetti interdisciplinari che attraversino diversi campi, dalla storia alla sociologia, dalla filosofia all’analisi dei media, dalla letteratura alla teologia.

IL NESSO fra la pandemia e l’antisemitismo non è arbitrario o forzato. Nel passato, ogni contagio di massa ha portato con sé la nascita di teorie cospirazioniste e la conseguente caccia agli «avvelenatori dei pozzi», ruolo tipicamente assegnato dalla cristianità europea agli ebrei. Anche in queste settimane sul banco degli imputati di alcune ricostruzioni complottistiche hanno fatto capolino, immancabilmente, il filantropo George Soros e il governo di Israele. Ma anche se così non fosse stato, basterebbero le altre varianti della ricerca del colpevole – gli scienziati cinesi, l’esercito americano – a indicare che nelle nostre società la diffusione delle teorie cospirazioniste rimane un problema aperto. E non c’è malattia ideologica che si nutra di complottismo, come vera e propria matrice di «pensiero», più dell’odio anti-ebraico. Modello, se così si può dire, dell’ostilità verso tutti gli altri «diversi»: stranieri, musulmani, persone lgbt.

LA GERMANIA è tornata negli ultimi anni a interrogarsi profondamente sulla persistenza dell’antisemitismo, nonostante decenni di elaborazione critica del proprio passato nazista. L’ascesa della destra di Alternative für Deutschland è ormai ben più di un campanello di allarme, così come gli episodi di aggressione violenta verso obiettivi ebraici non sono più casi isolati. Lo scorso ottobre si registrò il clamoroso attacco alla sinagoga di Halle, che costò la vita a due persone, che si trovavano davanti al luogo di culto. «Le vittime non erano ebree – ha ricordato ieri il commissario del governo alla lotta contro l’antisemitismo Felix Klein – e questo dimostra che l’odio anti-ebraico è pericoloso per l’intera società: non si deve commettere l’errore di pensare che lo sia solo per una piccola minoranza».