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Aida Ribero colpisce attraverso la parola scritta, così come faceva di persona, per la vivace intelligenza, la lucidità di pensiero, la lungimiranza e l’incredibile modernità. Si è spenta a Torino all’età di 82 anni senza smettere mai di impegnarsi a favore delle donne.
Inizia lontano la storia di Aida, da quel paese chiuso tra le Valli Grana e Maira (la famiglia era originaria di Caraglio) da cui presto prenderà il volo, grazie agli studi e all’impegno politico. Nei primi anni aderisce all’Udi e al Pci (partito che lascerà dopo i fatti d’Ungheria), partecipando alle lotte per i diritti civili e realizzando quindi la sua autentica vocazione attraverso l’emancipazione, ma soprattutto la liberazione della donna.

UN VULCANO DI IDEE, un’indomita pensatrice e una donna estremamente generosa, capace di donare e condividere saperi e cose, soprattutto con le giovani perché – come scriveva – «temo la smemoratezza e voglio che le mie figlie e le loro amiche sappiano perché e per chi sono così diverse dalle loro madri». Docente, giornalista, saggista (ha collaborato con La Stampa, La Repubblica, Noi Donne), si è impegnata nella divulgazione dell’opera del compagno, filosofo e partigiano, Pietro Chiodi.

Ma soprattutto Aida ha fatto parte dei primi gruppi di autocoscienza ispirati al pensiero di Rivolta Femminile e proprio dalla collaborazione con quelle donne è nata nel 1995 una delle esperienze che più l’aveva coinvolta: il Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile di cui è stata presidente per otto anni e quindi anima ispiratrice di fini e di metodi.

Qui ha dato vita a tanti incontri, laboratori, convegni, programmi, quali la collana Donne del Piemonte (Seb27) o il progetto Nati da donna. La mia genealogia femminile. È stata parte attiva nel Coordinamento Giornaliste del Piemonte, nella Casa delle Donne di Torino e quindi nel Gruppo di studio del Concorso Lingua Madre ed ha concorso a fondare il Coordinamento contro la Violenza e il Telefono Rosa di Torino. «La relazione e l’affidamento sono dati costitutivi del modo di procedere nel mondo delle donne – scriveva – una forza che, per ciò che mi riguarda, mi autorizza a pensare, progettare, realizzare».

A lei si deve la prima preziosa ricostruzione del femminismo degli anni Settanta con il volume Una questione di libertà (1999), un quadro dove le differenti correnti all’interno del movimento trovano spazio e danno luogo a una sintesi inedita. Tra i suoi libri più noti, anche Glossario. Lessico della differenza (2007) che ha rivisitato criticamente termini ricorrenti, dalla «A» di autostima alla «V» di violenza. Altrettanto prezioso, Procreare la vita, filosofare la morte (2011), un viaggio alla ricerca di un nuovo possibile paradigma del materno.

AIDA aveva una qualità unica: promuoveva le donne. Aveva un fiuto speciale per scovare il talento di ciascuna e creare contesti in cui quel talento potesse scaturire dal’opacità dell’inconsapevolezza o dal buio del silenzio. Grazie a questo sono nati tanti volumi collettanei. Tra questi 100 titoli.Guida ragionata al femminismo degli anni Settanta (1998) curato insieme a Ferdinanda Vigliani, o Il simbolico in gioco (2011), curato con Luisa Ricaldone, scritto insieme a Pinuccia Corrias e tante altre, sulla lettura situata di alcuni dei più noti romanzi della letteratura del Novecento.

Profondo e suggestivo insieme di scrittura e immagini sono poi state le mostre Con forza e intelligenza e Dall’uguaglianza alla differenza, così come Il corpo imprigionato sulle costrizioni e le violenze inferte alle donne nelle diverse epoche storiche, culture e paesi.
Questo e molto altro ci ha lasciato in eredità Aida Ribero, un pensiero scintillante per tutte le donne, per «chi vuole fondare il proprio sapere nel terreno di una memoria che ci ha dato una nuova identità».