Ritiro del licenziamento di quattordici giornalisti e rifiuto di accettare la sospensione di altri 17 colleghi, quest’ultima annunciata la notte del 31 dicembre. Non avrebbe potuto esserci Capodanno più amaro per i redattori dell’agenzia di stampa Dire da tempo impegnati in una vertenza che li contrappone alla Com.E, società editrice dell’Agenzia. L’ennesimo colpo di scena c’è stato proprio la sera dell’ultimo dell’anno con una mail inviata dall’amministrazione al Comitato di redazione nella quale si prende atto della decisione di palazzo Chigi di sospendere il pagamento dei contributi pubblici e la stipula di un nuovo contratto per la fornitura di servizi informativi che dovrebbe aggirarsi sui 2 milioni di euro. Una decisione che fa seguito al fermo amministrativo disposto il 5 dicembre scorso dal ministero dell’Istruzione a carico della Com.E srl come conseguenza di una vicenda giudiziaria che investe la precedente proprietà. Da qui la scelta della società editrice di sospendere, a partire da ieri, 17 redattori a tempo indeterminato e senza retribuzione. «Un atto gravissimo e senza precedenti e fondamento giuridico, oltre che assurdo per tempi e modi», denuncia il Cdr in un comunicato. «L’assemblea dei redattori giudica tale provvedimento un atto incomprensibile e anche dannoso per l’intera azienda».

Per questo l’assemblea ha anche deciso che i colleghi sospesi continueranno a presentarsi in redazione e a svolgere il proprio lavoro. «Alla luce di quanto accaduto – prosegue il Cdr – tutto il corpo redazionale dell’agenzia Dire chiede di mantenere alta l’attenzione su ciò che sta accadendo all’Agenzia e alla politica tutta di mettere in atto tutto quanto possa contribuire alla salvaguardia dei livelli occupazionali e della storia dell’Agenzia stessa. Non possono essere i lavoratori della Dire – conclude il comunicato – a pagare gli errori delle proprietà che si sono succedute negli anni».

Intanto dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi circa l’interesse dell’editore Antonio Angelucci ad acquistare l’Agenzia Italia (Agi) anche il comitato di redazione dell’Agenzia di proprietà dell’Eni ha chiesto un incontro urgente all’azienda dicendosi proto alla mobilitazione. «La redazione – spiega il Cdr – è fortemente preoccupata dalla prospettiva di un eventuale cambio di proprietà, oltretutto alla vigilia di un passaggio importante come la trattativa che si prospetta su eventuali pensionamenti anticipati e nuove assunzioni tra i precari di lungo corso». «Negli anni – prosegue il comunicato – l’Eni si è dimostrato editore capace di salvaguardare i livelli occupazionali e di garantire sempre l’autonomia e l’indipendenza dei giornalisti, tutti elementi che sarebbero fortemente a rischio nello scenario prospettato».