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Editoriale

Perché scegliamo la carta, perché dovreste farlo anche voi

La tua rivoluzione quotidiana. Acquistare «il manifesto» in edicola è prima di tutto un atto politico. Le scelte sul sito e i social funzionano bene, ma il giornale è quello che sappiamo fare. A breve inizierà la nuova campagna abbonamenti. Tra digitale e carta scegliete sempre la carta, che ha anche web e app in omaggio. Due letture al costo di una

il nuovo manifesto

Come sapete, il 90% dei nostri ricavi dipende solo da vendite e abbonamenti. Perciò l’ultima parola su questa impresa politica ce l’avete voi, ogni giorno, con le vostre scelte.

Acquistare il manifesto in edicola è prima di tutto un atto politico, in sé e per sé una sfida all’esistente che va avanti da quasi mezzo secolo. Una «rivoluzione quotidiana», diremmo oggi con la campagna per il nuovo giornale.

Tra canoni di affitto e acquisto della testata abbiamo dovuto spendere 1 milione 750mila euro. Soldi che avremmo potuto investire direttamente sul giornale, per puntare sulle nostre qualità e limitare i nostri difetti. Le cose sono andate come sono andate ma l’uscita definitiva dalla liquidazione della vecchia cooperativa (l’ultimo passo però sarà a giugno 2017, con un ultimo bonifico da 300mila euro) è stato un successo editoriale e politico senza precedenti, in Italia e non solo.

Siamo arrivati fin qui solo con le vostre e le nostre forze.

Ora abbiamo bisogno di consolidare questo progetto, di partire «all’attacco», scrivevamo ieri in prima pagina. Perché l’editoria attraversa acque tempestose e anche la sinistra italiana, come noto, non se la passa molto bene. Qui, in questa fase, il manifesto c’è e rilancia. Non è poco.

Le scelte sul digitale degli ultimi anni hanno pagato. Fin dall’inizio abbiamo costruito un sito ottimizzato per la lettura mobile su telefonini e tablet, semplice da gestire per noi e agile per voi, senza banner pubblicitari, con tutti i contenuti cartacei gratuiti e in anteprima dalla mezzanotte. In Italia nessuno lo fa. Ci costa molto in termini di vendite in edicola. Ma è un modo anche per onorare il contributo pubblico all’editoria e al pluralismo.

Il nostro sito è stato il primo di un quotidiano italiano a introdurre un vero «paywall» come i giornali internazionali. Non ha un audience enorme rispetto agli standard del nostro paese. Di sicuro la registrazione per leggere gratuitamente gli articoli (8 al mese più gli editoriali) è un freno. Ma non così forte: 360mila utenti unici al mese per 1,2 milioni di pagine viste. 705mila sessioni attive di cui il 17% «molto attive», fatte di una vera lettura degli articoli e non di un rapido clic.

Il 12% del nostro traffico web non viene dall’Italia. Non sappiamo dire se è tanto o poco rispetto agli altri giornali perché pochi editori divulgano queste informazioni (da cui invece potremmo tutti imparare qualcosa).

Stiamo sperimentando un’edizione in inglese su ilmanifesto.global per portare il nostro punto di vista a un pubblico internazionale e allargare all’infinito la conversazione con i lettori.

Abbiamo 150mila persone che si sono registrate e possono leggerci gratuitamente, significa che un navigatore su 5 più o meno si registra una volta nella vita per tornare a leggerci. Si fida di noi. Ciascuno degli iscritti al sito può testimoniare che non abbiamo in nessun modo approfittato dei dati che ci avete fornito invadendovi di pubblicità o spam. Per noi siete e resterete la cosa più preziosa.

Su facebook abbiamo superato i 256mila fan (21 per ogni copia diffusa), il 24% di questi è attivo e interagisce sulla pagina, un dato elevato, con 136 interazioni ogni mille fan. Alcuni post hanno superato i 4 milioni di utenti raggiunti. Senza un euro investito in pubblicità o promozione e senza un social media manager dedicato.

Segno che l’attenzione per quello che facciamo c’è e a volte supera ogni aspettativa.

Come tradurre questo interesse e coinvolgimento in lettori stabili è la sfida di ogni editore del mondo. Ma al nostro arco abbiamo una credibilità e un’autenticità nelle nostre scelte che (speriamo) ci rende diversi da tutti gli altri giornali. Facciamo quello che facciamo perché ci crediamo. Ed è in questo circolo e dialogo costante con i lettori e i sostenitori che ogni volta il manifesto trova la forza e le idee per continuare.

Anche su twitter, un social media meno «fidelizzato» e più aperto, chi ci legge è attivo e curioso: oltre 111mila «seguaci» hanno 24 reazioni in media per ogni tweet, con un tasso di retweet triplo rispetto al benchmark fornito da twitter.

Possiamo fare tutto meglio, molto meglio. Ma oggi il punto è un altro. E riguarda la carta, che nonostante le tante suggestioni di presunti «esperti» è tutt’altro che morta ed è ancora la base del nostro lavoro e della nostra impresa. E tale vogliamo che rimanga per molti anni anche perché dà lavoro a decine di migliaia di persone in tutta la filiera.

Per questo nel 2016 abbiamo investito molto sul cartaceo, cambiando tipografia (oggi il manifesto è stampato sulle stesse rotative del Corriere della Sera) e fornitura di carta, realizzando decine di inserti speciali, rinnovando tutti i supplementi (Alias e Alias Domenica in testa), producendo anche prodotti editoriali nuovi come in movimento, il mensile dell’outdoor. Cambiando completamente la grafica e lo sfoglio del giornale, come vedete da oggi.

Siamo all’inizio di un percorso che dovrà dare i suoi frutti. Le regole per i contributi diretti all’editoria pongono paletti molto precisi (condivisibili) sulle vendite in edicola.

Dobbiamo migliorare. Dobbiamo crescere. Dobbiamo dare un segnale forte e all’altezza del nostro impegno. Anche se quasi il 60% degli abbonati cartacei legge anche il manifesto sul sito e le app grazie all’abbonamento digitale incluso in omaggio (il 16% lo fa tutti i giorni) non possiamo abbassare la guardia.

La lettura in edicola e gli abbonamenti cartacei sono il nostro pane quotidiano. Adesso più che mai è l’occasione per rinnovare l’abbonamento, per regalarlo a chi non ci conosce, per scommettere sempre di più sulla riuscita di questa impresa.

Tra pochi giorni inizierà la nuova campagna abbonamenti. Ci rivogliamo a chi pensa di leggerci solo in digitale perché magari le poste funzionano male o le edicole non sono più vicine come una volta a casa o all’ufficio. Non lo fate. Tra digitale e carta scegliete sempre la carta, che ha incluso anche il digitale omaggio. Due abbonamenti al prezzo di uno.

Il manifesto resta un’edizione pensata per un giornale, non per un sito o una app. Con la riforma grafica sfogliare le nostre pagine dalla prima all’ultima sarà ancora più facile e piacevole.

Ce la metteremo tutta. Dateci fiducia e scommettete su di noi.

Gli abbonamenti postali o coupon sono comodi e sostengono il manifesto come nessun’altra cosa. Sono il segno del nostro successo o del nostro fallimento.

Manifestatevi, perché la rivoluzione è quotidiana e per tutta la sinistra è arrivato il tempo di passare all’attacco.

  • Armando Pitocco

    Comprerò più carta, ma visto che si chiedono suggerimenti ripropongo un’idea vecchia:
    permettere di regalare carnet piccoli (e quindi più abbordabili) sia solo digitale che cartaceo, per esempio una settimana, o anche 10 giorni entro tot mesi. Così è un invito alla lettura, un regalo non male e non troppo costoso. Al momento la cosa più economica è le monde diplomatique, che non è male da regalare, però è un’altra cosa rispetto al manifesto quotidiano…

  • il compagno Sergio

    Io continuo a comprarvi, preferendo largamente il cartaceo, e aspetto con impazienza domani.

    Detto questo, vorrei che il contenuto fosse sempre all’altezza del contenitore, ma mi capita, troppo spesso di essere deluso: ci sono articoli scritti male; analisi superficiali che nemmeno una matricola universitaria (talvolta, ohibò, presentati come editoriali); mancanza di “linea” politica (che è comunque al meglio, ondivaga), ancora troppo poco spazio per le tematiche ambientali; il supplemento/rubrica cheaps & salsa cappottato, il web, l’informatica e la tecnologia elettronica (con le relative pesanti ripercussioni su produzione e riproduzione) sono affidati a sparuti interventi del bravo Vecchi; le analisi e le riflessioni sulla crisi profonda del sindacato, episodiche; una gerarchia delle notizie alquanto “provinciale” (i titoloni sui mal di pancia o gli pseudodibattiti del PD fanno sorridere amaro: è carta e spazio sprecato), segno che non si prende altezza nella selezione; il settore internazionale (malgrado Pieranni, Merlo, Celada e Acconcia) langue e si parla poco di Europa (della sua sclerotizzazione liberista, della sua involuzione oligarchica), come anche della questione femminile (troppo dipendente dei fatti di cronaca nera, con gli ormai “automatici” interventi di Bia Sarrasini); e infine, il poco spazio per un “quotidiano comunista” riservato ai temi e ai contributi sulle storie dei comunismi e sulle prospettive di un comunismo del III millennio, del suo percorso di rifondazione (alla luce dei misfatti ma anche dei tanti fatti che hanno marcato la sua storia).

    Vi rispetto e considero il vostro progetto prezioso, perciò continuo a comprarvi e a leggervi, ed ho trasmesso questa passione ai miei figli. Troppo spesso però, leggo altrove ciò che avrei voluto leggere sul manifesto e sul manifesto cose che non sono da manifesto.
    È da 40 anni che vi leggo, non mi perderò certo l’appuntamento di domani.
    Il rinnovamento della grafica e dell’impaginazione, diventate scialbe e grigie, è necessario, ma ancor di più sento la necessità che a questo si accompagni un vero nuovo manifesto all’altezza di quello di Pintor, Parlato, Rossanda, Gagliardi, Dominijanni, Menapace e K.S. Karol ma anche di Sullo, Medici, Tesi, Fotia Portelli e Carlini

    Due altre cose ancora, in questa specie di cahier de doléances: liberatevi dall’ossessione del titolo “geniale”, un vero tic quando non traduce correttamente il contenuto dell’articolo (o banalizza in una battutina la lettura di un avvenimento), e poi le vignette di Biani che – lo so, fa l’unanimità e merita il massimo rispetto – ma mi fanno raramente ridere prive come sono di quell’irriverenza popolare del caustico Vauro, che lo rendeva un appuntamento atteso. Insomma le vignette di Biani hanno la freschezza di un surgelato.

    E dopo tutto ciò, mi rivolgo ai lettori per invitarli a comprare il manifesto con costanza, per disintossicarsi il cervello ed aiutarvi a ricostruire un grande giornale che potrà a quel punto contribuire all’unificazione di quella sinistra che è alla ricerca di nuove strade per scrivere nuove pagine di storia (a meno che non abbiate rinunciato a tutto ciò, senza farcelo sapere con du’ righi scritti).

    coraggio, compagni del manifesto “quotidiano comunista”, siamo con voi.
    Vi aspetto in edicola e nelle pagine del nuovo giornale.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Grazie Armando, si possono regalare abbonamenti mensili (che hanno anche il digitale omaggio), 30 euro per un mese via posta e 35 euro via coupon in edicola. http://ilmanifesto.info/tariffe-abbonamento/

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Grazie compagno Sergio per i consigli. Molti sono condivisibili (no però: il titolo non è un tic o una battutina). Sui contenuti (e la forma) noi ce la mettiamo tutta. Ogni giorno. Non basta. Ma molte di queste difficoltà (vere) si leggevano anche sul manifesto degli anni ’80, 2000 o del ’73…

  • Menevado Subito

    Su Biani sono perfettamente d’accordo.
    Benedetto Vecchi invece secondo me spesso pecca di superficialità e palinfraschismo.

  • Menevado Subito

    Non capisco l’ossessione per la carta, e sono contento di farne a meno. Il sito invece, e l’app android, funzionano benissimo, complimenti. Sono contento di essere abbonato (e se vi serve una mano con wordpress, html o css, io sono disoccupato 😉 )

  • laura mezzanotte

    il tuo commento è molto articolato e non entro nel merito. Ma sui titoli devo dissentire. Non sono un vezzo estetico: distillano la notizia del giorno in un modo che non riesce a nessun altro giornale. Non potrei mai farne a meno.
    P.s. in un bloggino politico fatto tra amici, giocavamo tempo fa a “indovina-il-titolo-del-manifesto-quiz”. Ci divertivamo un sacco a provare ad anticipare quale sarebbe stato il titolo del giorno dopo. Non ci abbiamo mai azzeccato.

  • Fabio Ciccio Ferri

    Diciamo che la carta funziona anche senza batterie. E senza connessione a internet. Anche sul cocuzzolo di una montagna. O sul marciapiede… 😉 Menevado Subito. Comunque ti capisco. Sto come te… 😉

  • Londra

    Vivo qua e quindi sono abbonato solo al digitale, che leggo ogni giorno, ma sono d’accordo sul sostegno alla carta. Vorrei solo che fosse più facile, o che incentivaste di più i commenti (ovviamente solo digitale); non so perché sono così pochi. C’è un ragione? Anni fa ne vedevo di più. Io sono riuscito a entrare dopo anni che chiedevo come si fa. Vi ho scritto sette lettere chiedendo lumi, ma non avete mai risposto. Sono riuscito a entrare da solo e per caso. Magari è successo ad altri che hanno provato una volta e, non riuscendoci hanno desistito. I commenti sono fondamentali. Il Guardian ne ha migliaia; d’accordo è il Guardian, ma noi dovremmo fare di più di quei tre o quattro e spesso gli zero commenti che vedo ogni giorno.