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Editoriale

La doppia morte di Giulio Regeni

Pensandoci bene, trascorso un certo numero di ore ed esercitata la più rigorosa autodisciplina per non incorrere in eccessi ineleganti, devo concludere che l’esito dell’audizione del Ministro Angelino Alfano presso le Commissioni Esteri di Camera e Senato è stato addirittura rovinoso. A parte le solite e lodevoli eccezioni – in questo caso particolarmente rare – il senso complessivo della discussione ha evidenziato alcuni elementi decisamente imbarazzanti.

E se le principali considerazioni sul merito e sulla sostanza di un dibattito deludente sono state già espresse, rimangono alcune questioni in apparenza di dettaglio che sono persino più rivelatrici. Eccole.

Giulio Regeni, nel corso dell’audizione, ha subìto quel meccanismo che abbiamo chiamato di «doppia morte».

È un dispositivo che è stato applicato, in numerose circostanze, nei confronti di vittime di abusi e violenze da parte di uomini e apparati dello Stato. Chi ne ha patito i danni si è ritrovato oggetto, nel corso dell’inchiesta e del dibattimento, di una vera e propria deformazione della sua identità. Alla morte fisica segue un processo di degradazione della persona, della sua biografia e della sua vicenda umana. Lentamente, la vittima rivelerà comunque una sua colpevolezza (e chi può dirsi totalmente innocente?). È quanto, in ultimo, accade a Giulio Regeni. Da molti degli interventi nel corso della seduta, si ricavava la sensazione quasi palpabile che il ricercatore italiano sia stato – a sua insaputa, per carità – una spia britannica: presumibilmente torturato e ucciso nella stessa Cambridge, in una oscura sentina di quell’Ateneo, al fine di metterlo a tacere. Non esagero (basti ascoltare il resoconto di quel dibattito e i suoi toni). Di conseguenza, se ne dovrebbe dedurre che il regime di Al-Sisi non sarebbe, certo, il più liberale del mondo ma, per «ragioni geo-strategiche» e per realismo politico, le sue responsabilità nell’orribile omicidio di Regeni andrebbero messe in secondo piano rispetto alle più gravi colpe della democrazia inglese. La quale ultima ha mosso e continuerebbe a muovere le fila di una trama spionistico-diplomatica nella quale si è trovato impigliato inavvertitamente «il povero ragazzo». Si badi al linguaggio. Perché, a tal proposito, insistere nel definire «ragazzo» un giovane uomo di 28 anni? E perché «studente», dal momento che aveva la qualifica professionale di ricercatore? Per la verità, in tanti interventi quelle parole così maldestre e le altre cui alludevano (l’ingenuità, la sprovvedutezza, l’inesperienza) rivelavano un sentimento assai diffuso tra i membri di quelle stesse Commissioni ma anche in parte della classe politica e della stessa opinione pubblica: un astio malcelato nei confronti di chi è giovane, intellettualmente preparato, ricco di talento e – ahi lui – grosso modo di sinistra. E, infatti, la figura così limpida e fascinosa di Giulio Regeni suscita, in alcuni segmenti della mentalità comune, un sentimento assai simile a una sorta di sottile invidia. Può sembrare tragicamente grottesco, se solo si pensa al corpo straziato di Regeni. Eppure credo che sia così: lo spirito del tempo porta con sé un rancore e una voglia di rivalsa che rendono insopportabile la limpidezza di quelle figure che si trovano a essere, nell’agonia e nella morte, simbolo intenso di valori forti. Da qui, l’irresistibile pulsione a lordarle, quelle figure, o almeno a ridimensionarle per ridurle alla nostra mediocre misura. Si tratta di meccanismi che degradano l’identità e la reputazione e che richiamano l’odiosa pratica del character assassination. Ancora. Nel corso dell’audizione il deputato Erasmo Palazzotto ha chiesto che le Commissioni Esteri ascoltino i genitori di Regeni e il loro legale, Alessandra Ballerini.

La proposta non è stata finora accolta e temo che non verrà presa in considerazione.

Al di là delle motivazioni formali, la vera ragione è che, da sempre, nei confronti dei familiari si assume un atteggiamento sminuente, se non denigratorio, anche quando si propone come massimamente rispettoso. «La più affettuosa comprensione» e la «la più doverosa solidarietà», ovviamente, verso il loro dolore e, allo stesso tempo, la riduzione delle loro parole alla sola dimensione dell’emotività. Dunque, la voce del cuore come contrapposta alla ragion di stato. Ma questo, oltre a essere meschino, è sommamente sciocco. La politica, l’autentica politica, quella intelligente e razionale, quella lungimirante e capace di una prospettiva strategica, ha sempre tenuto in gran conto la sfera dei sentimenti, delle passioni e delle sofferenze. Le vittime e i familiari delle vittime hanno svolto spesso un ruolo cruciale proprio nel dare profondità e razionalità all’azione pubblica e al ruolo delle istituzioni.

I genitori di Giulio Regeni, da oltre un anno e mezzo, svolgono una funzione essenziale non solo perché esprimono il senso di un dolore incancellabile, ma anche – ecco il punto – perché trasmettono un’idea politica saggia sulle cause dell’omicidio del figlio, sulle circostanze e il contesto che lo hanno prodotto e, infine, sulle scelte da adottare affinché quella morte non cada nell’oblio.
Quindi l’audizione dell’altro ieri, tra i molti altri significati (pressoché tutti negativi), si è configurata come una ulteriore occasione persa. La tragedia di Giulio Regeni viene in genere considerata come un fatto non politico o pre-politico o, nell’interpretazione più favorevole, umanitario. Mentre, all’opposto, può ritenersi che le questioni sollevate da questa vicenda – non solo da essa, ovviamente – possano costituire il cuore della politica e il suo fondamento materiale e sociale.

  • Gianfranco Menotti

    Ma possibile che a Manconi non susciti un qualche recondito pensiero il fatto che una università inglese invii in Egitto ,un ricercatore italiano a compiere una ricerca ad alto pericolo sociale ? Ricordiamo che le università inglesi sono infestate dalle agenzie di intelligence statali che da li’ attingono per i loro futuri agenti.Ma che i servizi segreti egiziani,dopo avere torturato e ucciso Regeni non ne abbiano fatto sparire il corpo ed invece lo abbiano sbattuto in prima pagina,neanche questo dice nulla ?Ma che tutto il main stream mondiale ,statunitense in testa spingano pervicacemente alla colpevolizzazione certa e assoluta,del governo egiziano,additandolo come mandante, e quindi chiedendo la sua umiliazione,con lo scopo di rompere le relazioni fra Italia e Egitto,non è sospetto? Quando per l’assassinio del fotografo italiano in Ucraina tutto è stato messo a tacere ? E che le compagnie estrattive francesi si siano più volte proposte per sostituire l’ENI nel business dell’estrazione del gas,datosi lo stallo prodotto dall’assassinio Regeni,non sa di sciacallaggio ? E che l’ENI,ecco il vero punto, sotto il controllo statale italiano,che va a interferire con il territorio ,da sempre di competenza delle compagnie private anglo-francesi ?
    Se ci si fanno questi interrogativi si capisce anche che il sistema main stream mondiale e Manconi annesso,con questo affaire danno appoggio alle mire delle compagnie private mondiali, le sette sorelle si sarebbe detto ai tempi di Mattei. E ancora ,”Il Manifesto” che disinforma

  • Federico_79

    Gianfranco, scusami, sei diventato un insopportabile cospirazionista. Scrivi spesso commenti in cui accusi il Manifesto di disinformare volontariamente sui reali moventi di eventi internazionali, manco fosse una filiale della CIA. In questo commento, ad esempio, vendi come evidente la veritá che Regeni sia stato assassinato dagli inglesi che poi accusano gli egiziani. Ma davvero non hai nessun dubbio su questa (assurda) versione?

  • roccosiffredi

    La “doppia morte” di Regeni fa il paio col doppio gioco di quelli, tipo Manconi, che strepitano ad ogni dove (su queste colonne, per esempio) contro il governo da loro stessi sostenuto quando prenda decisioni da loro ritenute sbagliate per poi votargli regolarmente la fiducia. Un comodo atteggiamento per credere di salvarsi la coscienza da una parte e continuare a tenersi stretta la poltrona dall’altra.

  • alex1

    Gianfranco ha ragione. Tutte le osservazioni che l’articolo propone sono condivisibili. “Ragazzo” un uomo di 28 anni che ha lavorato all’estero per l’agenzia di spionaggio “Oxford Analytica”? Un “ricercatore” che gira offrendo fortune a presunti “sindacati degli ambulanti”? E per cosa? Proprio non si vuole adombrare nulla su di una Universita’ inglese che lo ha mandato li in una missione quanto meno ambigua, ma che non dice nulla e non collabora? E la colpa sarebbe tutta e sola di Al Sisi, che da questo sciagurato delitto ha solo da perdere? E’ cospirazionismo ragionare sui fatti piuttosto che sull’ideologia?

  • https://ilmanifesto.it il manifesto

    Solo alcune precisazioni basate sui fatti conosciuti (esiste anche un video): Regeni non offrì nessuna “fortuna” a nessun rappresentante sindacale. E’ vero anzi il contrario, gli furono chiesti dei soldi e si rifiutò categoricamente, qualificandosi per quello che era: un ricercatore universitario.
    Secondo. A quanto si sa, non c’era nessuna ambiguità nella presenza di Regeni in Egitto: era lì solo per motivi di ricerca, come è emerso da qualsiasi accertamento giornalistico e giudiziario.
    Terzo e ultimo: Regeni è morto dopo essere stato torturato per giorni da mani barbaramente esperte e fu sequestrato fuori casa nell’anniversario della rivolta di piazza Tahrir. L’università di Cambridge non ha alcun ruolo nelle sue sevizie. Sempre se vogliamo ragionare sui fatti e non su altro.

  • Gianfranco Menotti

    Io ho scritto che gli inglesi lo hanno mandato in Egitto con un compito ad alta pericolosità sociale. Poi ,aggiungo,hanno fatto filtrare l’informazione della presenza di un soggetto sovversivo italiano,ai servizi segreti egiziani,coi quali hanno sicuramente dei canali privilegiati dai tempi del canale di Suez. E il gioco è fatto.Se riesce ,cioè se Egitto e Italia rompono i rapporti,la compagnia statale italiana ENI perde il business e le compagnie private francesi ,che si sono già offerte,prendono il pesce al balzo.Se ENI fosse in mani private il povero Regeni non faceva quella fine.Il business è il business.

  • alex1

    L’universita’ di Cambridge, nella veste della sua professoressa, non lo ha probabilmente mandato solo per fini accademici, (vogliamo veramente credere che studiasse I sindacati degli ambulanti?) tenuto conto dei trascorsi di Regeni nella societa’ di Negroponte, oltre che dei legami della professoressa con la fratellanza musulmana. Infatti si e’ sempre rifiutata di collaborare e di mostrare I dati che il ricercatore inviava. Come mai? Anche questo e’ un fatto. La signora e’ sparita per molti mesi in ermesso sabatico. Il ricercatore aveva a disposizione 10000 Sterline, una vera fortuna se rapportata ai salari in Egitto. Perche’ dare per scontato che non sia finito, cosciente o meno in un giro torbido fatto di servizi segreti, fratellanza musulmana e forse anche delinquenza comune locale? Perche’ voler forzare la colpevolezza in una sola direzione e dire “L’Universita’ inglese non ha alcun ruolo? ” E perche’ allora non rivela tutto quello che sa?

  • Walter Fidel Dos Cava

    Senatore Manconi, volevo testimoniarle la mia personale gratitudine per il suo lavoro parlamentare ed extraparlamentare.
    Grazie.