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Editoriale

Cinque chiarimenti doverosi

il manifesto. La nostra risposta alle critiche strumentali circolate in Rete in questi giorni. Abbiamo accertato che Giulio Regeni aveva proposto un solo articolo, con lo pseudonimo. Avevamo il dovere di pubblicarlo, dopo l’omicidio, per «smontare» verità di comodo

Il Cairo, l'omaggio all'ambasciata italiana per Giulio Regeni

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È venuto il momento che il manifesto, dopo avere indagato anch’esso sulla tragica morte di Giulio Regeni e di fronte a tante, troppe illazioni, per rispetto di Giulio e della sua famiglia e per rispetto anche dei nostri lettori provi a chiarire equivoci, sbagli, ma anche a confermare convinzioni profonde su questo atroce delitto che non esitiamo a definire di Stato.

Perché intorno alle circostanze della morte dolorosa di Giulio Regeni, mentre emergono notizie e verità sconcertanti sulla sua uccisione, rischiano di piovere prese di posizione in aperta contraddizione.

Qualcuno ci accusa di non aver pubblicato subito l’articolo inviatoci co-firmato con uno pseudonimo; altri di essere stati «sciacalli» per averlo pubblicato dopo; qualcun altro di non avere chiarito se era o no un collaboratore; infine di non pagare i collaboratori.

1) Per prima cosa vogliamo subito dire che, dopo attenta valutazione, abbiamo finalmente accertato che Giulio Regeni aveva proposto al manifesto un solo articolo insieme a un altro collaboratore e con lo pseudonimo. Abbiamo equivocato che fossero suoi anche due contributi precedenti perché di eguale contenuto (i sindacati) e con pseudonimo. Cosa che sottolineava ai nostri occhi la cautela se non proprio la preoccupazione di Giulio Regeni.

Di questo equivoco ci scusiamo sia con i lettori che con la famiglia e con l’avvocata Alessandra Ballerini.

2) L’articolo al quale Regeni aveva collaborato era in attesa di pubblicazione, non era stato ancora pubblicato perché accade così nelle redazioni. Un contributo sul sindacato egiziano andava contestualizzato, soprattutto in vista dell’anniversario del 25 gennaio di Piazza Tahrir. Non riuscivamo a metterlo nel modo adeguato e allora Giulio e l’altro collaboratore lo proposero a Nena News dove è stato pubblicato.

Ma, ecco il punto, l’atteggiamento di Giulio che insieme a un altro collaboratore aveva proposto l’articolo non è di chi si mostra irritato per la non pubblicazione, ma positivo, anzi ancora motivato e propositivo. Ci scrivono infatti il 12 gennaio: «Un po’ a malincuore abbiamo deciso di proporre il pezzo ad altre testate online altrimenti invecchierebbe troppo. Restiamo comunque molto volentieri a disposizione per future collaborazioni dall’Egitto. Per noi è un piacere poter pubblicare sul manifesto. Grazie della vostra disponibilità, a presto».

3) Da questo punto di vista, chiariamo la questione del «collaboratore». Giulio Regeni era entrato in contatto con il manifesto, non era un collaboratore come tradizionalmente s’intende. Diverso è il caso di sfruttare il lavoro gratuito, come recita una delle accuse circolate in Rete. Su questo il manifesto può ricordare le tante pagine dedicate all’analisi di come il lavoro gratuito è usato contro gli altri lavoratori (ad esempio qui).

Ma ci sono tanti freelance che scrivono per il manifesto. Per noi sono compagni di viaggio. Li paghiamo poco e spesso in ritardo. Ma li paghiamo. Collaborare con noi vuol dire sensibilità comune sui contenuti, approfondimento di temi condivisi, e poi anche un articolo.

Non a caso Giulio Regeni era entrato in rapporti con noi – a questo teniamo in modo particolare -, visto il nostro lavoro d’indagine e denuncia sulle crisi del Medio Oriente e in particolare sull’Egitto.

renzi al sisi villa madama 24 11 2014foto palazzo chigi

Il presidente Sisi e Matteo Renzi a Roma il 24/11/2014 – foto ufficiale Palazzo Chigi

Si dimentica infatti con grande facilità che siamo stati quasi l’unico giornale a denunciare da subito i crimini del golpe militare dell’estate 2013 del generale Al-Sisi raccontando quel massacro e tutte le malefatte sanguinose che ne sono seguite, da allora fino ad oggi. E la solitudine era terribile l’anno seguente quando denunciammo il presidente del consiglio Matteo Renzi che per primo sdoganava con una visita al Cairo il golpista proclamando che era «l’uomo nuovo emergente in Medio Oriente» e poi ricevendolo e incontrandolo anche a Roma.

4) Perché nelle ore difficili e concitate il giorno dopo l’annuncio del ritrovamento del suo corpo martoriato abbiamo allora deciso di pubblicare l’articolo che Giulio Regeni ci aveva proposto e che non eravamo riusciti a pubblicare?

Dovrebbe essere evidente, l’abbiamo già scritto ma vale la pena ripetere: esattamente perché la tragedia che si era appalesata diceva che quel testo non rappresentava più un semplice buon articolo ma era diventato un documento fondamentale, «il» documento, per capire perché davvero fosse stato sequestrato, torturato e ucciso così barbaramente.

Non ne avevamo diritto? No, avevamo il dovere di farlo.

Abbiamo rifiutato di stare zitti, un giornale non può farlo, tantomeno poteva farlo il manifesto. Solo a dieci giorni dalla scomparsa di Giulio Regeni e a due dalla sua morte comprovata, abbiamo deciso di pubblicare l’articolo-documento.

È elemento di verità inoltre ricordare che i timori e i guai che hanno riguardato l’ambiente degli amici di Giulio sono cominciati non con la pubblicazione dell’articolo, ma per l’assassinio di Giulio Regeni.

5) Un’ultima doverosa considerazione. Crediamo di non avere sbagliato a pubblicarlo perché così facendo difendevamo le ragioni di Giulio Regeni.

E poi, se non avessimo deciso di pubblicarlo non saremmo forse ancora alle prese con una verità comodissima, quella del crimine malavitoso o a sfondo sessuale?

E’ così evidente che le autorità del regime egiziano continuano a far finta di nulla, a trincerarsi dietro «le indagini» e intanto probabilmente preparano proprio quella verità di comodo che il nostro governo a parole dichiara di volere evitare.

Abbiamo pubblicato l’articolo di Giulio (tacendo naturalmente il nome dell’altro collaboratore) perché fossero chiari i motivi politici che avevano indotto a ucciderlo e confutare così il tentativo di attribuire la sua morte a un volgare crimine malavitoso o a sfondo sessuale, tutte piste vergognose su cui le autorità insistono, dando spazio all’oggettività di una indagine che ha invece profondi contenuti politici.

egitto ucciso regeni biani manifesto

  • Francesco

    E’ semplice ed immediata la ricostruzione secondo chi invece pensa che siate solo un branco di sciacalli. Il 9 ed il 12 gennaio 2016 del testo di Regeni non sapevamo che farcene e non avevamo spazio o non riuscivamo a metterlo nel modo adeguato o altre menate varie e glielo abbiamo anche scritto. Il 25, 26, 27 Gennaio a morte conclamata improvvisamente si DEVE o torna utile o è “giusto” farlo perchè noi li paghiamo poco, in ritardo e loro “non si mostrano irritati per la non pubblicazione, ma positivi, anzi ancora motivati e propositivi” e per questo vanno da altri, però li paghiamo. WOW che sinistra!!!! Quotidiano comunista!!! VOI?!?! Di Francesco stia dritto con la schiena, si sentirà meglio, dica la verità, riscopra il piacere della vergogna – Dell’articolo di Regeni non ce n’è fregato mai nulla fino al giorno della sua morte, per due motivi A) Siamo talmente patetici e capracottari che non sappiamo nemmeno quanti e quali articoli ci aveva proposto e B) Dei sindacati dei lavoratori in MO, Pakistan e India pubblichiamo una volta all’anno se ci va bene e quindi figurarsi cosa ce ne fregava a noi di sta roba nel breve termine TUTTAVIA a morte avvenuta e col polverone sollevato da altri giornali e media vari ben più letti e conosciuti del vostro si è reso immediatamente ed immensamente comodo saltare sul carro funebre del vincitore a corpo ancora caldo! – Mi chiamo Grosso Francesco ho 33 anni e vivo a Kiev in Ucraina, ho lavorato e vissuto in Libia per anni e detesto il vostro modo di fare giornalismo, denunciate a volte non sempre e con delle letti deformanti giganti ma non sapete fare altro e la storia di Regeni vi seppellità – Il fatto che ad ogni settimana che passa esca una scusa od una giustificazione in più è la riprova del fatto che i fatti sono molto semplici e che voi avete preferito dire di no ed ignorarlo fino al giorno della morte perchè lì a quel punto era fondamentale non per la verità, il giornalismo, le menate varie di cui vi riempite la bocca ma per il cash che Norma Rangeri non sa come trovare più ed un quasi-collaboratore ignorato ma morto in quel modo non ce lo si poteva far scappare – VERGOGNATEVI!! E SE AVETE LE PALLE PUBBLICATE QUESTO COMMENTO E VEDIAMO COSA NE PENSANO I VOSTRI LETTORI!

  • Federico_79

    Francesco, sono un lettore, e penso che il Manifesto ha doverosamente pubblicato l’ articolo di Regeni dopo il suo assassinio. Una scelta diversa sarebbe stata incomprensibile.

  • Andrea Ricci

    Sono un lettore saltuario del Manifesto e non ho interesse a difenderlo. Ma mi sembra credibile il loro articolo; e acrimonioso il tuo commento; il che rende i loro “chiarimenti” ancora più credibili.

  • Alfredo

    D’accordo con il manifesto…sarebbe stato gravissimo non pubblicare l’articolo del povero Regeni. Leggo questo giornale da alcuni decenni e credo fermamente nella buona fede di chi scrive su queste pagine scomode e controcorrente.

  • Francesco

    Le loro scuse a proposito di vaghi fraintendimenti non bastano. Sanno benissimo che solo a tragedia e risonanza mediatica avvenuta e conclamata hanno pubblicato con il preciso intento di sottolineare l’appartenenza ideologica ed il rapporto di lavoro vero o meno non interessava del defunto al manifesto, l’importante è che Giulio FOSSE UNO DI LORO! Una volta morto non prima. Sanno benissimo che gli specchi su cui si arrampicano e sui quali pretendono di continuare a distrarre i lettori con le inchieste su qualcuno di cui, fino a morte avvenuta non gliene è fregato nulla, rendono totalmente priva di credibilità la loro posizione. La verità è questa, Il Manifesto è stato vergognoso per come ha strumentalizzato e sta strumentalizzando la faccenda, NON RITIRO UNA PAROLA DI DISPREZZO PER IL VOSTRO GIORNALISMO!! UNA! Non potevo rifiutarmi quando vivevo in Italia di pagare le imposte con le quali in quota a parte con tutti gli altri contribuenti mantenevo un simile giornalismo ma ora di certo 2 Euro in abbonamento per farvi belli della morte di qualcuno che da vivo avete SCARICATO, non solo non ve li do, ma spero ed invito altri a non comprare ne leggere più sto giornale. VERGOGNATEVI!!! VI SENTIRETE MEGLIO! – Grosso Francesco – Kiev

  • http://www.fermentigattici.net gattonero

    Al punto 1 dimostrate di essere una redazione che non è in grado di tenere traccia dei propri collaboratori (“Non sappiamo di chi sono gli articoli sotto pseudonimo”).
    Al punto 2 dimostrate l’incapacità di non saper leggere e interpretare i testi (confondere una mail routinaria di mantenimento di buoni rapporti per future potenziali collaborazioni con “AMIAMO MANIFESTO YEEAH” è terribile).
    Al punto 3 dimostrate che sì, i “freelance” (che non sono “collaboratori”, secondo voi, da quel che si capisce) li pagate poco e tardi. Poco. E tardi.
    Al punto 5 dimostrate la vostra malafede, oltre che l’incapacità di scrivere le e maiuscole accentate. È, non E’.

    Sul punto 4 vi concedo il beneficio del dubbio, per tutto il resto provo – ancora una volta – un sentito imbarazzo.

  • FedFranBo

    Vergogna, disprezzo e imbarazzo soltanto per chi trae evidente godimento dall’insulto facile e di una superficialità disarmante.

  • Vittorio Marchi

    quanto astio inutile in tanti commenti qui sotto. Non un punto che sia di sostanza, solo spazzatura. Quanto all’accaduto tuttavia, qualche dubbio rimane. Tutte le ricostruzioni finora proposte sembrano smentite dall’inchiesta italiana. Almeno da quello che risulta leggendo la stampa, ci sarebbero contraddizioni insanabili su orari e fatti per come finora ricostruiti ( certo, visti i corposi interessi italiani in Egitto, è anche lecito pensare che questi siano tentativi di insabbiamento !!). Peraltro, se fosse “semplice omicidio di stato”, e non, per dire, una lotta sporca fra diverse agenzie ( lo stato non è una cosa unitaria, lo dovremmo sapere bene noi italiani con il nostro passato stragista ), è lecito pensare che il suo corpo non si sarebbe più trovato. Per cui ci andrei piano a dire che ci sarebbe un disegno unitario e la regia di Al Sisi dietro tutto ciò, come a tratti sembra che il manifesto intenda ( “abbiamo pubblicato l’articolo di Giulio perché fossero chiari i motivi politici che avevano indotto a ucciderlo” .. boh ? se lo dite voi, che un articoletto così succinto e generico è causa sufficiente, allora è vero !! ). Ecco, questo mi sembra maledettamente poco professionale, e allineato con gli standards non superbi del giornalismo italico ( usare il condizionale, no ? ). Se viceversa si sanno altre cose, è l’ora di dirle, con chiarezza. Che di verità abbiamo bisogno tutti.

  • Pino

    Non so da dove vieni e chi sei (firmati!) ma so che non hai niente a che vedere con la storia quarantennale del Manifesto. Chi ha vissuto la “sopravvivenza pericolosa” del manifesto sa cosa significa pagare poco e tardi(ma pagare!). Per il resto il tuo post si commenta da solo.

  • Pino

    Sono un lettore da 30 anni e penso che il primo a vergognarsi debba essere tu per quello che scrivi. Il fatto “che vivi a Kiev ed hai lavorato in Libia” non ti da nessuna patente o aurea di scriveredelle castronerie senza fondamento. Come vedi è stato pubblicato (con o senza palle!). Forse usare meglio il cervello, anche dall’estero, non sarebbe una cattiva idea.

  • Pino

    Invito non accolto. Italia

  • massimo gaspari

    edito qui riguardo l’assemblea costituente della sinistra italiana che dovrebbe tenersi a roma il 19 20 21 con il fantomatico nome di cosmopolitica.
    in assemblea non mi faranno parlare ed e’ attivo un vaglio preventivo.
    propongono tavoletti tematici su tre giorni tre. c’avran da fare.
    l’intero sistema politico italiano, anarchici compresi, e’ al soldo dell’interventismo americano che e’ un paese di ladri e deficenti messo su da 4 fascisti 4 e sottosviluppati per giunta che manca poco vincono la guerra.
    un mondo intero terrorizzato da un branco di bulli incappucciati che si disferebbero al primo rullo di tamburi.
    il nulla circondato di schiavi senza dignita’ ne pensiero ne speranza.
    un teatro dei venditori di saponette che intenderebbe seriamente sottomettere il mondo.
    a questo punto signor vendola sa che le dico che son sicuro che siete tutti presi li al governo in questi giorni?
    fateveli da voi i contenuti con cui marketizzare per conto dei padroni la sempre piu’ povera gente.
    li ho sentiti i vostri talenti quando non riuscite a intestarvi quanto rubate alle vostre vittime. niente siete. e voi e i tirapiedi di cui vi circondate.
    e’ dal 45 che anche e piu’ gravemente a sinistra va avanti sto teatrino per conto degli strozzini.
    che le cose vadano male e’ la sola realta’.
    e che dio sia piu’ simile al che guevara che a madre teresa la vostra vera condanna.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    grazie alfredo.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    Per noi parlano gli articoli che scriviamo, da anni, in solitudine, sull’Egitto e il Medioriente. La verità sulla morte di Giulio Regeni la cerchiamo e la chiediamo. Come e insieme a molte/i. Tuttavia, in genere, si torturano solo gli oppositori politici. E aver fatto ritrovare il corpo, ci pare, sembra (soprattutto) un avvertimento ai vivi.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    un po’… off topic?

  • il compagno Sergio

    Off topic ? Non più di molti commenti biliosi pubblicati qui sotto, anzi semmai di meno.

  • http://www.fermentigattici.net gattonero

    Come fai a chiedermi di “firmarmi” se io ho un nickname univoco e una faccia, mentre tu sei “Pino dalla testa grigia”?

    Sui post che si commentano da soli: innanzitutto è un commento – benvenuto nel magico mondo dell’Internet, dove ogni cosa ha un nome – in secondo luogo non c’entra nulla né la “storia quarantennale del Manifesto” né la “sopravvivenza pericolosa”, soprattutto se il Manifesto che ne viene fuori è questo Kraken qui.

    E al Manifesto, che mette like ai commenti ma non risponde, consiglio un community manager migliore. Basta assumerli, e pagarli per tempo (e correttamente).

  • Francesco

    Caro Pino senza cognome e luogo di residenza, Castronerie? Quali? – Io sostengo semplicemente che anche Corriere della Sera e Repubblica e tanti altri hanno pubblicato i suoi scritti ma non hanno detto mai che era uno di loro!!! MAI!!! Il Manifesto si è sperticato subito in modo subdolo e patetico a sostenere il “Giulio uno di Noi”!!! Fiumicello una comunità fieramente antifascista!?!?!? Ma se non sapevi neanche dov’era fino a quando Giulio Regeni non è diventato un caso internazionale!!! Il Manifesto solo una volta che la madre ha messo i puntini sulle “i” ha incominciato questa patetica messa in scena dei chiarimenti. LO AMMETTANO E RISCOPRANO IL PIACERE DELLA VERGOGNA – SOLO DA MORTO ERA UTILE COME COLLABORATORE O FREELANCE O QUALUNQUE ALTRO TITOLO! Prima da vivo – Grazie MA NON C’INTERESSA (per il momento)- Grosso Francesco – Kiev – HA SMESSO DI MANTENERE IL MANIFESTO CON LE SUE TASSE

  • Francesco

    Ruffianateveli i 4 poveracci che ancora vi mantengono. Siete disgustosi! Vergognatevi e chiedete scusa!

  • robfero

    Una sola cosa che mi fa dubitare della buona fede. L’articolo andava giustamente pubblicato. Ma per dimostrare che non si voleva speculare andava prima pubblicato sul web. Leggibile da tutti.

  • Pino

    Simpatica questa sottile distinzione tra “post e commento”! Andiamo al sodo. Prima di scrivere le “minchiate” di un presuntesello del “mondo magico di internet”(sic!), un consiglio spassionato, qualche buona lettura su quello che è successo in Italia nell’ultimo mezzo secolo e forse qualche dubbio ti verrà! (se vuoi ti mando nome cognome indirizzo e n. telefono senza nessun nickname!)

  • Pino

    Ma sei stato punto da qualche zanzara tropicale e sei cosi di tuo?

  • Pino

    Cammarata (AG) Italia, Via San Giuseppe n.30

  • Pino

    NONOSTANTE TUTTO CONTINUO A DARE IL MIO PICCOLO CONTRIBUTO A QUESTO PICCOLO GRANDE GIORNALE. (tutto questo astio senza un minimo di raziocinio mi fa pensare ad una frase di P.Caruso “Il primato
    dell’imbecillità viene battuto tutti i giorni.”

  • Libero

    Una brutta figura. Brutta. Perché la vostra buona fede io non voglio né posso misurarla e non si dovrebbe chiedere ai lettori di farlo. Per giorni vi siete difesi dietro la linea dei tre articoli pubblicati, della collaborazione avviata con Regeni nel passato. La scelta di pubblicare l’articolo dopo la morte poteva essere difesa anche altrimenti ma avete insistito rinfacciando agli altri i loro giudizi sommari, le coscienze sporche di chi mai fin lì aveva scritto di Egitto, dittatura e lavoratori fin lì. Tutto vero. Peccato però che voi gli articoli di Regeni non li avete mai pubblicati o presi in considerazione, accusando di malafede chiunque affermasse il contrario. E i critici, che erano veramente in malafede, da corvi che sono ne escono aquile.
    Ci avete trascinato voi in questa questione di fiducia e di affidabilità. Adesso risulterà difficile uscirne dicendo che “dopo attenta valutazione” Regeni aveva proposto un solo articolo al vostro giornale, quello pubblicato il 5 febbraio. Come avete fatto a non capire chi proponeva cosa? In un caso così delicato non avete fatto verifiche più che scrupolose? Sono entrambi scenari sconfortanti. Mi dispiace, da lettore e da collega, perché ho sostenuto la vostra linea fino a ieri sera, trovandola credibile, proprio per quella questione di fiducia che è centrale in questa vicenda.
    Molti concludono dicendo che non vi compreranno più. Io, per il poco che conta, dico il contrario. Continuerò a farlo, perché certe cose le dite e le fate uscire solo voi. E perché so che l’invito a cercare la verità per Giulio è genuino e lo volete come tanti e tante. Ma questa vicenda qualcosa ha cambiato. E la fiducia verso un giornale, soprattutto per chi scrive ancora “comunista” nella testata, non è una cazzata di cui non tenere conto.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    bastasse questo.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    l'”attenta valutazione” nasce anche dal fatto che una parte delle persone coinvolte era ancora in egitto. perciò il tempo di attesa nell’approfondire bene tutto.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    e così abbiamo fatto. il sito è leggibile da chiunque gratuitamente e senza pubblicità. da tre anni.

  • http://www.fermentigattici.net gattonero

    Ci sono fior di professionisti – è un lavoro anche questo, codificato per altro – che sarebbero in grado di non farvi apparire per dei boriosi. Ma son scelte d’immagine, suppongo, visto che non fate nulla per apparire educati, conversazionali, o quanto meno cortesi.