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Editoriale

Al mercato della paura

Vogliono farci vivere con la paura addosso. Vogliono condizionare la nostra vita quotidiana. Vogliono limitare la nostra libertà. Tutti siamo d’accordo su questo aspetto non secondario, anzi direi centrale, degli effetti del terrorismo stragista.

Chi mette bombe allo stadio, chi si fa esplodere in un bar, chi agisce come i cecchini nella sala di un concerto abbattendo ragazze e ragazzi uno dopo l’altro, questo intende dirci: vogliamo farvi vivere nel terrore e siamo capaci di colpirvi dove e quando vogliamo. Capire questo è fondamentale.

Ma il terrore passa, si diffonde e ci invade anche attraverso l’informazione. E di questo «effetto collaterale» sono certamente responsabili i mass-media, per il modo in cui scelgono di interpretare i fatti, i protagonisti, le circostanze, i contesti. Così se un aereo abbattuto dai terroristi scarica duecento vittime sul Sinai, grazie alla minore pressione mediatica, resta appena impresso nella memoria.

Se invece si cerca la bomba allo stadio di Hannover proprio l’allarme diramato dalle televisioni è massimo e tale resta anche sulle prime pagine dei giornali, il giorno dopo quando a venire rappresentato non è quel che è successo ma quel che sarebbe potuto accadere.

La paura, lo sappiamo, è una merce preziosa sul mercato politico. Lo abbiamo imparato, noi italiani, nella lunga stagione del terrorismo, sia quello delle bombe nelle piazze, nelle stazioni, sui treni, sia quello dei brigatisti che uccidevano alla maniera dei killer. Ma se i media sono responsabili delle loro scelte (titolare «Bastardi islamici» è barbarie) dobbiamo anche chiederci se le fonti si comportano in modo responsabile.

Perché ieri il capo del governo francese, Manuel Valls ha annunciato il pericolo di un attacco con armi chimiche? Lo ha fatto in parlamento mentre chiedeva di prolungare e rafforzare lo stato di emergenza, come a voler tacitare qualunque opposizione alla richiesta di indossare l’elmetto tricolore.

Ma si può, per ottenere un consenso politico alle misure eccezionali, alle leggi speciali, al cambiamento della Costituzione, arrivare al punto di buttare sul piatto del consenso l’arma chimica e batteriologica? «C’è il rischio che i terroristi le usino», ha ammonito Valls. «Non dobbiamo escludere niente, lo dico con tutte le precauzioni necessarie». E se non avesse usato le «precauzioni» forse ci avrebbe potuto comunicare «il rischio» di qualche piccola bomba atomica nascosta nella esplosiva banlieue?

Forse non sbaglia il papa quando dice che «questo mondo vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla», né va lontano dal vero quando afferma che «la guerra è la scelta per le ricchezze: facciamo armi così l’economia si bilancia un po’».

Lui parla dal pulpito e dunque pronuncia omelie e lancia anatemi come quel «maledetti, sono maledetti» risuonato durante la messa alla Domus di Santa Marta.

Sta a noi laici reagire, con altrettanta forza, contro chi, mentre dice di combattere i terroristi, li usa per alimentare la guerra e restringere le libertà.

E lo faremo già sabato 21, nelle piazze di Roma, insieme alla Fiom, alle associazioni di base, alle numerose rappresentanze del mondo musulmano.

–> Read the English version of this editorial at il manifesto global

  • Dilario

    Il mercato-strategia della paura è il necessario mezzo per farci accettare non solo le restrizioni democratiche, ma anche per rendere l’attuale farsa della democrazia ridondante, quindi tappeti rossi per dare il benvenuto all’oligarchia dei poteri forti, un tempo chiamata anche dittatura. Anche le religioni fanno leva da sempre sulle paure ingigantite: la morte, le malattie, le carestie, ecc. per fare proseliti da consolare con la vita eterna… Sembra inutile ripetere che la storia insegna, che il pensiero critico è l’unica via al progresso sociale e scientifico, ma bisogna insistere con l’ottimismo della volontà.

  • Gianfranco Menotti

    E’ addirittura banale dire che “la paura” viene alimentata da chi ha interesse a controllare i comportamenti delle masse per fare accettare loro decisioni altrimenti non proponibili. Lo scontro fra religioni viene cavalcato e amplificato,benchè tutti sappiano per vero che gli islamici professano una religione pacifica,che come la cattolica all’interno della propria Bibbia/Corano ha delle affermazioni di un Dio feroce verso gli infedeli.Gli “estremisti islamici” sono aiutati, pagati, iperpubblicizzati per alimentare gli scontri religiosi. E chi trae guadagno? Banale anche questa;l’appello a riarmarsi e aumentare gli stanziamenti bellici viene cogliendo al volo queste occasioni.Juncker ne è la dimostrazione che più lampante non si può.Niente soldi per scopi di risanamento statale ,pensioni, ecc.ecc. mentre i miliardi per armarsi non richiedono nessuna limitazione.Come si fa a non capire subito chi manovra lo scontro ,per quali scopi (scopi? i soldi )I morti ,le distruzioni, i profughi sono tutti funzionali alle decisione della lobby degli armamenti mondiale che ha nel parlamento USA,con tutte le sue diramazioni di intelligence (CIA, STRATFOR, contractors privati ecc,.ecc) il fulcro esecutivo.

  • serendipity

    daccordo con lo scendere in piazza per difendere le libertà da chi da almeno 15 anni le sta restringendo con la scusa del terrorismo (naturalmente non sortendo altro effetto che alimentare lo stesso)…ma anche (o soprattutto) la chiesa ha le sue
    colpe. Checchè ne dica il Papa, aveva gia frenato il dialogo con
    l’Islam prima delle torri gemelle, ma da quindici anni lo ha
    completamente rimosso (vedi Biffi e co…) però che il Papa occupi le tv
    no-stop non da fastidio a nessuno..tanto lui è contro la guerra, anche
    se la sua Chiesa è a favore….ad ogni modo lo strapotere dei media “asserviti” si combatte anche con a conoscenza della comunicazione e delle sue teorie, a scuola questa materia è una cenerentola, salvo poi accorgersi che abbiamo tutti uno smartphone in tasca solo quando andiamo all’esame di maturità…