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Editoriale

A reti unificate, in tv Renzi si fa in quattro

Il parabolico. Premier Millecanali è riuscito a battere Berlusconi

Renzi da Fazio

L’esposto presentato dal Comitato per il No al referendum costituzionale sulle violazioni della par condicio di questa campagna in corso è davvero il minimo sindacale.

La costante negazione di un corretto diritto all’informazione meriterebbe qualche attenzione generale in più. Anche da parte delle forze di sinistra, che talvolta sembrano ignorare la gravità di quello che accade.

Stiamo parlando della torsione filogovernativa di grande parte dei media.

Questi ultimi, oggi persino in misura maggiore rispetto all’età berlusconiana, sono diventati una componente di una sorta di sistema politico allargato, piuttosto che un rigoroso contropotere.

Ecco il perché si è sentita l’esigenza di ricorrere allo strumento dell’esposto, cui l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è tenuta a rispondere, e non con qualche richiamo flebile e burocratico.

La legge 249 che istituì l’Agcom introduce meccanismi sanzionatori affidati ad un organismo che si voleva “cattivo” e determinato. La normativa sulla par condicio è aggirata bellamente attraverso la costante presenza nelle reti e nelle testate di Renzi, il quale usa molti travestimenti: statista europeo, presidente del consiglio, leader di partito, esponente di punta del Sì.

È così che salta ogni conteggio delle presenze radiotelevisive. Renzi, infatti, quando parla sembra una star delle telepromozioni, in cui il conduttore del programma a un certo punto apre il siparietto pubblicitario, forte della presa sul pubblico del programma stesso.

Sono forme sofisticate di manipolazione, che le istituzioni preposte alla vigilanza dovrebbero sorvegliare. E punire, quando necessario.

Le ultime due settimane prima del voto sono decisive nella formazione dell’opinione elettorale. Ecco, quindi, che si esige un comportamentale adeguato alla bisogna. Adesso, subito. Altrimenti, come già è accaduto in passato, il «riequilibrio» è richiesto a cose fatte.

Un punto, poi, merita un chiarimento. Il concetto di «riequilibrio».

Con l’invito a Matteo Salvini, Fazio non pareggia la presenza della scorsa domenica di Renzi. Renzi è il Sì. Salvini, con rispetto parlando, non sintetizza le ragioni del No.

Serviva uno dei costituzionalisti prestigiosi che diedero vita alla campagna contro la revisione della Costituzione. O il presidente dell’Anpi, altrettanto decisivo. La forma è sostanza. E viceversa. O Salvini è una sineddoche, la parte per il tutto? Insomma, la Rai e Fazio non possono cavarsela così. Siamo seri.

  • Francesco Spanò

    Fazio dimostra da che parte sta in questo modo e se lo conferma è veramente triste.

  • voxclamantis

    Gentile Vincenzo Vita,

    avrei, già, voluto commentare il suo articolo ‘La beatificazione mediale del “premier assoluto”’ del 16 u.s. che ho trovato interessante, come spesso i suoi articoli, ma riduttivo nell’individuare il binomio sovraesposizione di Renzi-flusso delle news quale vulnus della correttezza mediatica referendaria e nel chiamare in causa, per soprammercato, due controversi istituti come la ‘par condicio’ e l’AgCom .

    Ho, invece, commentato l’articolo di Andrea Fabozzi ‘ Buffetto Agcom, la «par condicio» è un falso’ del 18 u.s., che sostanzialmente riecheggiava i suoi concetti, esponendo
    alcune delle mie perplessità sull’argomento, che sarei compiaciuto se lei ivi leggesse.

    Il presente articolo, dopo un’apertura di orizzonte sulle responsabilità dell’intero ‘sistema’ mediatico, che mi aveva lasciato ben sperare, ritorna, ancora una volta, sulle presenze di Renzi, sui conteggi, sulla ‘par condicio’ e sull’AgCom.

    Allora, mi permetta di aggiungere qualche considerazione.

    Quis custodiet ipsos custodes?, verrebbe da dire. Le Authority sono una delle tante foglie di fico dei simulacri delle cosiddette democrazie occidentali, imposture di un’impossibile neutralità. E, nella stragrande maggioranza dei casi, sono armi spuntate. Già in tempo di pace queste Authority, estranee alla nostra cultura, mutuate dal mondo liberal-liberista anglosassone per assimilarci quanto più possibile ad esso (non posso dimenticare quanto ci batteva Scalfari: mentre noi dormicchiavamo, loro lavoravano alacremente), mostrano spesso ed ampiamente la corda. Immaginiamo quando si sta combattendo in Italia la madre di tutte le battaglie mediatiche, di gran lunga superiore, per veemenza, all’offensiva scatenata, e finora ineguagliata, ai tempi della caduta del muro di Berlino.

    Altro che AgCom. Per la tutela del pluralismo, in una società autenticamente democratica, il controllo dell’etere (che a tutt’oggi, nonostante internet e social-media, anzi servendosi di essi, è decisivo per la formazione del consenso) dovrebbe essere esclusivo appannaggio della collettività e dell’istituzione suprema che la rappresenta: il Parlamento.

    La libertà di antenna, diceva un tempo qualcuno, è una ideologia. Affidare l’etere al libero mercato è mercificare la libertà di un popolo, dipendendo questa, nella fattispecie, dalla libera ed onnidirezionale circolazione delle comunicazioni e delle informazioni attraverso cui il popolo forma la sua coscienza: cosa che non rientra proprio nello stretto interesse dei mercanti di qualunque specie e natura. Anzi.

    Ciò, purtroppo è avvenuto. Non sono così sprovveduto da considerare totalmente reversibili questi processi, ovviamente soggetti allo straordinario balzo della tecnologia, ma è
    un fatto che, a tutt’oggi, le tv generaliste sono al centro del sistema come non mai. La stessa tecnologia si potrebbe subordinare a scelte che prevedano non tanto un ritorno alle origini, quanto, però, una radicale inversione di tendenza. Occorre, per questo, la voglia di uno sforzo teorico, che latita nell’attuale sinistra, anche per la scarsa consapevolezza della centralità democratica della questione.

    La ‘par condicio’, poi, come detto altrove, è stata la pietra tombale di ogni utile riflessione sulla dissennatezza democratica di concedere l’etere al ‘libero’ mercato, mettendo, fra l’altro, in ibernazione politica lo scottante tema del conflitto di interessi.

    La lotta, allora, dev’essere condotta non solo appoggiandosi ad istituti discutibili e di dubbio impatto politico, anche nel migliore dei risultati, ma, soprattutto, dando ai fatti la gerarchia che loro compete. E cioè ponendo la massima attenzione al “contesto” che, come giustamente dice lei, è importante non meno del testo.

    Nei fatti, la sovraesposizione mediatica di Renzi è solo l’epifenomeno di processi di ben altro spessore, di ben altra portata, di ben altra natura. Da sola non basterebbe ad orientare il voto referendario. I problemi non sono né Renzi, né Fazio (povero capro espiatorio di altri centinaia, se non migliaia, di distinti personaggi che, mutatis mutandis, esercitano analogo ruolo su tutte le tv generaliste 7 giorni su 7, 24 ore su 24), né i telegiornali, né i contatori. Almeno non solo questi. Riequilibri e conteggi non li spostano di un’ette. Insistendo solo su di essi, si dà l’impressione che la con la loro soluzione si restauri il corretto gioco democratico. Nulla di più fuorviante.

    E il contesto, è l’insieme di tutti quegli articolati processi mediatici che formano quel ‘sistema’ che oggi batte monodirezionalmente il tempo della politica italiana, alla sequela delle logiche mercantili attualmente dominanti nel pianeta. E’ il responsabile dei principali processi politici (di cui i politicanti sono semplicemente dei portavoce, dei megafoni) e il detentore dell’arma totale della formazione del consenso, attraverso la sistematica e scientifica opera di informazione disinformatrice.

    E’ quel groviglio di media che ha comunque come punta di diamante, crocevia e snodo ineludibile, le televisioni generaliste, le truppe corazzate della Rai, le truppe cammellate di Mediaset, la cavalleria di La7°cavalleggeri, che da oltre un trentennio, in varie forme e modi, stordiscono e disorientano gli incolpevoli cittadini con telefilm, soap, fiction, reality, talent, etc., costituendo un sostrato su cui, poi, i cosiddetti programmi di attualità e i talk di varia natura, ordine e grado impiantano il dettame precipuamente politico (ma non solo), che poi si spande in mille rivoli permeando social, radio, tv locali, giornali (in concorso), etc. fino alle chiacchiere da bar.

    Per chi può farlo, per chi ha voce, anche flebile, lottare, quindi, significa additare al popolo, ai cittadini, all’opinione pubblica (chiamiamoli come vogliamo) le vere responsabilità e i veri responsabili di questo sopore collettivo che condiziona pesantemente le nostre scelte, che ci ha espropriato dalla capacità di riconoscere i nostri reali bisogni. Occorre dire che il re è nudo. Occorre dire la verità.

    Perché, come dice Raniero La Valle, la verità è rivoluzionaria, ma se si viene a sapere.

    Che ne direbbe di un bel ‘Ri-Mediamo’ quotidiano,almeno fino al quattro dicembre?

  • Pasquale Hulk

    Fabio Fazio svolge da sempre per il Partito Democratico ed il suo Segretario politico ciò che Bruno Vespa ha svolto per Silvio Berlusconi e Forza Italia.
    L’altare televisivo di Fabio Fazio è cresciuto in contrapposizione a ciò che è ed era a destra e a sinistra del Partito Democratico.

    Non ho bisogno di quest’ultimo episodio per sapere da che parte sta Fabio Fazio ed i suoi stabili commentatori; non è dalla mia parte.

    Mi riconosco nell’essere comunista tignoso della vignetta di ieri di Mauro Biani su questo quotidiano.
    Ricordo quando nel 2011, ridendo, Fabio Fazio disse che Rifondazione Comunista non esisteva più.

    Questo a fronte di una comunità di decine di migliaia di iscritti, circoli in tutta Italia, il governo di grandi città, consiglieri provinciali e regionali, e una percentuale alle ultime elezioni politiche nella Federazione della Sinistra del 3,4% (1 milione di elettori); ossia maggiore di molti partiti che risiedevano e siedono in Parlamento grazie ad una legge incostituzionale.

    Quell’episodio fece male alla comunità di cui faccio parte perché frutto di una ignoranza selettiva e di una censura di ciò che non si accoda al PD.
    Fece male anche perché è la televisione a decretare il successo elettorale, vedi la costruzione di Matteo Salvini (ma anche del M5S).

    In seguito alle proteste, le scuse di Fabio Fazio con l’apporto di Massimo Gramelli furono ancora peggiori, con il chiaro intento di ridicolizzare i comunisti.
    Fabio Fazio concluse che non avevamo il senso dell’umorismo. Sarà per questo che negli ultimi 8 anni non ha mai invitato il Segretario del Partito della Rifondazione Comunista; siamo troppo seri.

  • Dilario

    Calamità italiota: il ricorrente fascismo, ignorante ed arrogante, che imperversa invasivo tra l’indifferenza della gente. Che fare? Tentiamo una sintesi con qualche esempio ?
    Gli Stati Uniti non dovrebbero essere annoverati tra i sostenitori di idee socialiste, tuttavia una larghissima maggioranza di americani – non solo la ex classe media – è consapevole che l’1% della popolazione possiede il resto delle ricchezze (assets) disponibili e non è d’accordo, è convinta che Congresso e Senato, pur elettivi, siano sotto il totale controllo delle lobbies e se ne dispiace, difatti un buon 50% non crede più nella democrazia capitalistica e non va nemmeno a votare. Alle recenti primarie dei democratici, Bernie Sanders socialista [parola demonizzata negli USA dal 1947] stava vincendo sulla dinastica Clinton creatura delle corporazioni, sono intervenuti subito i pezzi da 90, i superdelegati sostenuti ovviamente da tutti media (par condicio?) per annullare il candidato socialista. Fatto.
    Ma le incredibili contraddizioni e crescenti diseguaglianze negli USA agevolano lo sviluppo di una realtà culturale avente un grande spessore tra la gente; emittenti via Web, documentari, film e conferenze universitarie di altissimo livello, intellettuali di prestigio internazionale, dal M.I.T. alla New University di New York, ecc. intervengono sempre più autorevolmente. Esemplare un documentario capolavoro, sintesi di storia politica ed economica è il «Requiem for the American Dream,» di Noam Chomsky docente appunto al M.I.T. visibile su Netflix USA, una meravigliosa lezione universitaria che spiega con grande logica e semplicità le dinamiche e gli effetti del capitalismo nella storia americana e mondiale e i devastanti esiti presenti e futuri. L’elenco sarebbe lungo, cito solo il prof. Richard Wolff attivissimo a livello universitario, conferenze anche su YouTube. Prendere spunto dai maggiori lavori, sviluppare idee e strategie per approntare l’organizzazione usando saggiamente la potente tecnologia informatica che abbiamo a disposizione. Prima che ce la tolgano. Dato che non tutti parlano inglese, forse bisognerebbe tradurre anche con sottotitoli alcuni preziosi lavori disponibili in rete che vantano milioni di visite. L’arte di comunicare. Di questi tempi il dileggiarsi in dotte dissertazioni farcite di confuse citazioni latine forse non è il linguaggio più efficace per ottenere l’attenzione di coloro che debbono lavorare per mangiare.