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Internazionale

Tra Jalalabad e Kabul un regime vale un altro

Afghanistan. Zoccoli di cavalli, scarponi militari, cingolati. Su questa strada nel 2001 morirono 4 giornalisti: l’afghano Azizullah Haidari, l’australiano Harry Burton, lo spagnolo Julio Fuentes e Maria Grazia Cutuli, giornalista catanese del Corriere della Sera. Il paese procede verso un dirupo economico e sociale. Nessuno sa come impedirlo: «Qui non c’è più niente. Soldi non ce ne sono. I Talebani non ce li hanno. Come si fa?»

Un venditore ambulante sulla strada Kabul-Jalalabad

Un venditore ambulante sulla strada Kabul-Jalalabad

«Torkham?». «Jalalabad?». In piedi accanto alle loro auto o su e giù lungo la strada, i tassisti cercano clienti. Siamo sul lato opposto della moschea più «istituzionale» di Kabul, la Eid Gah. All’ingresso ci sono due blindati sottratti al vecchio esercito nazionale e ora in mano ai Talebani. Solo poche settimane fa, il 3 ottobre, qui la branca localo dello Stato islamico ha condotto un attentato. Obiettivo, la cerimonia funebre per la madre di Zabihullah Mujahed, portavoce dell’autoproclamato Emirato e vice-ministro della Cultura del governo a interim. L’uomo senza il cui assenso non si muove informazione da Mazar-e-Sharif a Ghazni...

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