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Editoriale

Renzi disertore

Renzi e Hollande in una foto del giugno scorso

Ma allora è possibile? E’ possibile che un governo occidentale diserti una nuova guerra, dica no ad aggiungere un intervento armato alla litania di conflitti nei quali siamo presenti militarmente? Matteo Renzi da Hollande a Parigi e Paolo Gentiloni al vertice parlamentare della Nato a Firenze, dicono no alla partecipazione all’ennesima coalizione di volenterosi impegnati più o meno in una nuova guerra di vendetta in Siria che nulla risolverà creando ulteriori stragi, rovine e divisioni, producendo alla fine nuova guerra.

Qualcuno rimarrà stupito da questo nostro riconoscimento al governo italiano, ma diversamente non diremmo la verità. Soprattutto noi che siamo strenuamente e senza ritegno contro ogni guerra, impegnati nella difesa della Costituzione, che all’articolo 11 recita: «L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Un articolo spesso cancellato da chi, come l’ex presidente Napolitano, avrebbe dovuto salvaguardarlo come presidio prezioso di democrazia. E’ possibile dunque contraddire quel “militarismo umanitario” che ha modificato alla radice la natura stessa della sinistra, italiana e internazionale.

Per questo corriamo il rischio di essere smentiti, a ore o a giorni. Perché, come denuncia il papa, questo mondo di trafficanti di armi “delinquenti” (a Finmeccanica devono essere fischiate le orecchie) «non riconosce la strada della pace ma vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla»: e qui Renzi (con tutto il Pd) deve essersi sentito chiamato in causa. Se il no alla guerra fosse convinto, perché allora restiamo in guerra in molti scenari internazionali?

L’affermazione di Renzi: «Non solo impegno militare ma cultura», propone uno scambio ineguale tra F-35 e biblioteche davvero riprovevole. E il ministro Gentiloni, quando in parlamento dichiara: «Ma noi siamo solo il sesto partner commerciale con Riyadh», non risponde certo alle interrogazioni che gli chiedono ragione del commercio di armi italiane con la petromonarchia – medioevale e criminale quanto a diritti umani – dell’Arabia saudita che, proprio con le nostre bombe sta massacrando gli sciiti in Yemen. Proprio quando i regimi del Golfo dovrebbero essere isolati per il loro sostegno alla guerra e allo Stato islamico.

Per convincere su “basta guerra” Renzi deve spiegare almeno tre agende. Quella dell’Afghanistan, dove abbiamo deciso di allungare la missione militare con un “signorsì” alle pressioni della Casa bianca, nello stesso giorno in cui il premier canadese Trudeau ritirava il contingente di Ottawa: un’altra guerra di vendetta dopo l’11 Settembre – dura ormai da 14 anni, più del Vietnam , con i talebani all’offensiva e massacri di civili. A proposito, si è fatto sentire l’assordante silenzio del governo italiano sulla strage Nato di Kunduz, di medici e paramedici di Médecins Sans Frontières.

Inoltre diamo rinnovato sostegno militare ad Israele, «sola luminosa democrazia del Medio Oriente», dice Renzi, , dimenticando l’occupazione in armi dei Territori palestinesi dal 1967, come denunciano due Risoluzioni storiche dell’Onu, mentre il governo d’estrema destra di Netayahu ha ultimato la trasformazione dei Territori occupati in un alveare di colonie, presidi militari, Muri, ghetti e blocchi che rendono impossibile la nascita dello Stato di Palestina, al di là delle chiacchiere sui due Stati. Infine, non è confortante la dichiarazione «non vogliamo una Libia bis», quando invece della “guerra in comune” in Siria prepariamo una nuova avventura in Libia «contro gli scafisti», mentre si annuncia a priori, come ha fatto Mister Pesc Federica Mogherini, i «dolorosi effetti collaterali che produrrà». Il fallimento del lavorio per un governo unitario, utile solo a trovare un interlocutore che prepari universi concentrazionari per profughi e migranti, dice che il disastro della guerra a Gheddafi è incolmabile. E che rischiamo di fare proprio in Libia un’altra Libia bis.

Resta da chiedersi perché il governo Renzi stavolta diserti. C’è probabilmente la consapevolezza che la distruzione con le guerre occidentali di tre Stati mediorientali fondamentali, come Iraq, Siria e Libia sia all’origine del radicalismo islamista estremo; come l’evidenza del peso insopportabile della spesa annuale militare italiana: 29,2 miliardi di euro, equivalenti a 80 milioni di euro al giorno, a fronte dei tagli “necessari” a sanità e lavoro, con ormai l’impossibilità di convincere i governati su questa spending vergognosa. Senza escludere il peso tutto politico della “rifondazione cristiana” avviata da Bergoglio, che non può non riecheggiare al presidente del consiglio l’ amato La Pira. Purtuttavia resta fortissima la tentazione della guerra e della politica ridotte ad alleanza militare “umanitaria”.

Visto il ruolo atlantico dell’Italia, non è un cambiamento d’orizzonte, ma di casacca. Andiamo a vedere, con l’iniziativa dei movimenti, cosa c’è sotto il nuovo vestito di scena del potere. Oggi chi lotta per la pace è più forte non più debole.

  • Giovanni Nasi

    “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli
    altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
    internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati,
    alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri
    la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le
    organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

    Il vizietto di riportare solo quello che vi fa comodo non ve lo togliete eh?

  • lucio50

    Ma vi sembra che il terrorismo sia una controversia internazionale?

  • Federico_79

    Ma “voi” chi? A chi ti rivolgi?
    Comunque le frasi che hai aggiunto non cambiano nulla al fatto che l’ Italia ripudia la guerra…

  • Persio Flacco

    Non condivido affatto il ripudio *assoluto* della guerra, che ha un po’ il sapore di integralismo cristiano e rende indigeribile (e anche ridicola) la posizione di certe formazioni della Sinistra italiana. Il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, che peraltro è il principio base sul quale si fonda l’ONU al quale l’Italia aderisce, non implica il ripudio *totale* della guerra. Così come ripudiare la violenza non implica la rinuncia al diritto di difendersi o a quello di intervenire in difesa degli inermi.
    Significa, a mio parere, che la guerra deve essere considerata come l’ultimo strumento nelle controversie internazionali, da usare quando ogni altri ha fallito.

    Nel caso della Siria, sempre a mio parere, è applicabile il diritto-dovere di ingerenza umanitaria codificato nel diritto internazionale e destinato a far cessare, anche con l’uso della forza militare, l’ampia, continuata, soprattutto programmatica, violazione dei diritti umani che è commessa dall’ISIS e dalle altre formazione dell’integralismo islamico tra Siria e Iraq. Se mai c’è stata una situazione per cui l’invocazione di tale norma giuridica non suoni strumentale è proprio questa: contro i tagliagole integralisti che stanno massacrando fisicamente e giuridicamente le popolazioni dei due Paesi.
    Ecco, questa secondo me sarebbe una buona battaglia per il Manifesto e per la Sinistra italiana. L’altra buona battaglia sarebbe quella per la verità e la trasparenza.
    Escludendo le motivazioni pretestuose potreste iniziare cercando risposta ad una domanda: “Perché alcuni leader affermano come necessità prioritaria che Assad lasci il potere?”.

  • Massimo Luciani

    La NATO non è più in grado di coordinare la polizia internazionale per gli evidenti contrasti interni sulla spartizione dei bottini di guerra e perciò legittima le coalizioni di volenterosi e gli amici di una “causa”. Renzi fa il pacifista e non aderisce alla coalizione di Hollande perché lo hanno scaricato tutti quando ha proposto una coalizione a guida italiana per un’avventura in Libia.

  • Liliana Boccarossa

    Io non so’ se il ripudio della guerra possa essere nel mondo reale “assoluto”, ma so’ che continuare, in funzione del proprio schieramento, a praticare il 2 pesi-2 misure tirando fuori il ripudio della guerra e della violenza solo quando ci fa comodo (TdF ha forse detto qualcosa sulla partecipazione dell’Hezbollah libanese alla guerra in Siria o del guardiani della rivoluzione iraniani in Iraq, o sulle armi fornite a Assad da Putin per massacrare il “suo” popolo ereditato ?) non ha molto senso.
    Un po’ di coerenza o siamo tali e quali ai peggiori fondamentalisti e finiremmo -di nuovo- anche noi nel “credere, ubbidire,combattere”..

  • MarcoBorsotti

    L’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale ha pubblicato alcuni mesi or sono uno studio molto interessante sul fondamentalismo con particolare attenzione al nuovo fenomeno del Daesh (usare l’acronimo ISIS riconosce a questa organizzazione un condizione di Stato che mi pare sbagliata e controproducente) la cui lettura raccomando a tutti e che può essere scaricato liberamente. Leggendolo si capisce che conosciamo molto poco di quanto sta succedendo nei territori che Daesh controlla, soltanto quanto l’informazione ci trasmette e questo potrebbe essere molto fuorviante e non farci capire le ragioni per cui molti giovani cresciuti nel nostro modo di vivere pensino che Daesh sia una risposta ai mali della nostra società. Questi giovani, infatti, seguono la propaganda di Daesh che si presenta come un modello alternativo di società giusta, retto su dettami che vengono direttamente da Dio (Allah per loro). Probabilmente, quanto ascoltano e vedono nei filmati é soltanto propaganda, ma disgustati come sono per il nostro modello di società, questi giovani vogliono crederci e per questo aderiscono. Scrivo quanto sopra per spiegare che, a mio giudizio, non saranno azioni militari che potranno cambiare questo stato delle cose. Usare la guerra come strumento di pace o come via umanitaria, anche se in conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, non ha mai dato risultati. Le risposte, se ci sono, non debbono essere cercate nella armi come avevano capito bene coloro che scrissero la nostra Costituzione, ma capendo le radici dei problemi ed attuando per correggere quanto di sbagliato ci sia alla base. Fare la guerra serve soltanto a far arricchire i produttori d’armi.

  • Persio Flacco

    E’ ovvio che la guerra da sola non risolve le cause di una crisi come quella siriana, e sono d’accordo che la guerra come mezzo per risolvere le controversie sia da ripudiare. Rimane però il fatto che pur ripudiando la guerra e la violenza in genere come piano di confronto non si può impedire che altri scelgano invece proprio questo piano di confronto. Allora si può tentare con mezzi pacifici di fargli cambiare idea, di convincerlo a confrontarsi su un piano diverso, incruento. Ma non sempre il tentativo ha successo, e quando questo avviene bisogna necessariamente accettare lo scontro cruento per non farsi martiri e anche per impedire che altri lo diventino. Sempre al fine di tornare al più presto al confronto pacifico.
    E questo anche quando, come in questo caso, sul teatro del conflitto ci sono sceneggiatori che scrivono il copione, registi che assegnano le parti, marionettisti che tirano i fili e marionette che se le danno di santa ragione.
    E’ anche ovvio che il vero avversario non è sono le marionetta nemiche bensì gli altri che le fanno muovere.

    C’è poi un altro motivo di tipo politico comunicativo che, a mio giudizio, consiglierebbe alla Sinistra di non apparire integralista della Pace, ed è il fatto che grazie al lungo lavoro dei propagandisti assumere su di sé l’aggettivo “pacifista” comporta l’assunzione di qualifiche negative che rendono poco credibili e poco convincenti le sue proposte, per quanto possano essere buone ed efficaci.

    Una volta qualificato come “pacifista” nessuno ti ascolta più. E questo per un mivimento politico è senz’altro negativo.

  • Alfredo

    “Svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai” ( Sandro Pertini )