«Volevo solo rispondere ad alcune domande che avevo nella testa sugli standard, su ciò che il mainstream veicolava, e mi sono resa conto che questi interrogativi erano condivisi da tante persone». Lo afferma Peaches, ormai una vera icona, cantante e musicista canadese che tra la fine dei ’90 e l’inizio del nuovo millennio fu una pioniera: l’elettronica ruvida e i testi estremamente diretti inneggiavano già allora al superamento dei generi, alla libertà sessuale, e altrettanto faceva il suo look. Il documentario presentato alla Berlinale nella sezione Panorama, Teaches of Peaches, riprende il titolo dell’album del 2000 e del tour che l’artista ha intrapreso 22 anni dopo, in cui lo ha riproposto dal vivo.

«SONO STATA sorpresa di sentire che il disco non era affatto datato. Gli anni ’90 li ricordiamo come un periodo libero, e lo erano, ma adesso ci rendiamo conto che c’erano anche tanti comportamenti tossici, nella stessa scena musicale. Oggi c’è un lessico più ampio in cui le persone possono riconoscersi per essere ciò che vogliono, per questo mi comprendono meglio. Allora invece si facevano sempre domande stupide, come se avessi un pene o meno» afferma Peaches.

Peaches
A volte, agli inizi della mia carriera, mi sentivo molto sola: viaggiavamo io e la mia piccola valigia. La telecamera allora era un po’ come una testimone, o un’amicaQuando la incontriamo ha un vestito beige borchiato con stivali pelosi abbinati, ci accoglie sdraiata su un divano. Siamo a Prenzlauer Berg, il vivace quartiere un tempo nella parte Est della città. Berlino, dove tutt’ora Peaches vive, è stata fondamentale per il suo percorso: quando si trasferì qui giovanissima ed entrò in contatto con la scena underground, tutto cambiò. «È un momento molto duro per la città. In genere dico sempre: “Sì, sta cambiando, ma verrà fuori qualcosa di buono”. Ora, con i mutamenti politici, culturali, economici, siamo ad un punto di svolta. È la prima volta che ho questa sensazione negativa, ma vedremo cosa accadrà. Berlino in fondo è sempre Berlino».

E a proposito della situazione politica, la musicista afferma: «Questo vento di destra cresce in tutte le direzioni, fa paura, è scioccante. Ma non si può che continuare a combattere». Sul tema dei diritti lgbtq+, Peaches crede comunque che il punto non sia dover conquistare o difendere qualcosa, «si tratta di comprendere meglio, di essere sensibili all’argomento, di renderlo parte di ciò che si fa». E la cancel culture? «Un tema molto complesso, di sicuro bisogna discutere di più e meglio prima di “bannare” qualcosa».

«TEACHES OF PEACHES», il film, con la regia di Philipp Fussenegger e Judy Landkammer, è un andirivieni tra momenti del tour, le prove e i dietro le quinte, quindi la «Peaches di oggi», e le immagini d’archivio che appartengono all’artista stessa. Scopriamo infatti una vera e propria passione nel riprendere e custodire ogni momento possibile: «Ora che è tutto digitalizzato, ho circa 7000 ore di riprese. A volte, agli inizi della mia carriera, mi sentivo molto sola. Non avevo management, viaggiavamo io e la mia piccola valigia, sperando che andasse tutto bene. La telecamera allora era un po’ come una testimone, o un’amica».

Nota per i suoi concerti incendiari, nel documentario colpisce l’energia che Peaches trasmette ancora sul palco. L’aspetto forse più affascinante del film è proprio la continuità nel mutamento, la relazione complessa che lega un’artista alla sua eredità e all’identità che ha preso forma nel tempo. Peaches comunque non pensa a come sarà in futuro, «adesso non posso bere prima di cantare, ad esempio, perché il fiato finisce mentre una volta non era così. Mi piace stare tra la gente, urlare, e nessuno crede che ho 57 anni. Vedremo. Certo non voglio arrivare a farmi del male». D’altronde Teaches of Peaches mostra come la cantante si sia circondata di giovani collaboratori e collaboratrici, li lega una grande intesa, non c’è paternalismo (sic!) alcuno in quest’artista che conserva i suoi tratti selvaggi, istintuali, pieni di vita. «Credo che per diverse persone il tour sia stata un’esperienza trasformativa. Ho dato loro una piattaforma per trovare la propria strada, e di questo sono contenta. L’anno prossimo uscirà un altro film, di Marie Losier, che è stata mia partner per quindici anni: sarà più intimo. E presto, nuova musica».