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Internazionale

L’Iraq va al voto tra povertà, settarismo e boicottaggio

Medio Oriente. Domenica 25 milioni di iracheni costretti a scegliere tra partiti ancora divisi secondo faglie etnico-religiose. Unica certezza l’astensione, figlia della rabbia esplosa nella rivoluzione di piazza Tahrir. Il movimento diviso tra candidature e rifiuto delle urne: il movimento chiedeva democrazia, non elezioni

Manifesti elettorali a Baghdad

Manifesti elettorali a Baghdad

Con un anno di anticipo sui tempi, domenica l’Iraq va alle urne. A decidere di spostare la consultazione era stato il governo su spinta della piazza: la mobilitazione popolare iniziata nell’ottobre 2019 – per questo battezzata con ottimismo progressista Rivoluzione d’Ottobre – aveva messo in crisi un sistema politico arroccato da due decenni su un settarismo «alla libanese» e responsabile di una brutale crisi economica e sociale. Si va a votare prima perché i manifestanti volevano un cambio di paradigma. Eppure tantissimi dei milioni di iracheni che hanno occupato per mesi le piazze di Baghdad e del sud sciita a...

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