closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Internazionale

In Libano curarsi è un privilegio. Paese in crisi, non solo per il Covid

Da oggi scatta il lockdown. Sanità in mano ai privati, corruzione, numeri dei contagi che non tornano. E la campagna vaccinale partirà solo a febbraio

Venditore di mascherina a Beirut, in basso folla in un supermarket

Venditore di mascherina a Beirut, in basso folla in un supermarket

Ospedali strapieni costretti a rifiutare malati, sanità pubblica e privata in tilt, numeri da incubo: è questo l’attuale scenario apocalittico libanese. Una sola parola d’ordine: wasta, che in dialetto significa «aggancio», «conoscenza», ovvero quel «contatto» giusto che serve anche per trovare un posto in ospedale e che oggi significa «vita o morte». È questo del resto il cardine su cui uno stato assente e corrotto fin nelle viscere fa girare la società libanese da decenni. La sanità è inoltre in Libano - eccetto pochi presidi pubblici - totalmente privata, come buona parte dei settori strategici, effetto di quelle politiche di...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi