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Editoriale

il manifesto e la sorgente degli Anni Settanta

1971-2021. In edicola dal 28 aprile un album dedicato ai primi dieci anni del quotidiano, che proprio oggi festeggia mezzo secolo in edicola

La copertina del supplemento in edicola dal 28 aprile

La copertina del supplemento in edicola dal 28 aprile

Inevitabilmente, sfogliando e annusando i volumi dell’archivio del manifesto, è stato come trovarsi a risalire la corrente di un fiume fino alla sorgente dove tutto è cominciato quel 28 aprile 1971.

I fatti e le firme, gli articoli importanti e le piccole notizie, i continui appelli ai lettori per l’autofinanziamento dell’ardua impresa: pagina dopo pagina, anno dopo anno si srotolano le tappe del lungo viaggio nella memoria.

Naturalmente questo Album contiene solo una piccola parte degli anni ‘70, il decennio-sorgente. E quello che state leggendo in edicola e on line è il frutto della missione impossibile di selezionare milioni di pagine, quando il giornale era un meltingpot grafico di quattro fogli senza distinzioni di generi, con le notizie di dieci righe accanto all’editoriale e soprattutto il lungo sommarione di Prima Pagina che cuciva i principali accadimenti del giorno.

Per un altro verso, invece, la missione è stata molto semplice perché se vuoi fare un Album degli anni ‘70 non puoi certo saltare i fatti, drammatici e tragici o esaltanti e trionfali che li hanno contrassegnati e che, naturalmente, il manifesto interpretava secondo un punto di vista unico, molto diverso e dissonante dalla vulgata corrente.

Fummo soli (con l’eccezione dell’Avanti!) a schierarci dalla parte della trattativa durante il rapimento Moro. Fummo soli nella battaglia contro i magistrati padovani che consideravano terroristi tutti i militanti dell’Autonomia. Fummo gli unici, per tornare ancora più indietro nel tempo, a offrire la candidatura all’anarchico Valpreda nelle elezioni del 1972. Fummo precursori nel denunciare la non neutralità della scienza, come fummo le mosche bianche che a sinistra parlavano della questione ecologica prendendoci gli sberleffi dei rivoluzionari duri e puri. Un po’ come accadde anche per il nostro tuffarci nel femminismo senza se e senza ma prendendoci per questo i rimbrotti (per usare un eufemismo) di deviazionismo borghese.

Sfogliare gli anni ‘70 è stato come salire sulle montagne russe. Le discese e le risalite, italiane e internazionali, così tumultuose da togliere il respiro. Ogni giorno immersi dentro uno scontro sociale incandescente che niente e nessuno riusciva a tacitare, né con il sangue dei morti, né con la repressione che ne seguiva.

Alcuni esempi.

Viene assassinato il commissario Calabresi, un omicidio che pesa come un macigno sul mondo della sinistra extraparlamentare, ma ugualmente la protesta sociale non si fa intimorire e, qualche mese dopo, 100mila metalmeccanici invadono Roma.

Nel mondo infuria la guerra americana in Vietnam, finirà con la liberazione di Saigon nel 1975; Nixon è travolto dallo scandalo Watergate. E c’è il golpe di Pinochet contro Allende in Cile, che apre la strada al compromesso storico in Italia innescando la retromarcia sull’assetto degli equilibri politici, ma il paese è già più avanti come dimostra la vittoria spartiacque del divorzio.

Le destre incistate negli apparati dello Stato seminano stragi terribili come a Piazza della Loggia a Brescia e sui treni come accade con l’attentato sull’Italicus, ma alle successive elezioni non è la destra reazionaria a trarne vantaggio, al contrario il Pci diventa il primo partito.

Siamo il paese tra i più retrivi e patriarcali dell’Occidente dove ancora la legge si mostra benevola con il delitto d’onore, ma grazie a uno straordinario movimento di donne, conquistiamo una legge sull’aborto.

E accanto agli eventi internazionali che alimentano la grande storia – con la morte di Mao nel 1976, la guerra civile in Libano nel 1976 con i palestinesi bersaglio di tutte le parti e nel 1979 in Iran la rivoluzione khomeinista che abbatte il regime filo-occidentale dello scià Reza Palevi – le pagine del manifesto si arricchiscono progressivamente dello sguardo originale che il gruppo storico dei fondatori, insieme alla generazione del ‘68, rivolge al mondo della cultura facendo delle sue spartane quattro pagine un cenacolo di incontri e riflessioni con i protagonisti della letteratura, della scienza, delle arti, delle visioni.

Del resto basta scorrere i titoli dell’indice per avere perfettamente il senso del decennio-sorgente che ci ha portato fin dove siamo oggi.

 

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