Un film d’insieme come l’altmaniano The Wedding in un set che ricorda una versione italoamericana di Fanny e Alexander, nella suburbana Suffolk County di Long Island. La vigilia di Natale è il teatro di Christmas Eve at Miller’s Point, il nuovo lavoro del regista indipendente Tyler Taormina (Ham and Rye) presentato venerdì alla Quinzaine des realisateurs. In quest’omaggio chiassoso e affettuoso alla sua famiglia, Taormina fa della casa (che, scopriamo, forse è già stata venduta) il luogo centrale del film, in cui confluiscono i vari rami di fratelli, sorelle, nipoti, cugini, generi e nuore… Un labirinto pieno zeppo di addobbi natalizi, in cui è difficile orientarsi anche perché i personaggi si muovono da una stanza all’altra come in un sistema di vasi comunicanti. Taormina cattura brandelli dei loro dialoghi -in primi piani ravvicinati – posandosi, ma mai troppo a lungo, sui gruppetti che si fanno e si disfano. Fratelli e sorelle che discutono se sia il caso o meno di mandare l’anziana mamma in un ricovero.

DUE CUGINE si fanno confidenze amorose. Ogni tanto qualcuno si addormenta in un angolo. La cena cuoce sulla stufa vicino a un tavolo interamente coperto di affettati. Intorno all’albero si accumulano progressivamente torri di pacchi. E, da una stanza buia, a un certo punto salta fuori un’iguana extra large nelle braccia di un ragazzo. Taormina lavora di piccole pennellate, con cui accenna appena i caratteri e le loro «storie» individuali, allegramente seppelliti nel caos giocoso del rituale natalizio che include una sfilata di fiammanti autobotti rosse cariche pompieri vestiti da Babbo Natale. La scommessa (riuscita) è quella di un’esperienza -come si dice oggi- immersiva.