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Visioni

Danilo Caputo: «A Taranto esiste un’altra possibilità oltre l’Ilva»

Berlinale 70. Incontro con il regista del film «Semina il vento» presentato nella sezione Panorama

Il regista Danilo Caputo

Il regista Danilo Caputo

Nell’uliveto di sua nonna, in Puglia, Nica (Yile Yara Vianello) riesce a percepire il «respiro» delle piante, come se parlassero una lingua che solo lei può a comprendere. Quegli alberi centenari però sono ammalati, non danno più olive, e il padre della ragazza vuole liberarsene mentre Nica – che ha studiato agronomia – lo considera un peccato mortale. In questo scontro familiare ed ecologico, raccontato da Semina il vento di Danilo Caputo (nella selezione di Panorama, in Italia sarà distribuito da I Wonder), a poca distanza dal paese della protagonista si staglia la fabbrica le cui scorie stanno distruggendo l’ecosistema e la salute delle persone: l’Ilva di Taranto.

Come nasce l’idea alla base di «Semina il vento»?

Nel 2013 a Taranto c’è stato un referendum consultivo sull’Ilva e pochissima gente è andata a votare: per me è stata una grande delusione. Ho cominciato a riflettere, a chiedermi se davvero l’inquinamento fosse l’unico problema o se ci fosse anche una mentalità che permette che questo accada. Il fatto che dal 1960 Taranto dipenda in maniera così radicale dall’Ilva ci ha fatto dimenticare che si può vivere in modi diversi, soprattutto abbiamo scordato quella cultura contadina che ha preceduto l’avvento della fabbrica, l’abbiamo rinnegata come sintomo di arretratezza. Volevo contrapporre queste due visioni: quella di Nica è legata a ciò che ha appreso dalla nonna, ha memoria di un mondo diverso, che vuole riscoprire con gli strumenti della scienza. Dall’altra parte c’è il padre che invece è cresciuto con il mito della modernità portata dall’industria.

Una scena da «Semina il vento»

Il tema dell’ambiente è centrale in tutto il mondo, ed è portato avanti in particolare dai più giovani.

La generazione più giovane è cresciuta potendo già constatare le conseguenze nefaste di un sistema economico molto aggressivo nei confronti della natura, e i ragazzi non credono più alle promesse in cui hanno creduto i loro genitori.

Il dramma che si consuma all’interno della famiglia riconduce la storia anche alla tragedia greca

Il mondo della mitologia greca è stato molto presente in fase di scrittura del film. In particolare il mito di Crono, che castra il padre Urano che impediva ai figli di uscire alla luce. A partire dall’azione di Crono inizia un tempo nuovo, il mondo dei Titani. Questo mito racchiude l’essenza di quello che volevo raccontare: è attraverso la ribellione che scaturisce una nuova possibilità, si apre una porta.