Una storia di amore (finita male) lungo vent’anni, dall’inizio di questo millenni di storia della Cina. E insieme un viaggio nel cinema di Jia Zhang-ke che a essa si intreccia sin dall’esordio, con Pickpocket (Xiao Wu,1997), documentando nei destini sentimentali e storici dei suoi personaggi un paesaggio collettivo che muta insieme a loro, che è distruzione e costruzione rapide, costanti, implacabili. C’è nelle immagini del regista cinese la cifra di una memoria attiva che nel tempo del cinema coglie quello del mondo e nel suo flusso prova a restituirne passato e presente, un gioco di sliding doors dell’impossibilità. Caught By the Tides col quale il regista torna in concorso al Festival, inizia nel 2001: un gruppo di donne cantano insieme e ridono mescolando canzoni tradizionali al pop delle canzonette.Qiaoqiao e Bin – lo stesso nome dei protagonisti di Ash Is Purest White – I figli del Fiume giallo, il film precedente a questo, del 2018, anche quella una storia d’amore mancato – stanno insieme, attraversano veloci i giorni per prendersi il futuro nel loro Paese che sta cambiando e cerca il grande balzo liberista dell’economia.

LE NEWS fuori campo annunciano l’entrata della Cina nel WTO (World Trade Organisation) accolto con l’entusiasmo. I due ragazzi che sono quelli di Unknown Pleasures (2002) danzano nelle notti con la voce punk di Cui Jian – il suono ribelle tanti anni prima di Tien An-men – ,scoprono moda, fashion, consumo pure se non ancora di lusso, pensano ai soldi, come farne di più e meglio, come cambiare la loro esistenza. Lei ha una frangetta sbarazzina, lui moltissime ambizioni. È una relazione fragile, irrequieta, respira l’aria dell’epoca. Poi lui all’improvviso decide di andare altrove, una città più grande in cui si sono più opportunità, e scompare. Passano i giorni, forse qualche anno, Quaioqiao non ha più la frangetta ma un’aria triste, cerca l’amato fra i luoghi che presto scompariranno, il governo ha deciso di costruire la diga delle Tre Gole sacrificando intere comunità. Milioni di persone aspettano di essere portate altrove lasciando lì, fra i palazzi buttati giù, le tracce delle loro esistenze: una bambola, una rivista, una teiera. Lui non risponde, con un’altra donna fa speculazioni edilizie, il loro amore affonda come la bellezza di quegli orizzonti. Che tracce ha lasciato questa cesura così violenta, cosa significa per chi verrà, che è rimasto di quelle esperienze, di posti bellissimi che non si potranno più vedere?Vent’anni di mutamenti della società cinese, nei destini di due personaggi

UN NUOVO SALTO e siamo durante il Covid, 2022, il grande trauma collettivo. L’uomo torna a casa perché dove sta non riesce più a lavorare, i vecchi amici fanno soldi con Tik Tok, al supermercato incontra la donna, ognuno è nella sua solitudine, l’unica voce amica è un robot: e se non era questo il futuro che sognavano?

TORNANDO fra le immagini girate in due decenni – non solo Unknown Pleasure ma anche Still Life per esempio – Jia Zhang-ke convoca una storia (o diverse storie) che ha già narrato in questo che appare come un bilancio e insieme un autoritratto di sé, un ritratto di Zhao Thao l’attrice e compagna complice di tutti i suoi film e di una generazione che è la loro di cui si afferma l’esperienza nei frammenti dei personaggi che hanno popolato e popolano il suo immaginario. Il cinema si fa qui possibile materiale di storia, evidenza, realtà che in una riscrittura di sé coglie quei dettagli forse sfuggiti: piccoli e generali ma in ogni declinazione lenti importanti del presente e delle sue delusioni che riguardano questi due ex-ragazzi e insieme a loro il senso di una società (quel sol dell’avvenire he appena si coglie nelle note finali…).
È dunque l’immagine lo spazio e la materia di una verità possibile? Jia Zhang-ke la interroga in questo suo film musicale – o forse compilation di una vecchia cassetta o lista dedicata di Spotify – ponendo le domande al proprio fare artistico che si dipana nel suo tempo e oltre di esso, fra i significati di possibili versioni parallele della stessa, per fare un altro film virtualmente contenuto nel materiale dei precedenti, lavorare con il passato (registrato, accumulato o messo in scena) come un materiale infinito, che cambia con le variazioni del presente, con il volgere degli eventi. È qui che accade, il tempo si avvolge, torna su di sé si espande, spalanca qualcos’altro.