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Non assegnato

Caucus, «comizi» collettivi per aggregare votanti. E contarli

Stati uniti. Le voci degli elettori dai seggi dell'Iowa tra sostenitori inamovibili e indecisi, arrivati per farsi convincere dai "capitani" sui pregi dei rispettivi candidati. E quest'anno con una possibilità in più: si può cambiare idea se il prescelto non supera il 15%

Scatole con i form di registrazione per i caucus in Iowa nel quartier generale democratico a Des Moines

Scatole con i form di registrazione per i caucus in Iowa nel quartier generale democratico a Des Moines

I caucus sono un processo antico di democrazia diretta. In uno spazio comune si riuniscono tutti i votanti raggruppati per candidato e rappresentanti da un «capitano», che chiameremmo rappresentante di lista.

I capitani hanno il compito di illustrare i pregi del loro candidato e in un secondo momento di motivare i votanti degli altri candidati per fargli cambiare idea e passare al loro gruppo. Sono presenti anche dei preziosissimi indecisi che arrivano al caucus ancora incerti su con chi schierarsi e che prenderanno una decisione lì per lì.

Il caucus principale di Des Moines si trova nella palestra della Drake University, dove è accorsa la stampa di tutto il mondo in un’atmosfera da Superbowl. L’attenzione mediatica aveva attratto non solo i votanti ma anche gruppi di pressione come i fight for 15, gruppo che lotta per un minimo sindacale di almeno 15 dollari l’ora e che aveva organizzato un flash mob all’ingresso del caucus.

Nelle altre sezioni si respirava un’atmosfera più aderente a quello a cui il caucus si riferiva originariamente. Alla Brody Middle School, scuola media di periferia nella zona dell’aeroporto, erano confluite coppie di amici, famiglie, vicini di casa, non sempre concordi riguardo il candidato da votare, come nel caso di Brenda e Sheila, amiche dai tempi delle superiori e che ora hanno 65 anni: una sosteneva Buttigieg e l’altra Sanders. «Quattro anni fa eravamo una per Hillary e una per Bernie – ci dice Brenda – Quest’anno sono sempre per Bernie e lei è per Buttigieg, ma Buttigieg è la mia seconda scelta».

Quest’anno infatti bisognava esprimere due preferenze con ben tre conteggi di voti. Il primo per segnare il numero dei voti di ciascun candidato; il secondo dopo il realignment, quando gli elettori dei candidati che in quella sezione non hanno raggiunto in 15% si spostano su candidati più forti; e l’ultimo per l’effettiva assegnazione dei delegati, fatta sulla base del rapporto tra voto e delegati di ogni contea.

«La mia prima scelta è Amy Klobuchar – dice Sam, 68 anni – Se non dovesse arrivare in fondo mi sposterei su Warren: sono stufo di votare per ricchi maschi bianchi. Ho smesso con Obama e non ricomincerò ora».

Alla Brody Middle School, Jennifer, 43enne afro-americana, comunità che nella bianchissima Iowa non ha molti rappresentanti, indossava una maglietta pro Cory Booker, senatore afroamericano del New Jersey che si è ritirato dalla corsa qualche settimana fa: «Lui era ed è il mio candidato preferito. Non so ancora da chi andare, sono qui per farmi convincere. Di certo so soltanto che voglio votare oggi come a novembre». Alla fine Jennifer ha raggiunto il gruppo di Biden.

Nella palestra della scuola c’erano degli osservatori e alcuni giornalisti locali, conosciuti da tutti i votanti che li chiamavano per nome. Sugli spalti della palestra anche dei bambini. «Voto per Bernie, la seconda scelta sarebbe Buttigieg – spiega Dan, 28 anni – Ho portato mio figlio,voglio che veda come funziona la democrazia. Se lo impara oggi la difenderà domani».


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