Il rettore dell’università Francesco Mola, il direttore generale dell’ateneo Aldo Urru, la dirigente del settore manutenzioni Antonella Sanna e un tecnico dello stesso ufficio, Agostino Zirulia, sono stati iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla magistratura cagliaritana sul crollo, avvenuto martedì scorso, della palazzina in via Trentino dove sino a due ore prima del disastro, in aule affollatissime, si sono tenute le lezioni della facoltà di Lingue. E dopo la strage sfiorata, ieri mattina un altro crollo: nella sede amministrativa dei progetti universitari Erasmus si è staccata una parete di cartongesso. Erano presenti solo due impiegati, rimasti illesi perché lontani dal cedimento. Tutto lo stabile dell’ufficio Mobilità internazionale è stato chiuso.

L’iniziativa della Procura che vede coinvolto anche il rettore Mola è un atto dovuto: a fronte dell’incarico che entro oggi il magistrato affiderà a un proprio esperto per la perizia sull’edificio collassato, l’iscrizione al registro degli indagati serve a rendere possibile, per i quattro che hanno ricevuto l’avviso di garanzia, la nomina di periti di parte. Le ipotesi di reato sono crollo colposo di edificio e disastro colposo.

Continua intanto l’assemblea-presidio convocata dagli studenti nell’aula magna dell’università. Dalla discussione è venuto fuori un documento con il quale si chiede un piano organico per l’edilizia universitaria, più trasparenza nella gestione della manutenzione degli edifici utilizzati per le attività didattiche e una commissione d’inchiesta interna parallela alle indagini della magistratura. «Vogliamo risposte chiare sulla sicurezza delle nostre aule – si legge nel manifesto dell’assemblea -. Il crollo di via Trentino non è stato un’imprevedibile catastrofe, ma il frutto di decenni di tagli continui e sistematici all’istruzione e di politiche pensate per soddisfare interessi economici di segno puramente aziendale, a scapito del diritto allo studio e della qualità dell’insegnamento».

Alle rivendicazioni e alla denuncia degli effetti perversi dell’aziendalizzazione delle politiche dell’istruzione, segue un «no» al ritorno alla didattica a distanza, che ora potrebbe essere proposto dai vertici accademici come misura inevitabile, vista l’inagibilità delle aule ridotte a macerie dal crollo di martedì. «La mancata garanzia di spazi sicuri in cui studiare e fare lezione – avvertono gli studenti nel loro documento – non può giustificare un ritorno generalizzato alla didattica a distanza, che non garantisce in modo eguale per tutti un pieno accesso alle lezioni e alle altre attività universitarie«. Infine, un affondo contro l’alto costo degli studi: «Alla luce dei pesantissimi tagli ai servizi operati negli ultimi anni – scrivono gli studenti – riteniamo sia del tutto ingiustificato continuare a pagare tasse che per la maggioranza di noi sono proibitive».

L’indagine della Procura prosegue. Su mandato del magistrato, ieri la polizia ha sequestrato, negli uffici dell’università, documenti relativi a tutti gli interventi eseguiti negli ultimi anni sull’edificio crollato. E’ stato lo stesso rettore Mola a specificare che sull’immobile collassato sono stati fatti di recente lavori di ristrutturazione, confermando quanto già segnalato, dopo il disastro, dagli studenti, molti dei quali, nelle settimane precedenti al disastro, hanno fotografato crepe e fenditure sui muri della palazzina che poi è venuta giù. Foto ora visibili sui vari profili social delle ragazze e dei ragazzi che sino a martedì hanno seguito le lezioni in via Trentino.