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Internazionale

Basta col parlamento. Ora Bolsonaro ha voglia di autogolpe

Triste Brasile. Estrema destra in piazza il 15 marzo per chiudere il Congresso, che intralcia i progetti del presidente. E lui sposa l’iniziativa. il generale Augusto Heleno, volto autoritario della fortissima ala militare del governo: «Non possiamo accettare che questi tizi ci ricattino tutto il tempo. Che si fottano»

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ex capitano dell’esercito

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ex capitano dell’esercito

Cresce sempre più, nel governo Bolsonaro, la voglia di autogolpe. A scatenare l’ultima e più grave crisi istituzionale è stato il generale Augusto Heleno, il volto più autoritario della fortissima ala militare del governo, il quale, non sapendo di essere registrato, ha dato libero sfogo a tutta la sua irritazione verso il Congresso, invitando ben poco elegantemente i parlamentari a «fottersi».

«NON POSSIAMO ACCETTARE che questi tizi ci ricattino tutto il tempo», è esploso il capo dell’Ufficio di sicurezza istituzionale a proposito delle trattative in corso con il Congresso riguardo alla gestione del bilancio dell’anno in corso. E, non contento, ha suggerito a Bolsonaro di convocare il popolo in strada, anziché negoziare quella che ha definito una «resa».

Poteva trattarsi solo dell’ennesimo scivolone antidemocratico in un paese che, dal golpe del 2016 contro Dilma Rousseff, di offese alla democrazia ne ha registrate a ripetizione. Una deriva autoritaria e fascista esplicitata in maniera chiara, per citare solo gli ultimi casi, dall’evocazione, da parte di Eduardo Bolsonaro prima e del ministro dell’Economia Paulo Guedes poi, di un nuovo AI-5, l’Atto istituzionale, promulgato nel 1968 dal generale Artur Costa e Silva, che ha dato avvio alla fase più brutale della dittatura. O, ancora, dallo sconcertante plagio di Goebbels di cui si è reso protagonista l’ormai ex segretario della Cultura Roberto Alvim nel suo auspicio di un’arte brasiliana «eroica e nazionale».

IL «FODA-SE» DI HELENO, tuttavia, ha assunto un carattere ancor più inquietante. Non solo perché i “bolsominions” hanno immediatamente raccolto l’invito del ministro lanciando per il 15 marzo una manifestazione per la chiusura del Parlamento, ma, soprattutto, perché a sposare l’iniziativa è stato Bolsonaro in persona. Il quale, del resto, si è mostrato più e più volte insofferente nei confronti del Congresso, colpevole di rallentare il suo progetto di devastazione sociale e ambientale del paese, di cui il progetto di legge per il via libera nei territori indigeni alla costruzione di centrali idroelettriche, alle attività minerarie, all’estrazione di petrolio e gas è uno dei più drammatici esempi.

Non sorprende allora che il presidente abbia dato il suo sostegno alla manifestazione del 15 marzo e l’abbia fatto condividendo su WhatsApp un video di 1 minuto e 40 secondi che ripercorre le immagini più gloriose delle sue gesta a favore della patria, inclusa la controversa coltellata che gli ha regalato la presidenza, con eloquenti scritte in sovrimpressione: «È stato chiamato a lottare per noi. Ha attaccato briga per noi. Ha sfidato i potenti per noi. È quasi morto per noi. Sta affrontando la sinistra corrotta e sanguinaria per noi. Soffre calunnie e menzogne per garantire il meglio a noi».

COSICCHÉ, di fronte a cotanti sacrifici, il minimo che può fare il popolo per esprimergli un po’ di riconoscenza è scendere in strada il 15 marzo in appoggio a un presidente così incredibilmente «lavoratore, instancabile, cristiano, patriota, capace, giusto» e, alla faccia degli scandali che hanno travolto lui e la sua famiglia, pure «incorruttibile».

Come per i precedenti affondi antidemocratici del governo, le reazioni sono state immediate e durissime. «È urgente che il Congresso, le istituzioni e la società prendano posizione in difesa della democrazia», ha dichiarato Lula. «È necessaria una forte risposta delle istituzioni, se non si vuole che il paese sprofondi un’altra volta nell’oscurità della dittatura», gli ha fatto eco Dilma Rousseff. E via di questo passo, a sinistra come al centro e persino a destra.

MA, QUESTA VOLTA, più di ogni altra, la sensazione è che Bolsonaro – il quale ha provato invano a giustificarsi parlando di uno scambio di messaggi personali tra amici – abbia davvero passato il segno. Tant’è che persino il decano del Supremo Tribunale Federale Celso de Mello è intervenuto per denunciare «il volto oscuro di un presidente della Repubblica che disconosce il valore dell’ordine costituzionale, che ignora il principio della separazione dei poteri, che esprime una visione indegna dell’altissima carica che ricopre». Aggiungendo: «Per quanto possa molto, il presidente non può tutto», se non vuole «incorrere nel crimine di responsabilità», quello cioè che giustifica un processo di impeachment.

E puntualmente una richiesta di impeachment – parola magica evocata da più parti nei confronti di Bolsonaro – è già stata annunciata dal deputato socialdemocratico Alexandre Frota.


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