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Editoriale

Un 25 aprile per una nuova società partigiana

Un milione anche virtuale. È uno scatto di soggettività, la premessa di un impegno a costruire oggi una «nuova società partigiana», quella che ci serve per impedire che da questa pandemia esca il peggio, un impegno per rivedere criticamente il mondo di ieri e farne uno che abbia i tratti di quello che si sperò di fare con la Resistenza 75 anni or sono

25 aprile del 1994

25 aprile del 1994

Vi ricordate di quel 25 aprile del 1994, tutti ancora paralizzati dallo shock per la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi e per primo a reagire fu proprio il manifesto lanciando il messaggio: tutti in piazza a Milano a celebrare la Resistenza e la Liberazione?

A quell’appello rispose una quantità di gente, sotto una pioggia senza precedenti a marciare per le vie della capitale del CLN si ritrovò una folla straripante e inattesa, una manifestazione senza precedenti. Bene: non voglio certo paragonare il Cavaliere al coronavirus, per carità, ci mancherebbe! Io poi sono politically correct!!

Ho richiamato quel lontano evento di 26 anni fa solo per ricordare che questa nostra incredibile Resistenza è diventata sempre più per tantissimi di noi italiani una leva della mobilitazione civile, collettiva, l’ispiratrice di un sussulto militante.

E di questo abbiamo bisogno ora.

Certo neppure i più eroici partigiani potrebbero sconfiggere «corona». Per riuscirci occorre la scienza e, per citare la più importante, la sanità pubblica.

E però credo che a tutti stia apparendo chiaro, in questi giorni di riflessione cui la clausura ci spinge, che comunque il nostro mondo non sarà più lo stesso.

Il virus ci ha reso traumaticamente consapevoli che il modo in cui abbiamo vissuto pur nella pace relativa di cui l’Occidente ha goduto deve esser cambiato.

Ma come cambierà non dipenderà dalle stelle, ma da noi, da quello che noi faremo. E un’indicazione ci viene a questo scopo, per quanto il contesto sia così diverso e il nemico da battere di tutt’altra natura, di nuovo dal 25 aprile.

L’aspetto più straordinario della Resistenza è infatti che non si trattò solo di azione militare: pur senza voler ridurre il valore di quella impari battaglia armata, ci fu una mobilitazione ben più vasta.

Quella che dette vita – per adottare la definizione che gli dette Roberto Battaglia, storico e comandante della Brigata Garibaldi nella Lunigiana – a una «società partigiana».

PERCHÉ A FIANCO delle donne e degli uomini armati ci furono tantissimi che non imbracciarono il mitra ma si dettero a costruire in quei due anni terribili una forza anche più significativa, fatta di organizzazione civile solidale, l’embrione della società democratica e egualitaria che avremmo voluto.

Fino a qualche mese fa avrei pensato che non saremmo più stati capaci di ridar vita ad una esperienza come quella, oggi, pur nella consapevolezza che gli scenari prossimi potrebbero essere terribili, ho un po’ di ottimismo.

In queste settimane abbiamo assistito a una significativa riscoperta – dopo decenni di triste e gretto individualismo – che ognuno di noi esiste solo in quanto essere sociale, parte di una collettività da cui interamente dipende.

Scriveva don Milani: «Affrontare i problemi da solo è l’avarizia, affrontarli tutti insieme è la politica».

E la politica è il «pubblico», vale a dire qualcosa che ciascuno di noi ha il diritto, ma anche il dovere, di gestire: un esteso «bene comune», cui ci spetta (e ci impone) di occuparsi, e che è cosa diversa dallo stato (talvolta pericoloso).

È un dato che non dobbiamo disperdere, perché è essenziale per capire che società vogliamo, un programma che non sia solo ripristinare la società di prima, ma abbia il compito di disegnare quella che avevano nel cuore i combattenti di allora e che avevano cominciato ad abbozzare nel vuoto statale, praticando la solidarietà e considerando l’essenziale bene comune.

Sul sito che da oggi è aperto nella rete – 25aprile2020.it – troverete l’invito ad essere tutti in piazza, questa volta virtuale, alle 11 del 25 aprile, per celebrare insieme, e speriamo di essere un milione – la giornata antifascista della Liberazione.

È un appello firmato anche da noi de il manifesto, assieme a una quantità di persone che si incontrano in una iniziativa politica comune oggi forse per la prima volta: vecchi partigiani, artisti, show man, professori, sacerdoti, dirigenti di reti della società civile impegnate nell’azione di volontariato… A parlare da una piattaforma digitale che ci consentirà a tutti di seguire la cerimonia parlerà Carla Nespolo, presidente dell’Anpi.

È UNO SCATTO di soggettività, la premessa di un impegno a costruire oggi una «nuova società partigiana», quella che ci serve per impedire che da questa pandemia esca il peggio, un impegno per rivedere criticamente il mondo di ieri e farne uno che abbia i tratti di quello che si sperò di fare con la Resistenza 75 anni or sono.