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Editoriale

Terra, casa, lavoro. Perché sentiamo nostro il messaggio del papa

In edicola dal 5 ottobre il libro con i «Discorsi ai movimenti popolari» di papa Francesco. Rivoluzione in Vaticano (e al manifesto)? No, ma per la Chiesa certamente una discontinuità forte. Il comunismo non c’entra ma il focus delle parole del papa ha a che fare con i movimenti rivoluzionari

Papa Bergoglio ed Evo Morales a Santa Cruz, in Bolivia

Le parole del Papa veicolate da il manifesto: uno scandalo? Saranno in molti a gridarlo.

Già parecchi hanno cominciato minacciosamente a chiamare Bergoglio «comunista in tonaca bianca», figurarsi quando scopriranno che i suoi discorsi agli Incontri Mondiali dei Movimenti Popolari (EMMP) – Roma 2014; Santa Cruz in Bolivia 2015 (ne abbiamo parlato qui e qui); di nuovo Roma 2016  (ne abbiamo parlato qui, qui e qui, il prossimo era ipotizzato nientemeno che a Caracas) – vengono addirittura distribuiti in abbinamento al quotidiano dei comunisti senza tonache quali siamo noi.

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Di comunisti (o simili) in effetti agli incontri ce ne sono stati e anche importanti: all’ultimo Pepe Mujica, guerrigliero coi Tupamaros e quindi presidente dell’Uruguay, calorosamente salutato da Papa Francesco; con Evo Morales, presidente indio della Bolivia, c’era stata quasi una cogestione della conferenza.

E poi, con i movimenti, provenienti da 68 paesi diversi, ce ne sono stati molti altri, ancorché non presidenti, ma a capo di assai importanti organizzazioni di sinistra: João Pedro Stedìle, leader dei Sem terra brasiliani e il coordinatore della rete internazionale Via campesina tanto per fare un esempio, ambedue – fra l’altro – membri del comitato internazionale del Forum Sociale Mondiale, con cui la EMMP ha molti tratti comuni nonostante qualche dissenso.

Era stato peraltro invitato anche Bernie Sanders che poi non è potuto venire e a seguire i lavori ci sono stati Indignados, Confederazioni sindacali, persino il Leoncavallo.

Rivoluzione in Vaticano, dunque (e al manifesto)? No, ma per la Chiesa certamente una discontinuità forte, pratica e teorica.

Il comunismo non c’entra ma il focus significante delle parole del papa ha certo a che fare con i movimenti rivoluzionari: per via dell’insistente richiamo alla soggettività, al protagonismo delle vittime, che debbono prendere la parola e non solo subìre. Perciò occorre dar valore alla politica con la P maiuscola, di cui «non bisogna avere paura, perché è anzi la forma più alta della carità cristiana».

Non politica «per» i poveri, però – che «è carro mascherato per contenere gli scarti del sistema» (Francesco parlava dei «bonus»?), ma politica «dei» poveri, e cioè praticata direttamente da loro. Questo significa «rifondare la democrazia», che è oggi recinto dai «confini ristretti», è solo quella èlitaria, ufficiale, inservibile.

Alla denuncia dell’ingiustizia da parte della Chiesa – espressa sia pure con maggiore prudenza di quanto accade oggi che si condanna senza mezzi termini la globalizzazione neoliberista, la corruzione della finanza, il terrorismo del danaro – qualche papa ci aveva già abituati.

In questo senso il Concilio Vaticano II è stato una straordinaria porta spalancata su un pensiero cristiano fino ad allora per i più inimmaginabile.

Colpì anche noi comunisti che del Vaticano, e non senza ragioni, eravamo abituati a sospettare.

Nelle tesi per il IX congresso del PCI fu inserita una affermazione significativa: la religione sentitamente vissuta può essere un contributo importante alla critica anticapitalista. Un concetto su cui Togliatti tornò in modo più netto nel discorso, diventato famoso, tenuto al primo convegno su cattolici e comunisti promosso da una organizzazione comunista: dalla federazione della «bianchissima» Bergamo (di cui mi piace ricordare che era segretario uno dei fondatori de Il Manifesto, Eliseo Milani).

E poi c’erano stati in America Latina, negli anni ’70, Puebla e la Liturgia della Liberazione.

Ma la grande innovazione di cui Papa Bergoglio si fa ora paladino sta nel dire che i poveri bisogna amarli e aiutarli e che poi andranno in paradiso, ma che devono alzare la testa e combattere qui e oggi, su questa terra e in questo tempo. E nel chiedere ai movimenti, e cioè alla politica, di farsi carico di generare i processi necessari.

Se il manifesto veicola i discorsi di papa Francesco, non è per ospitalità, o per strumentale ammiccamento. È perché questo suo messaggio lo sentiamo nostro. Utile anche ai nostri lettori. Molti generosamente impegnati nella solidarietà, e però spesso, per disillusione, ormai scettici verso la politica.

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Da domani, 5 ottobre, in edicola con il manifesto «Terra, casa, lavoro. Discorsi ai movimenti popolari» di papa Francesco. Un libro edito da Ponte alle Grazie curato da una delle nostre firme Alessandro Santagata. Introduzione di Gianni La Bella.

Se non lo trovi in edicola, visita il nostro store, la spedizione è inclusa.

  • roccosiffredi

    “Un concetto su cui Togliatti tornò in modo più netto nel discorso, diventato famoso…”. Non famoso quanto il voto sull’articolo 7, uno dei tanti disastri della carriera dell'”abile” politico genovese le cui conseguenze ci portiamo addietro da 70 anni. Ma ai comunisti, come a tutti i credenti, piace nutrirsi di chiacchiere a discapito dei fatti, In questo senso le uscite del papa argentino sono una manna.

  • massimo gaspari

    copia mail inviata alla segreteria di sinistra italiana

    proposta per un modello europeo di solo-difesa.

    la questione, conseguente alla politica di unificazione, di quale modello di difesa possa essere assunto e progettato dall’europa stante la sussistenza di ordigni nucleari va ricondotta alla condizione geopolitica in cui esso puo’ svilupparsi, quello di terra di transito, di terza parte non egemonica, in questi termini, sempre neutrale ed in ogni caso mai belligerante.
    le tecnologie militari meccaniche ed elettroniche di solo-difesa, sicuramente sul territorio e ovunque risulti necessario per la loro sussistenza, vanno definite in termini di negazione, di impedimento fisico di deflagrazione ovunque essa si configuri, di tutela quindi in logica ed ultima istanza della parte in questi termini aggredita qualunque essa sia.
    lo sviluppo progressivo e triparallelo di questo sistema si realizza coordinatamente, da un lato allo riduzione dell’apparato di offesa, almeno fino al suo termine verificabilmente simbolico, dall’altro alla estensione , condivisione, implementazione accuratamente ponderate di questa stessa politica presso alleati e potenziali aggressori diretti od ovunque attivi nel mondo.
    l’abolizione anche interna, quindi, di qualunque presidio di forza sul territorio viene definito come obbiettivo teorico collegato del dispositivo politico europeo.

    massimo gaspari

    e’ un contenuto che intendo pubblicare su commo.
    sono ancora in attesa di sapere perche’ non posso accedere al mio profilo e chi lo ha censurato

  • Albin Planinc

    Quando c’è un “vuoto” politico, c’è sempre qualcuno che andrà a colmarlo.
    In Italia, per debacle di gran parte della (pseudo)sinistra – passata armi e bagagli al neoliberismo – si è creato appunto questo vuoto. E non basta certo a colmarlo la buona volontà di quella parte (ormai esigua) di sinistra che i “governisti” disprezzano come sinistra di sola e pura testimonianza.
    E allora ci prova a colmarlo la Chiesa. O almeno la parte più progressista della Chiesa.

  • Spartacus

    Imbarazzante. Ci sono forme di autolesionismo che roccosiffredi pratica con una costanza che forza quasi l’ammirazione.
    Chiacchiere appunto che non tengono conto dell’agire, quell’agire al quale Norma fa riferimento nel suo editoriale, citando movimenti, associazioni ed esperienze (anche cristiane, per l’appunto) che ogni giorno, da decenni, si battono per cambiare la vita di chi sta male.
    Ma c’è chi preferisce lazzi, frizzi e perepé del guitto di turno.

  • rocco siffredi

    Il “guitto di turno” sarebbe chi non legge neanche il nome dell’editorialista?