closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Commenti

Senza via d’uscita se le correnti restano strumenti di potere

Caso Palamara e non solo. Molti ritengono sia giunto finalmente il tempo per «regolare i conti» tra una politica, all’attacco, e i giudici oggi in grave difficoltà. Ma la politica non pare il miglior giudice. Abbandonare le difese corporative, denunciare i malanni della giustizia. Con la convinzione che, dentro e fuori la magistratura, non tutti la pensano allo stesso modo

Stiamo assistendo al naufragio dei magistrati, travolti da una serie di sconcertanti vicende, e nessuna scialuppa di salvataggio è alle viste. Ciò che si rischia non è la condanna di singoli comportamenti inaccettabili, ma la delegittimazione dell’intero ordine e la messa in discussione del principio costituzionale che assicura ai giudici l’autonomia e l’indipendenza «da ogni altro potere» (come scrive l’art. 104 della Costituzione), nonché la stessa possibilità di amministrare la giustizia «in nome del popolo» (come ci ricorda l’art. 101 della Costituzione). Non sarà una commissione d’inchiesta a poter restituire l’onore perduto dai giudici, la cui causa risiede in disinvolte...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi