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Editoriale

San Calisto, preferisco

Preferisco un bar con l’insegna consumata
una sedia di un modo e una di un altro
come le persone che ci stanno sopra
preferisco gustà un gelato sano dal gusto sopraffino
tra un vaffanculo e l’altro, pure questo genuino

preferisco fà due chiacchiere con uno sconosciuto che viene da lontano
senza volé sapé se da Malindi o da Bolzano
preferisco sentì le vecchie storie raccontate da matti innocui e strambi cialtroni
preferisco stà da solo a un tavolo senza nessuno che me rompe li cojoni
preferisco du’ pischelletti con li capelli strani e ’na chitara
preferisco vedé un laureato giocà a scacchi con un avanzo de galera
preferisco vedé li vecchi del rione giocà a carte sulla piazza da mattina a sera
strillanno a squarciagola tra ’na scopa e ’na premiera

Preferisco pensà che come uno scolaro un po’ vivace, er preside severo l’ha sospeso:
3 giorni a casa e poi ricominciamo in santa pace
preferisco non pensare che quest’oasi di colore diventi un deserto arido senza un goccio di folclore
e sbiadisca piano piano senza che nessuno s’accorga de niente
preferisco non svejamme ’na mattina e trovacce n’artro brutto ristorante
le tovaglie bianche e rosse come orribili scacchiere e in bella mostra un’amatriciana in plastica e un prosecco in un bicchiere
du’ ragazzetti svegli che te invitano a pijà posto: «come inside, come inside, benvenuti da Callisto!»

preferisco de ’sto santo no la catacomba o er pozzo ma solo l’insegna bianca de un baretto vecchio e pazzo.