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Internazionale

Piñera chiede perdono, ma non per i 18 morti. E in Cile resta il coprifuoco

Dopo la rivolta. Il presidente fa ammenda: «Non siamo stati capaci di riconoscere la situazione di ingiustizia». Non una parola sulla brutale repressione da parte delle forze di sicurezza. L'annuncio di misure sociali, tra cui l'aumento del 20% delle pensioni di base, ma lasciando inalterata la privatizzazione del sistema

Dopo nove giorni di proteste di massa, lo stato d'emergenza e il coprifuoco e i militari per le strade come all'epoca della dittatura, dopo la criminalizzazione dei manifestanti e la repressione selvaggia, dopo i morti - il bilancio ufficiale è salito a 18, ma potrebbero essere molti di più - e gli innumerevoli feriti, dopo gli arresti e le torture, il presidente Sebastián Piñera, alle 21.30 ora locale di martedì, ha chiesto perdono. «Non siamo stati capaci di riconoscere la situazione di ingiustizia», ha detto, accorgendosi solo ora, dopo un anno e mezzo alla guida del paese, di una realtà...

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