Dopo giorni di relativo calo, il numero di casi (solo nell’Hubei) in un giorno è aumentato di 14.840 unità e il numero dei morti di 242 unità. In tutta la Cina si sono registrati 254 morti, per lo più nell’Hubei che rimane la zona più contagiata. Il repentino «salto» dei numeri è dovuto essenzialmente al cambio di definizione di «caso confermato» attuato nella regione dell’Hubei dalle autorità sanitarie. Da ieri infatti, solo nell’Hubei, vengono inclusi tra i casi confermati anche quelli che mostrano la polmonite con la tac al torace (definiti casi «diagnosticati clinicamente»).

I CASI SUPPLEMENTARI inclusi ieri con le nuove regole sono rispettivamente 13.332 casi e 135 morti. Questa scelta operata dalle autorità sanitarie cinesi ha alcune conseguenze. Tra quelle positive va annoverato il fatto che, usando le vecchie regole, si sarebbero avuti 107 morti e 1.508 nuovi casi nell’Hubei, in linea con i dati degli ultimi giorni (aumento dei morti e calo dei casi). Nelle altre province – infatti – cinesi il calo prosegue. Quindi la tendenza degli ultimi giorni sembra confermata, e viene definitivamente smentita la voce di un cambio di definizione dei casi confermati allo scopo di diminuire i numeri. I numeri con le nuove regole aumenteranno. Esistono anche elementi negativi: difficilmente si avranno casi disaggregati per le varie categorie di casi (confermati e clinicamente diagnosticati, Hubei e non-Hubei).

QUESTO RENDERÀ molto più difficile studiare l’epidemia per gli epidemiologi. E rende poco utili anche le proiezioni fatte finora, perché la nuova definizione basata sui sintomi probabilmente includerà anche casi spuri di polmoniti non da coronavirus, sporcando ulteriormente i dati. Non è detto che siano molti. All’origine del cambiamento della definizione potrebbero aver contribuito più fattori. Innanzitutto, stando anche a quanto riportato dai media locali su imbeccata di funzionari del partito, se si è cambiata definizione è perché i test del virus non bastano o non sono abbastanza accurati (entrambe le cose sono state ripetutamente ventilate).

Questo naturalmente comporta nuovi dubbi sui numeri ufficiali comunicati finora, anche perché i casi asintomatici continuano a sfuggire e dal punto di vista della comprensione dell’epidemia questo invece è il dato più prezioso che cercano gli scienziati.

UN ALTRO ASPETTO legato a questa decisione, potrebbe dipendere dal terremoto politico che si sta abbattendo sulla regione dell’Hubei. Xi Jinping dopo aver mandato il suo fedele alleato Chen Yixin a prendere in mano la situazione, ha provveduto ad altre sostituzioni. Come riportato dalla Xinhua, l’agenzia di stampa ufficiale, il segretario del partito dell’Hubei Jiang Chaoliang è stato sostituito dall’exsindaco di Shanghai Ying Yong, 61 anni, stretto alleato di Xi Jinping, così come è stato allontanato il capo del partito comunista della città di Wuhan, Ma Guoqiang, 56 anni, sostituito da Wang Zhonglin, 57 anni, segretario del partito di Jinan, nella provincia orientale dello Shandong.

ARRIVANO NOVITÀ dalla Diamond Princess, la nave al largo di Yokohama: ieri il governo di Tokyo ha fatto sapere che alcuni dei passeggeri anziani della nave da crociera affetti da malattie croniche «potranno sbarcare prima di quanto previsto dai protocolli di quarantena, a patto di risultare negativi ai test per il nuovo coronavirus».

Il ministro della Salute, Katsunobu Kato, ha dichiarato che lo sbarco dei passeggeri più anziani e debilitati potrebbe avvenire già oggi. I test dei passeggeri a bordo della nave, in quarantena a Yokohama, hanno accertato 44 nuovi casi di infezione da coronavirus, che portano il totale dei contagi a 218.

C’è un’altra nave da crociera, questa volta attraccata a Sihanoukville (una sorta di feudo cinese), in Cambogia. Dopo giorni di tensione seguiti al divieto di sbarco da parte di ben cinque paesi asiatici, preoccupati dal rischio di focolai del nuovo coronavirus, ha trovato un porto. L’ultimo paese a negare l’attracco alla nave, due giorni fa, era stata la Thailandia.