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Economia

Il «rivoluzionario» che portò la finanza dentro le auto

Dieci anni al Timone. L’acquisto di Chrysler, la svolta del lusso. Ma per lui lavoro e Italia sempre secondari

Sergio Marchionne firma una Panda a Pomigliano nel 2011

Sergio Marchionne firma una Panda a Pomigliano nel 2011

Anche l’addio è stato rivoluzionario. Lo aveva programmato per tempo, come tutte le sue mosse. La sua formazione da filosofo hegeliano si spera glielo abbia fatto accettare più serenamente. Che Sergio Marchionne sia un rivoluzionario è riconosciuto da tutti, in primis da chi lo ha combattuto. Sono molti i pregi che gli vengono unanimemente riconosciuti: «un genio della finanza» è sicuramente il maggiore. Ha preso una Fiat sull’orlo del fallimento e ora Fca non ha debiti: a lui la famiglia Agnelli dovrebbe fare un monumento. Al manager canadese di formazione, teatino di origine («quando stava qui ad Atessa la calata...

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