Ieri si è svolta la conferenza stampa «Emergenza Gaza: le richieste delle organizzazioni della società civile», promossa dall’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi) e da Amnesty International Italia. Le due associazioni, insieme ad altre organizzazioni della società civile, hanno chiesto alle istituzioni italiane, all’Unione europea e alla comunità internazionale, di affrontare con urgenza la crisi umanitaria a Gaza e le violazioni dei diritti umani.

Durante l’evento è stata presentata la manifestazione per la pace «senza simboli né bandiere» che si terrà venerdì 27 ottobre a piazza dell’Esquilino, Roma. Alla manifestazione promossa anch’essa da Amnesty International parteciperanno diverse associazioni tra cui Cgil, Anpi e Arci. «A Gaza stare sotto le bombe vuol dire attendere il proprio turno, perdere ogni speranza. Io porto sul mio corpo il peso di tanta rabbia e di una grande tristezza. Dal 2014 non mi sono mai perdonato per non aver potuto salvare mia figlia dalle bombe, non sono neanche riuscito ad abbracciarla» è intervenuto ieri Yousef Hamdo arrivato in Italia per lavoro poco prima dell’inizio della guerra, lasciando a Gaza tutta la sua famiglia, i colleghi e gli amici. «In questo momento le persone stanno morendo sotto le macerie o sono ancora sotto le rovine da giorni – continua – dov’è il mondo davanti tutto ciò? I civili a Gaza vivono la morte continuamente, hanno tutti paura di quando arriva la notte, e nessuno in quest’incubo sta dicendo niente. Una mia collega è stata tirata fuori viva dalle macerie, tutta la sua famiglia è morta. Si chiede continuamente se è stata più fortunata lei o i suoi cari. Un mio collega disabile mi racconta che ha preferito lasciare i figli lontani da lui perché se dovesse succedere qualcosa non sarebbe in grado di salvarli e non potrebbe sopportarlo. Mi chiedo perché se il vostro governo ha detto ’aiutiamoli a casa loro’ adesso che potrebbero farlo non lo sta facendo? Abbiamo più di duemila persone che non vogliono lasciare la loro casa ma nessuno li sta aiutando».

Hanno preso parola anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, Silvia Stilli, presidente di Aoi, la presidente di Assopace Palestina e già vicepresidente del parlamento europeo, Luisa Morgantini, Maurizio Simoncelli della Rete Pace e Disarmo e Meri Calvelli, direttrice del Centro italiano di scambi culturali a Gaza. «Il conflitto israelo-palestinese non ha avuto inizio con la strage del 7 ottobre: sono più di 50 anni di guerra e occupazioni militari, 17 anni di assedio a Gaza. Nella striscia si contano 5.791 morti, di cui 2.360 minori, 1500 dispersi e 1 milione e 400.000 sfollati. Manca tutto ciò che serve alla sopravvivenza. L’evacuazione forzata da Israele nel sud di Gaza è impraticabile e insostenibile. Come organizzazioni umanitarie chiediamo che la priorità per il nostro governo, le leadership europee e mondiali sia la protezione della popolazione civile e il rispetto dei diritti umani» ha dichiarato Silvia Stilli.