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Reportage

In Serbia porte aperte, la tigre xenofoba non morde

Europa. Viaggio nel paese che non ha paura dei migranti: «Anche noi siamo fuggiti dalla guerra». E i nazionalisti al potere non li cacciano: sanno che Belgrado è solo un punto di transito

Migranti in fila per il cibo in una fabbrica abbandonata a Sid, in Serbia, vicino al confine con la Croazia

Migranti in fila per il cibo in una fabbrica abbandonata a Sid, in Serbia, vicino al confine con la Croazia

«In Italia noi serbi non godiamo di una buona reputazione, ma di certo dimostriamo maggiore solidarietà nei confronti dei migranti rispetto a tanti europei». Esordisce così l’illustratore Aleksandar Zograf, noto per il suo diario in forma di fumetto scritto durante la guerra: la città di Pancevo, dove risiede, fu una di quelle più colpite dai bombardamenti Nato di fine anni Novanta. CLASSE 1963, ALEKSANDAR ha trascorso la giornata di venerdì con una trentina di ascoltatori di Radio Popolare in crociera sul Danubio sul battello storico Kovin in un tour culturale guidato dal milanese Eugenio Berra, da sei anni nei Balcani....

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