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Reportage

Il mostro a due teste del Messico

Stritolati. Da una parte la violenza delle bande criminali, dall’altra quella di uno Stato complice e latitante. Nel mezzo una realtà fatta di desaparecidos, fosse comuni e politici corrotti. Così per avere una via d’uscita i giovani cresciuti nelle municipalità periferiche di Mexico City recuperano l’identità comunitaria della "pandilla"

Città del Messico, 26 settembre 2016.  Un giovane partecipante al corteo  in ricordo dei 43 ragazzi di Ayotzinapa scomparsi due anni fa

Città del Messico, 26 settembre 2016. Un giovane partecipante al corteo in ricordo dei 43 ragazzi di Ayotzinapa scomparsi due anni fa

Ogni mattina le bacheche per gli annunci del metrò di Città del Messico vengono ricoperte di volantini di familiari che cercano un caro scomparso. Le edicole sono quotidianamente decorate con nuove foto di morti ammazzati. La tv pubblica propone carrellate di omicidi e sparizioni. Dal 2006 il Messico è un paese in guerra. «L’offensiva contro il narcotraffico dell’allora presidente Calderón ha scatenato una spirale di violenza che non ha nulla da invidiare all’Afghanistan, la Siria, lo Yemen e l’Iraq» dice la giornalista Veronica Basurto. Oltre 175mila morti in dieci anni di conflitto. 20.525 omicidi dolosi nel 2015. Più di 28.000...

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