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Editoriale

Il manifesto all’asta

Mi riprendo il manifesto. Entro aprile si svolgerà la prima fase della vendita della nostra testata. Abbiamo già presentato al ministero per lo Sviluppo un'offerta congrua per l'acquisto. Ma semmai si presentassero all’asta una o più persone con offerte milionarie, è bene che gli eventuali futuri proprietari sappiano che dovranno convivere per lunghi anni con questa redazione e questo vivace collettivo di lavoro

Care lettrici, cari lettori, il momento storico per la cooperativa è finalmente arrivato: sfogliando il giornale di oggi troverete l’annuncio del bando di vendita della nostra testata.

I Liquidatori, nominati dal Ministero per lo Sviluppo economico, hanno finalmente reso pubbliche le modalità e la somma richiesta per acquistare il manifesto. La pubblicazione del bando è il passaggio fondamentale per completare, speriamo positivamente, l’ultima parte di un cammino iniziato ormai tre anni fa con la chiusura della vecchia cooperativa e la nascita della nostra nuova impresa.

Una liquidazione, e poi l’asta di un bene, possono essere momenti poco importanti. Nel caso nostro è l’esatto contrario perché rappresentano la vendita di una storia, del tempo e del cuore messi in campo da generazioni di donne e uomini in difesa di un «bene comune», di un patrimonio di esperienze individuali dentro un patrimonio collettivo.

Perciò dire che l’asta è un momento delicato, entusiasmante, difficile, è forse perfino riduttivo.

Comunque tutte le battaglie, tutti gli ostacoli affrontati e superati per arrivare all’appuntamento, ora verranno sottoposti alla prova finale: l’ultimo salto per oltrepassare l’ostacolo. Insieme a voi, in questi due anni di vita della nuova cooperativa, abbiamo lavorato per un solo obiettivo: tornare a essere padroni di noi stessi.

E per raggiungere questa meta abbiamo camminato su un doppio binario: tenere in vita e in buona salute il manifesto e, contemporaneamente, attivare una campagna di finanziamento. Essere ogni giorno in edicola «per la causa» (della sinistra italiana), e nello stesso tempo, dare una solida casa e un futuro a un’informazione libera e autonoma, mantenere aperto e allargare ancora di più uno spazio intellettuale e politico. Restando fedeli alla forma che da quarantaquattro anni rappresenta una felice anomalia italiana: una testata nazionale gestita da una cooperativa pura, trasparente.

Ma autonomia e indipendenza si pagano. E noi stiamo pagando salato: 26 mila euro al mese (mille euro ogni giorno che usciamo) per l’affitto della testata. Così da due anni. Fate i calcoli di quanto abbiamo dato e ancora daremo ai Liquidatori. Oltre la metà dell’esorbitante richiesta del bando d’asta.

Abbiamo accettato queste condizioni proibitive per avere in cambio un contratto decennale, sottoscritto all’inizio di questa nuova avventura.

Non avevamo possibilità di scelta, anche se noi, come i nostri interlocutori, sappiamo che si tratta di un affitto iperbolico, senza alcun riscontro di mercato. Come è iperbolica e fuori da ogni reale rapporto di valore la cifra di un milione e 757mila euro come prezzo di vendita del bando d’asta.

Se non avessimo accettato la mannaia dei 26 mila euro al mese il manifesto sarebbe uscito dalle edicole forse per sempre, il suo valore sarebbe crollato e la testata sarebbe stata preda degli affaristi del settore, merce low-cost in quel traffico di testate in cui sono specializzati finanzieri di ogni risma.

Qui occorre un chiarimento, doveroso nei confronti di tutti e in particolare delle lettrici e dei lettori: semmai si presentassero all’asta una o più persone con offerte milionarie per comprare il nostro giornale, è bene sapere che gli eventuali futuri proprietari dovranno convivere per lunghi anni con questa redazione e questo vivace collettivo di lavoro.

L’ultima volta che scrivevo per informarvi sullo stato del manifesto era proprio l’ultimo giorno dell’anno, il 31 dicembre 2014. Vi ringraziavo per la generosità con cui avevate aderito alla campagna di donazioni, mettendoci oggi nelle condizioni di fare una congrua offerta al momento della vendita. Ma al tempo stesso davo anche conto dello stallo, delle procedure ministeriali che andavano a rilento, del bando di vendita che non arrivava e dei liquidatori che non avrebbero rispettato la scadenza di fine anno, come concordato proprio in una riunione di tutte le parti avvenuta addirittura nel luglio del 2014 negli uffici del Ministero.

Questo incomprensibile ritardo ci ha molto danneggiato per il peso dell’affitto, un macigno da trascinare ogni giorno sulle nostre spalle per scalare una montagna senza mai poterne vedere la vetta. Perché il tempo è denaro che esce dalle nostre casse per entrare in quelle della Liquidazione. E siccome passeranno altri mesi prima della conclusione delle procedure d’asta, è bene sapere che se vogliamo arrivare all’atto finale dobbiamo affrontare i «tempi» (gli affitti) supplementari.

Per corrispondere all’impegnativa fase che ci attende e compensare la mensile emorragia di risorse che ci viene richiesta, metteremo in campo iniziative speciali, lungo il percorso informativo/culturale/storico avviato con i numeri speciali a venti euro. Che hanno ottenuto un grande successo, nonostante l’impegno economico fuori del comune.

Queste iniziative editoriali ci permetteranno di affrontare meglio gli appuntamenti con il nostro futuro. E non solo da un punto di vista economico.

Perché la vostra partecipazione ci dà anche una grande forza di «spirito». La percezione, anzi la certezza, di sapere che siamo «circondati» da una comunità di donne e di uomini, che ci segue, ci sostiene, ci critica, ci vuole bene, è il nostro pane quotidiano.

E tutto questo non potrà mai essere messo in discussione da un’asta al «miglior offerente».