closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Il nostro anno

Buon 2015. L’anno che viene deve servire alla variegata sinistra italiana per tornare a coltivare le speranze tenendo però i piedi per terra, convincendosi che il tempo per unire le forze e costruire una nuova leadership è qui e ora. Lo impone l’agenda italiana e europea

Salutiamo l’anno che se ne va senza rimpianti. Uno dei peggiori anni per le tasche della gran parte degli italiani. E ci prepariamo a un 2015 pieno di incognite, politicamente impegnativo, ricco di occasioni e possibilità, sicuramente importante per tutti.

Chi è al governo del paese intende portate a compimento il progetto di riscrittura della Costituzione, la riforma elettorale, le nuove leggi del mercato del lavoro. Per le identiche ragioni, è un anno cruciale per chi si oppone ai cambiamenti regressivi guidati dalla coalizione Renzi-Alfano con la benedizione di Berlusconi.

1. Il banco di prova è fissato: l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E’ un “torneo” al quale partecipano con determinazione quelle stesse “squadre” (partiti, movimenti, poteri forti, lobbisti…), che negli ultimi anni – dal 2011 a oggi, dalle dimissioni di Berlusconi al governo dell’improvvisato senatore Monti fino alla designazione dell’attuale presidente del Consiglio – hanno deciso quali persone e quali programmi avrebbero tenuto l’anello italiano agganciato alla catena di ferro dell’eurozona. Persone e programmi che hanno prodotto un aggravamento della crisi, visibile in tutti gli indicatori economici (Pil, disoccupazione), ma soprattutto riscontrabile nella crescita delle diseguaglianze sociali. La forbice tra ricchi e poveri – come ricorda l’Ocse – in Italia è due punti più alta rispetto alla media europea.

Napolitano lascia, insieme all’incarico, un paese stremato dove, grazie ai “suoi” governi, l’imprenditore ha riconquistato sovranità, spazio, forza, a scapito dei lavoratori con l’impoverimento delle retribuzioni e la negazione di quei diritti difesi fino ad oggi da uno statuto discusso sempre ma mai aggredito così frontalmente. I “ceti” impiegatizi – ugualmente colpiti dalla crisi – sono ormai marginalizzati, e in troppe situazioni precarizzati.

L’elezione per il Quirinale sarà dunque un primo momento di verifica del potere delle forze che vorranno mettere sul Colle un garante della “continuità napolitaniana”.

Ma sarà un’occasione anche per la sinistra, quella diffusa in più partiti, che abbraccia anche una parte dei grillini, per contrastare il progetto normalizzatore già scritto e per proporre la nomina di una donna, di un uomo con un’altra idea di paese, con una radicata fiducia nella democrazia e nella rappresentanza, con un’alta visione strategica ancorata a una società fondata sul lavoro e sui dritti sociali e civili.

2. La seconda questione riguarda il conflitto sociale. Per la prima volta nella storia abbiamo al governo un partito che viene dalla storia della sinistra, che vuole la pace sociale, quando la situazione di milioni di famiglie italiane è vicina al collasso. Renzi è convinto che gli 80 euro mensili siano sufficienti per garantirsi consenso e seguito elettorale. Ma non ha capito che la crisi è ben più profonda. Lo hanno compreso la Fiom e la Cgil (altro fatto storico: lo scontro frontale tra il più grande sindacato e il partito di riferimento) che hanno dato vita ad una forte, potente mobilitazione contro il jobs act che ha segnato l’autunno nelle piazze, negli scioperi, nelle aule parlamentari.

Negli ultimi mesi si è andata formando una nuova opposizione. Anche se molto eterogenea. Perché ha messo insieme le tante vittime della crisi: chi lavora male o è mal pagato, chi è precario, chi vede esaurirsi gli ammortizzatori sociali, chi ha dovuto chiudere la propria bottega, chi scivola verso la povertà, chi non ha mai lavorato. E poi quella massa enorme di ragazze e ragazzi – laureati, diplomati – dall’incerto futuro. Questa parte larga e più o meno consapevole della nostra società ha fatto fronte e ha tolto l’iniziale fiducia accordata al governo sull’onda di una speranza di miglioramento.

Ma la fiducia, la delega che le piazze si sono riprese a chi potrebbero essere riconsegnate? Ad una sinistra del Pd divisa in variegate correnti e incerta sulla strada da percorrere? A volte viene da pensare che i Civati, i Fassina, i Cuperlo siano soprattutto un bel fiore all’occhiello della maggioranza parlamentare e del governo oltreché del partito democratico. E l’insoddisfazione che vorrebbe una risposta di sinistra alla crisi potrebbe rivolgersi ad una organizzazione al di fuori del Pd? No. Per il semplice motivo che non esiste. Al suo posto vive un piccolo arcipelago di isolette politiche, molto occupate nella definizione del proprio territorio (eroso dall’astensionismo) magari attardate nei giochi di pretattica su chi dovrà essere il federatore del litigioso arcipelago. C’è poi il M5S che gioca una partita a sé. Un grande seguito, un’importante presenza parlamentare e un bel numero di deputati e senatori puliti e trasparenti. Finché ci sarà Grillo a dettare legge, i 5S non potranno mai diventare un movimento-partito adulto.

L’anno che viene deve servire alla SI (sinistra italiana: variegata, diffusa, ampia), per tornare a coltivare le sue speranze tenendo però i piedi per terra, convincendosi che il tempo per unire le forze e costruire una nuova leadership è qui e ora. Lo impone l’agenda italiana e europea: non mettere in campo una credibile, autorevole, consistente forza politica di sinistra equivarrebbe ad una resa e farebbe un grave danno alle lotte di tutte quelle forze che Cgil e Fiom hanno avuto al loro fianco in questi mesi.

Come sostiene Alexis Tsipras quando viene in Italia per raccontare il modello Syriza, «la strada si trova camminando». E il primo ad averla trovata, nella crisi più grande e profonda del Vecchio Continente, è proprio il giovane Tsipras, leader di una forza di sinistra che oggi spaventa Bruxelles e Francoforte perché potrebbe diventare il volto e il programma della nuova Grecia. La Grecia sarà la prima ad affrontare la sfida elettorale, tutti ne saremo coinvolti. Noi per primi, perché la storia politica e il futuro della sinistra greca ci riguarda e ci coinvolge. Perché è uno snodo cruciale per tutte le sinistre europee, una via maestra per connotare l’alternativa, il carattere transnazionale del cambiamento.

In Italia potrebbe esserci un analogo passaggio elettorale se il 2015 dovesse riservarci la sorpresa di elezioni politiche anticipate. Probabilmente una nuova formazione di sinistra non sarebbe pronta per scendere in campo. Ma bisogna comunque lavorare in questa direzione perché, in ogni caso, a primavera, andremo a votare per il rinnovo dei governi regionali, quasi tutti. In Emilia e in Calabria abbiamo visto che non tira aria buona. Come in certe maree di finis terrae, la partecipazione al voto si è ritirata perché non ha trovato alternative. Le alleanze che si riusciranno a costruire nelle regioni, sapendo che le divisioni non mancheranno, potranno dirci se marcia e direzione sono quelle giuste per successivi passi unitari a sinistra.

3. La questione immorale. Abbiamo spesso sottovalutato, dobbiamo riconoscerlo, lo spettacolo quotidiano della corruzione della classe dirigente (non solo quella politica). Non considerando nella giusta misura quanto, al contrario, abbia pesato sull’affievolirsi della passione politica. Magari pensando che la corruzione fosse l’inevitabile, eterna appendice di ogni sistema, non abbiamo compreso che questione morale e questione politica sono due facce della stessa medaglia e insieme concorrono alla ridislocazione dei poteri, sia istituzionali che economici. E questo sia perché la trasformazione della finanza alimenta l’opacità delle dinamiche di arricchimento, sia perché la corruttela generalizzata, pervasiva e bipartisan rende sempre più servile la rappresentanza politica, odiosa quanto l’antica tassa sul macinato. Lo scandalo di Mafia Capitale, dove palazzi e periferie, caste e paria convivono ogni giorno, descrive come, dal campo profughi ai servizi pubblici, nulla sfugga ormai a un potere criminale parallelo che entra nelle profondità della vita sociale e politica (la situazione del Pd è davvero preoccupante, come sa lo stesso Renzi). Ma non può essere il magistrato Cantone a risolvere tutti i problemi. Serve un impegno collettivo nazionale, servono donne e uomini di garanzia di onestà in ogni posto di potere, serve applicare le leggi, serve una nuova cultura che recuperi senso civico. Servono anche norme nuove: l’insistere di Maurizio Landini nel proporre una legge di iniziativa popolare contro il sistema degli appalti, da affiancare all’impegno per la raccolta delle firme sull’articolo 81 del pareggio di bilancio, va in questa direzione e ne sottolinea l’urgenza. Resta poi irrisolta la questione del conflitto di interessi: il Pd dovrebbe vergognarsi per quello che diceva e non faceva ai tempi di Berlusconi (quintessenza del conflitto di interessi), e per quello che non dice e fa adesso con lo stesso Berlusconi.

4. Il sistema dell’informazione. Dopo il passo indietro del cavaliere, la critica al sistema mediatico è come magicamente scomparsa. E pure, lo vediamo ogni momento della giornata, l’informazione, con la televisione ancora al centro, determina agenda e consenso, disegna leadership e contro-leadership, costruisce il re e l’opposizione a sua maestà. Naturalmente bucare l’immagine costruita da chi possiede e sa usare la macchina dell’informazione e della comunicazione politica (un’élite agguerrita, addestrata, globale) richiede un giornalismo forte che in Italia fatica a farsi contro potere. Il nostro paese ha sempre svolto un ruolo di primo piano nell’uso della propaganda politica: dal regime fascista, a quello cosiddetto bernabeiano della ricostruzione democristiana, al berlusconismo degli anni successivi, fino al renzismo, degno erede di questa addizione propagandistica. I telespettatori sono invasi dalle performance tv del giovane e arrembante presidente del consiglio, le sue apparizioni sono spot ben costruiti, spalmati nei programmi pop con bimbi e letterine a Babbo Natale, come nei talk marmellata del mattino e della sera. In questo campo della persuasione e della manipolazione, il ruolo degli intellettuali risalta per il grande silenzio, oppure per il conformismo che a volte li vede protagonisti nell’edificazione delle gesta del nuovo potere. E’ molto attiva una macchina del consenso pervasiva e invasiva. Che richiede una risposta culturale, oltre che politica.

Noi del manifesto lavoreremo per rilanciare questa battaglia, di primaria democrazia. Perché essere correttamente informati è un diritto di cittadinanza. Perché avere una televisione pubblica con la schiena dritta è un pezzo importante di un stato moderno. Come lo è avere una stampa libera, autonoma, indipendente, “senza padroni, né padrini” (uno slogan di tutte le nostre campagne che iniziano a copiarci anche altre testate). Una stampa che vuole tenere fede all’idea e alla pratica di un giornale politico autonomo e indipendente.

5. Il 2015 del manifesto. E’, sarà, l’anno della svolta (o di qualcos’altro che neppure vogliamo pensare). L’obiettivo è riacquistare la nostra testata. Avremmo voluto concludere il 2014 con qualche certezza in più. Ma le operazioni di acquisto della testata potranno perfezionarsi solo nei mesi prossimi. Questo – breve – tempo a disposizione ci potrà consentire di proseguire nella raccolta delle donazioni.

Fino ad oggi è stata molto positiva, generosa, ricca di affetto (le vostre lettere, che pubblichiamo in larghissima parte, danno un’idea di cosa vuol dire nutrire una passione per la vita). Perciò a voi va un enorme ringraziamento. Però l’obiettivo che vogliamo raggiungere è ancora lontano, anche se piano piano è diventato ben visibile all’orizzonte.

Care lettrici cari lettori, grazie a voi il nostro sogno può realizzarsi.

E se siete convinti del valore di un’iniziativa giornalistica e politica importante, se fate il tifo per un giornale che non è un partito ma un progetto, allora facciamoci gli auguri, forti e sinceri, per un buon 2015: per riprenderci il manifesto e, possibilmente, per contribuire a ricostruire insieme una parte della sinistra italiana.

  • Federico_79

    D’ accordo sui punti 1-2, 4-5. Ma resto dubbioso sul concetto (3) che a sinistra del PD non esista niente di credibile, solo arcipelaghi litigiosi. A me pare che rifondazione e, lo riconosco, anche sel abbiano scelto un progetto comune analogo alla Syriza. Il luogo comune della sinistra litigiosa e’ una triste conseguenza dell’ egemonia mediatica di destra (punto 4) dalla quale dobbiamo liberarci.

  • Maurizio Lazzari

    “e costruire una nuova leadership ”
    Vendola o Civati?

  • Battista SXT Vennherba

    E soprattutto offre un alibi sciocco agli elettori. Come se Syriza fosse l’unica opzione di sinistra in Grecia.

  • Riccardo

    Ottimamente Norma collega la propaganda che questo governo mette in opera con la propaganda fascista, ricordata da Michail Romm in Fascismo ordinario, come tratto caratteristico del fascismo.
    Da ricordare, tra gli orrori di questo governo, la legge elettorale (sempre in fieri, stante il mutamento delle proiezioni di voto…), soprattutto il premio di maggioranza. Per rendere “stabile” un governo, non si affronta il problema della democrazia (che va ripensata e ridiscussa), ma si agisce in modo diretto sulla rappresentanza, in modo che i voti degli elettori non corrispondono più ai seggi in parlamento. Una “democrazia” tagliata su misura del potere capitalistico. E qui Napolitano ha avuto ed ha una gran parte. Esseno l’autore principale del passaggio dalla democrazia sorta dalla Resistenza alla democrazia capitalistica. Diamo addio con piacere al vecchio, che l’inferno se lo porti. Ma non facciamoci illusioni sul nuovo inquilino del Quirinale. Qualcuno vorrebbe un nome di facciata (Muti, per es.) e dietro di lui porre il vero tessitore di trame tra i poteri forti, non esclusa la mafia, cioè Gianni Letta. Questa è la prospettiva aberrante che rischia di realizzarsi con l’anno nuovo. Riusciremo a fronteggiare lucidamente il nemico, e dare battaglia?
    Con la presenza irrinunciabile e fondamentale del Manifesto, è l’augurio per l’anno nuovo.

  • Gigi Coretti

    Per l’ennesima volta tocca a noi e a voi insieme, ripensare e rifondare il pensiero e la prassi di “Sinistra”. E’ un compito allo stesso tempo tempo difficile, ma affascinante. Sono altresì convinto che in Italia e in Europa questo soggetto/oggetto possa formarsi con l’aggregazione di forze realmente democratiche che sono pronte a risvegliarsi dopo il “lungo sonno della ragione” di questi terribili ultimi trent’anni. Se sono stati sconfiti il fascismo, il nazismo e il comunismo nella sua forma più abbietta, gli ideali di Giustizia e Libertà covano sotto il fuoco di questa crisi voluta dalla finanza internazionale. “Che fare?” Innanzitutto istruire le nuove generazioni attraverso la conoscenza della Storia recente, liberandosi dagli orpelli di un lontano passato che basterebbe essere insegnato in un biennio di studi invece che essere ripetuto da noi insegnanti per un’intera vita, grazie a programmi ministeriali che definire “barocchi” è solo un diminutivo. Quindi, a mio modesto parere, sono i giovani d’oggi, insieme ovviamente a chi si sente ancora “young at heart”, a dover essere istruiti a non credere nei falsi miti di un consumismo che sembra essere diventato la peste manzoniana della nostra espoca. Solo loro possono trarci in salvo e ridarci la speranza che li lasceremo in un mondo migliore di questo, dove prevalga la solidarietà, l’onestà in tutte le sue forme, insomma, in una parola sola, la vera democrazia nel suo antico, ma ancor più da perseguire oggi, autentico e classico significato.

    Auguri libertari di Buon Anno a chi ha avuto la pazienza e il coraggio di seguirmi fin qui.

  • M. Stefano Venco

    Sono d’accordo anch’io su tutto. Solo darei una diversa sequenza e priorità. Per prima e’ la questione morale ed il conflitto di interessi. Per seconda una informazione come vero contro potere. Poi tutto il resto. Grazie.

  • Daniele

    Condivido la tua analisi Federico_79
    Mi pare ingeneroso non riconoscere a SEL, unica forza di sinistra in Parlamento, di essersi svenata per far vincere (superamento della soglia del 4%) la lista Tsipras alle europee, senza SEL che sulla milionata di voti ha contribuito per almeno il 60% , quei tre eletti (scandalosamente nessuno di SEL) sarebbero rimasti a casa, alle loro rispettive precedenti occupazioni. Quello che auspico fattivamente e attivamente, mentre l’articolo un po’ divaga su Civati e amici di merende eterni incerti della sinistra (?) Pd, è un riconoscimento mutuale, reciproco, di ciò che esiste a sinistra (sinistra, e ala ecologista verde che esiste ben radicata in SEL) e che su basi comuni, si costruisca un partito efficiente che miri almeno all’8%. Accanto alle numerose attività emendamentarie e di proposta di legge di SEL, servono punti fermi scanditi ad ogni occasione, e che diano il sunto della base programmatica della formazione politica. Occorre osare di più con i mass media che attualmente ci snobbano. Occorre proporsi e se serve sgomitare, occorre anche maggiore creatività nella comunicazione, per arrivare dritti e meglio a chi deve recepire il messaggio. I pochi canali attuali sono più che insufficienti. La comunicazione resta un grave problema.

  • fabnews

    Ma scusa, i nuovi punti fermi da stabilire con SEL quali sarebbero? Romano Prodi alla presidenza della Repubblica? Se oggi il leader di SEL nichi vendola appoggia Prodi come prossimo presidente, non mi sembra che ci sia più’ niente di credibile in SEL: solo vecchia politica dannosa per l’Italia.
    La lista Tsipras ha preso cosi tanti voti perché si ispira a Tsipras, non a Prodi che ha già’ fatto danni con l’Unione nel 2005/2008.
    A me sembra che adesso Vendola stia seriamente minacciando la credibilità’ dell’intera lista Tsipras riproponendo Prodi e quindi ancora una volta una devastante politica destabilizzante collegata a Goldman Sachs…

  • Daniele

    Ti arrampichi ad un solo punto, che fra l’altro ha probabilità di concretizzarsi pari a 0. Io parlo di Sinistra. Non di baruffe, e puri che + puri di così non si può. Unire è l’unico orizzonte che abbiamo. Non attacchiamoci a singole uscite. Cerchiamo invece di capire che queste frange di sx hanno circa il 99% del loro programma in comune. Patti chiari, punti comuni, rimboccarsi le maniche, olio di gomito, e si parte. Il resto è egemonia liberista. E nessuno a sx, credo voglia continuare con questa sanguinosa strategia neocapitalista. O no?

  • fabnews

    a me sembra che la ‘strategia’ a sinistra, destra e centro la stia dettando Goldman Sachs, sia in italia che in europa….
    Non mi sto ‘arrampicando’ su nessun punto, ti sto solo facendo presente la realtà’ che evidentemente anche tu non vuoi ammettere. L’Unione c’era nel 2005, ed era vincente: Prodi, Mastella e altri l’hanno distrutta, quindi e’ gravissimo che Vendola oggi riproponga Prodi… Non si tratta di una ‘singola’ uscita, così per caso….. fa tutto parte della strategia che obbliga alla ‘baruffa’ come dici tu, in perfetto stile Goldman…

  • fabnews

    Aggiungo anche che non si tratta solo di cercare i puri che +puri non si può’. Cerchiamo sopratutto di capire chi distrugge anziché’ unire.
    Goldman Sachs, Vaticano e ambasciata Usa, sono soggetti che hanno tutti pesantemente contribuito, e sicuramente cooperato, per non permettere mai alla sinistra italiana della prima e seconda repubblica di arrivare stabile a governo e far progredire il paese culturalmente ed economicamente.
    Quindi se non si inizia subito a prendere marcatamente le distanze da tutti quei soggetti che sono riconducibili alla politica americano/religiosa che ha saccheggiato il nostro paese,
    l’itaila rimarrà’ ancora per molto tempo solamente un sub-paese, arretrato, litigioso ed incivile.

  • Daniele

    Confondi l’uscita di un leader di partito, partito che ha una sua conferenza congressuale capace di sterzare su Tsipras com’è avvenuto circa un anno fa, con seppur importanti questioni di principio. Ma se a te interessa escludere l’unica forza di Sinistra in un parlamento con forze prevalentemente orientate al centro e a destra… accomodati. Avrai solo situazioni ancora peggiori, a cascata, dell’incubo che stiamo vivendo oggigiorno. Per ricostruire o ampliare la Sinistra esiziale attuale, unendo o cercando di farlo, componenti sparse e microniche, occorre partire da ciò che ci unisce. Trovo che sia un’idea ambiziosa e non semplice, ma se in più ci mettiamo come s’è sempre fatto, i carri davanti ai buoi, si resta al palo, al palo della tortura degli iperliberisti divisivi e vittoriosi. Io non sono certo per questa visione. Inutile e regressiva. Chi vuole farsi dividere si accomodi e subisca o scelga la singolarità beata dell’eremo della montagna, funzionale a Goldman Sachs (suck it!) & Morgan Stanley + gli altri cappuccioni, che saranno ben contenti di averlo così neutralizzato ad libitum. Starnazzare da lussù in alto, fa “bene” alla gola… fino a quando sopraggiunge l’infiammazione autocomburente. Auguri.

  • fabnews

    No mi dispiace, non funziona così. Se qualcuno sbaglia, va detto. Altrimenti si avvallano situazioni peggiori a cascata di cui tu parli. Ma nessuno a sinistra si prende la briga di individuare i punti di unione e quelli di distruzione, nessuno cioe’ si vuole assumere responsabilta’ e chi vuol farlo viene accusato di essere ‘confuso’, non avere le idee chiare, ecc.

  • Battista SXT Vennherba

    SEL si è svenata? Ma se è entrata nella lista a malavoglia! I candidati di SEL sono rimasti a casa perché i voti delle preferenze non sono stati sufficienti. Come misurare altrimenti la forza di SEL se non con i voti reali?

  • Battista SXT Vennherba

    Evidentemente ripropone Prodi perché non può certo sperare di far pdr qualcuno alla sinistra di Prodi. Neanche con Rodotà, che non è un bolscevico, ci sono riusciti.

  • Daniele

    Cominciamo io e te a farlo, allora. Perchè il resto è… orinare controvento.

  • Daniele

    Ribadisco senza SEL la Lista Tsipras, non avrebbe eletto nemmeno l’oste dell’osteria. Ma è acqua passata. Guardiamo solo con chi ci sta, a unire le forze. Gli eremiti adamantini un dì faranno i santini… per chi ci vuole divisi e ci “impera”.

  • fabnews

    No non e’ orinare controvento, perché’ intanto voglio proprio vedere cosa farà’ Tsipras a governo della Grecia. Voglio vedere cioè’ se unire la sinistra anche in Italia sotto le idee di Tsipras sia un progetto che funziona o no. Fin’ora molte delle idee di Tsipras a me andavano bene, solo le idee pero’… mai il suo comportamento. E infatti in questi giorni Tsipras sta cambiando tattica politica e non credo proprio sia un comportamento serio

  • fabnews

    Secondo me l’Italia ha un disperato bisogno di persone serie come Rodota’ o Zagrebelsky alla Presidenza della Repubblica.
    Se Vendola avesse proposto qualcun’altro, a parte i soliti Prodi e Amato, avrebbe guadagnato in credibilità’, ma evidentemente non e’ in grado di essere credibile.

  • Daniele

    Per “pisciare controvento” intendevo qui in Italia. Stavamo parlando di tentare, se c’è l’intenzione seria, di unire la Sinistra. Non di scorticarci. P.S. In Grecia auguro a Syriza il max dei migliori risultati.

  • Battista SXT Vennherba

    Avendo raggiunto per un pelo la soglia di sbarramento, quello che dici è scontato. Ma lo stesso vale per il PRC, per i garanti e per Maltese.

  • Alberto Luzzi

    “Napo­li­tano lascia, insieme all’incarico, un paese stre­mato dove, gra­zie ai “suoi” governi, l’imprenditore ha ricon­qui­stato sovra­nità, spa­zio, forza, a sca­pito dei lavo­ra­tori con l’impoverimento delle retri­bu­zioni e la nega­zione di quei diritti..”.
    Partendo da presupposti sbagliati si arriva a dimostrare qualsiasi conclusione.
    Mi farei un rigoroso esame in casa mia prima di arrivare a puntare il dito contro gli altri.
    A cominciare dalla nefasta votazione sulle 35 ore che, facendo cadere Prodi, regalò di fatto l’Italia a Berlusconi per una ventina di anni.
    Chi decise di mettere quella votazione proprio quel giorno ?
    Chi decise di votare contro il Governo facendolo cadere ?
    E la scelta di litigiosità estrema tra Partiti a Sinistra ?
    Tanto da presentarsi spezzettati alle Politiche, non prendere nessun seggio (Lista Ingroia) e cancellando di fatto una parte politica importante e necessaria al Paese ?
    No cari Compagni.
    Napolitano ha si le sue colpe.
    Ma per rispetto innanzitutto di una rigorosa analisi storica in chiave marxista occorre pensare a cosa abbiamo fatto (o non fatto) noi.