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Editoriale

I battistrada del ducetto

In fondo «il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me», non è un pensiero poi così lontano da qualcosa che sembra riguardare molto da vicino la capitana della Seawatch, un pensiero che lei interpreta perfettamente navigando sotto le stelle ma seguendo la bussola della sua missione umanitaria.

La giovane ragazza tedesca ha disobbedito all’ordine di riportare i migranti in Libia, o «nella sicura Tunisia», come straparlava ancora l’altra sera il capo leghista (qualche ora prima dell’attentato dei kamikaze a Tunisi), davanti alle telecamere, in costume da bagno o nei salottini tv, sempre accolto da imbarazzanti riverenze e sorrisi che fanno rimpiangere oggi i conduttori e i giornalisti di ieri almeno capaci di far imbestialire il nostro ducetto di turno.

E’ certamente un caso che il campione nazionale di consensi venga messo in mutande di fronte al mondo dalla caparbietà di un gruppo di volontari, ma è comunque un caso fortunato perché ci propone un impietoso confronto tra le parole e i comportamenti di Carola Rackete e la lingua nera, nazionale e reazionaria, del capo leghista. Mettendo in evidenza quanto la forza di questo blocco sociale e confindustriale, sia in gran parte dovuta all’assenza di una opposizione politica.

Sui migranti, come sulla Libia, il Pd non può contrapporre politiche diverse e, diciamo la verità, sia il Partito democratico che i 5Stelle, hanno fatto da battistrada consentendo alla Lega di scorrazzare su un’autostrada in discesa. Il cerchiobottismo delle «due propagande sulla pelle dei migranti», ovvero la gara tra Minniti e Di Maio su chi per primo e più forte ha parlato di «taxi del mare» o sollecitato inchieste poi finite nel nulla, è un’assicurazione, se non sulla lunga vita del governo, sicuramente sulla sua egemonia culturale.

Uno dei più votati parlamentari del Pd, Pietro Bartolo ha espresso sul nostro giornale il suo stato d’animo («forse sarei dovuto andare a prenderli con la mia barca così arrestavano me»). Tuttavia, aver trovato chi, come la giovane Carola, parla la stessa lingua della solidarietà, è più di un conforto, è la dimostrazione che nuove generazioni sono in campo, senza risparmio, nella stessa battaglia.