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Cultura

Guillermo Arriaga, tradire le proprie origini per ritrovare la libertà

L'intervista. Lo scrittore e regista messicano parla del suo nuovo romanzo, «Salvare il fuoco», pubblicato da Bompiani, che racconta una storia d’amore e redenzione in un Paese ferito dai narcos. «Marina vive in quartieri guardati a vista 24 ore al giorno da vigilanti privati e si sposta su auto blindate. L’incontro con José le rivelerà un Messico sconosciuto e qualcosa di sé»

Un murales di Curiot in una strada di Città del Messico

Un murales di Curiot in una strada di Città del Messico

Alla fine delle oltre ottocento pagine del nuovo romanzo di Guillermo Arriaga, Salvare il fuoco (Bompiani, pp. 844, euro 24, traduzione di Bruno Arpaia) si è quasi certi che malgrado nel corso della storia abbia acquisito molti volti e nomi diversi, ciò che davvero siamo invitati a ritrovare quasi ad ogni costo dentro noi stessi come nel contesto nel quale ci muoviamo, sia la libertà. In un Messico dominato dalla violenza del narcotraffico, dove la vita quotidiana è scandita da diseguaglianze sociali e, si direbbe, dall’esistenza di mondi che si costeggiano senza mai incontrarsi davvero, la politica immersa nella corruzione...

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