Ci sono due nuovi sviluppi nella velleitaria chiusura del governo britannico ai flussi migratori, europei ed extra, attualmente nelle mani della zelante ministra dell’Interno Suella Braverman.

Il primo è un rovescio per l’agenda governativa: l’Alta Corte di Inghilterra e Galles aveva stabilito lo scorso dicembre che il proposito del ministero degli Interni di togliere il diritto di residenza ai cittadini dell’Ue se non avessero fatto domanda due volte per rimanere nel Regno Unito post-Brexit era illegale. L’Home Office aveva inizialmente dichiarato che sarebbe ricorso in appello contro la decisione, ma ieri un suo portavoce ha smentito.

Il secondo è letteralmente un tentativo di fomentare la destra xenofoba del partito conservatore sul ben più drammatico fronte degli sbarchi di migranti – non “expats” – sulle coste inglesi meridionali gettandole un pezzo di carne cruda. Braverman ha proposto due opzioni per cercare di impedire ai migranti di chiedere asilo e di appellarsi contro la propria deportazione: precludendogliene il diritto e permettendogli di fare appello solo dopo la propria deportazione. Il premier Sunak, che nell’impossibilità di ridurre i flussi migratori come promesso – esemplificata finora dal fallimento del programma di deportazione in Ruanda introdotto dalla predecessora di Braverman, Priti Patel – vede una delle massime difficoltà alla propria rielezione, ha accolto le opzioni dichiarando che «bisogna fermare le barche».

Quanto ai migranti – “expats” – europei, hanno riportato una piccola vittoria. L’Alta Corte aveva contestato la struttura in due fasi dell’Eu Settlement Scheme: dopo l’entrata in vigore di Brexit, i cittadini dell’Ue che avevano vissuto nel Regno Unito per meno di cinque anni dovevano richiedere la residenza cosiddetta pre-settled (pre-insediamento) e poi richiedere nuovamente quella settled una volta passati cinque anni. Secondo il tribunale, quanti non hanno presentato questa seconda domanda rischiano di essere considerati «soggiornanti fuori termine» illegali, pur avendo il diritto di rimanere ai sensi dell’accordo di recesso Brexit (il famigerato withdrawal agreement).

Si tratta di una norma che interessa almeno due milioni e mezzo di persone e il comitato the3million, che rappresenta i diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito, ha salutato con favore la decisione: avrebbe evitato «l’esplosione di una bomba ad orologeria».