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Cultura

Dentro la memoria vivente di Baghdad

PASSATO PRESENTE. La storia della biblioteca al-Qadiriyya, nel racconto dei suoi protagonisti. Tra gli scaffali di un luogo che prende il nome dalla confraternita sufi fondata da al-Jilani nel XII secolo. Oggi ospita 90mila volumi, manoscritti, corani decorati, miniature, testi di calligrafia araba e altro. Il primo saccheggio è del 1258 per mano dei mongoli di Hulagu Khan, gettarono nel Tigri migliaia di testi. Secondo una leggenda il fiume si tinse di nero e di rosso. Abdulmajid Mohamed, bibliotecario da 65 anni, dice che nel 2003, durante l'invasione americana, ha salvato i libri dalle bombe nascondendoli nello scantinato

Il cortile del santuario di 'Abd al-Qadir al-Jilani / foto di Chiara Cruciati

Il cortile del santuario di 'Abd al-Qadir al-Jilani / foto di Chiara Cruciati

A mezzogiorno di una giornata di fine maggio gli spicchi d'ombra nel grande cortile bianco del santuario di 'Abd al-Qadir al-Jilani sono preda ambita. Sotto i grandi ombrelloni bianchi sono sedute intere famiglie, di fronte una tovaglia e le pietanze portate da casa: prima e dopo la preghiera, la moschea è luogo di ritrovo e incontro. Poche settimane prima, in pieno Ramadan, l'iftar – il pasto che rompe il digiuno al tramonto – è stato momento di condivisione con i tanti poveri di Baghdad, molti arrivati sulla spinta di una fame nuova, figlia della pandemia e della crisi di un'economia...

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