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Italia

Coronavirus, il governo non dà indicazioni per assistere i profughi

Intervista. Gianfranco Schiavone (Asgi): «Molti operatori non sanno come comportarsi di fronte a questa nuova emergenza sanitaria»

Il Centro di accoglienza per persone senza dimora del Comune di Milano

Il Centro di accoglienza per persone senza dimora del Comune di Milano

«Il governo si è di fatto scordato di migliaia di persone». Gianfranco Schiavone, vice presidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), presidente del Concorso italiano di solidarietà di Trieste e membro del Forum per cambiare l’ordine delle cose, commenta così la situazione dei tanti – richiedenti asilo ma anche operatori – «che non sanno come comportarsi di fronte alla colpevole assenza di indicazioni» sull’emergenza creata dal coronavirus.

Lo raggiungiamo telefonicamente mentre lavora presso l’ufficio di Trieste: «Non ce la sentiamo di chiudere, perché qui continuano a arrivare persone dalla rotta balcanica che devono poter accedere alla procedura di protezione e accoglienza. E noi come sportello di primo accesso dobbiamo garantire questa possibilità, rispettando la legge e naturalmente tutte le procedure necessarie».

Quanto succede a Trieste però non si replica sull’intero territorio nazionale, dove invece si evidenziano forti mancanze di tutela a fronte di una grave assenza istituzionale. «Sarebbe stata necessaria una circolare ministeriale con indicazioni concrete su come rispettare i principi fondamentali delle normative in materia di asilo, in modo naturalmente compatibile con la situazione. Ma non è mai arrivata».

E così capita che si blocchino situazioni non rimandabili, come le richieste di protezione e quelle di accoglienza, profondamente legate perché senza la prima non si può accedere alla seconda, con il serio rischio di rimanere senza un tetto. «Si sospenda tutto quello che può attendere, come le verbalizzazioni o i colloqui in Commissione: si ritarderà tutto purtroppo, ma si può aspettare. Ma non è possibile bloccare le richieste di protezione e accoglienza, su cui ci si può organizzare pensando a modalità differenti».

A Trieste ad esempio si procede in accordo con la questura che, sospendendo le verbalizzazioni, registra la persona e rilascia un’attestazione indicante la richiesta di protezione, con cui si accede direttamente all’ accoglienza. Un accordo reso possibile anche dal fatto che «non ci troviamo in un territorio dove l’accoglienza è frammentata. Si pensi alle zone dove invece operano molti enti: senza indicazioni e con le prefetture chiuse, è il caos». Proprio per questo Schiavone sollecita il governo a dare «istruzioni operative a tutti gli uffici periferici, sia alle questure, responsabili delle richieste di protezione, sia alle prefetture, referenti di quelle per l’accoglienza».

Emerge anche un’altra grande questione, ossia la fuoriuscita di molte persone dall’accoglienza per effetto dell’eliminazione della protezione umanitaria prevista dai decreti sicurezza. Anche in questo caso, persone non considerate dal decreto presidenziale legato all’emergenza Covid19.

In generale ci troviamo criticità da tempo denunciate, ma mai affrontate dalle istituzioni: è il caso dell’accoglienza dei richiedenti asilo, concentrata in grandi strutture collettive, ancor più dopo i tagli e le politiche del governo precedente – che da questo punto di vista non ha trovato alcuna discontinuità con quello attuale. «Parliamo di strutture con capienza anche di trecento posti, che faticano a rispettare le indicazioni, con conseguenze facilmente prevedibili non solo in termini di contagio, ma anche di impatto sul sistema sanitario».

Problemi noti, ma finora nascosti dalle istituzioni, che gravano su varie fasce di popolazione marginalizzata ed esclusa, ora rischiano di esplodere con forza.

Oltre ai richiedenti asilo, la questione interessa in generale i «servizi di bassa soglia, ad esempio per persone senza fissa dimora», sottolinea Schiavone, facendo riferimento a tutte quelle situazioni che possono riguardare anche cittadini italiani in condizioni di necessità, dove da sempre «si deroga su tutto: lo spazio personale, le norme igieniche, a volte anche le misure di sicurezza».

Da parte del governo non è arrivata neppure una provvisoria disposizione per autorizzare i comuni e la protezione civile a fornire strutture e ripari per non lasciare nessuno per strada. «Il governo non ha pensato alle migliaia di persone che si trovano in una condizione per cui non possono scegliere di restare a casa. Si dovrebbe disporre l’ampliamento dei servizi di bassa soglia, prevedendo una copertura di spesa». Doveva essere fatto subito. Invece, non solo nei decreti migliaia di persone non esistono, ma ancora adesso la reazione politica di fronte alle esigenze sollevate è inesistente. Una responsabilità politica grave, «ancora maggiore se si pensa che abbiamo un governo di centro-sinistra», fa notare Schiavone.