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Internazionale

Coronavirus, 16 casi confermati tra Veneto e Lombardia

Fermi tutti. Il primo paziente è un 38enne ricoverato in condizioni serie. Sarebbe stato contagiato da un collega tornato dalla Cina

Sono quattordici le persone risultate positive al test del Sars-Cov-2 all’ospedale di Codogno. Il primo paziente è un trentottenne che si è presentato l’altro ieri sera al pronto soccorso in condizioni già serie, dopo essere stato contagiato all’inizio di febbraio da un collega tornato dalla Cina.

Nella giornata di ieri i casi tra Codogno e Castiglione D’Adda sono saliti a quattordici. Altri due pazienti veneti sono risultati positivi a Padova, ma si aspetta una conferma del test dall’Istituto Spallanzani. I casi confermati in Italia di Sars-Cov-2, considerando i due cinesi ancora in miglioramento allo Spallanzani e il giovane tuttora in ottime condizioni ancorché positivo al test, sono dunque 19. Oltre a Codogno e Castiglione e sette comuni limitrofi, è ora in quarantena anche Vo’ Euganeo (Veneto): scuole, manifestazioni e attività commerciali e produttive sono chiuse per ordinanza del ministero della salute.

LA DINAMICA ITALIANA non sorprende più di tanto gli esperti. Negli ultimi giorni l’attenzione si era già parzialmente spostata dalla Cina ad altri paesi. Nell’epicentro il contagio sembra rallentare: rispetto ai quattromila nuovi casi giornalieri di inizio febbraio, da due giorni se ne contano meno di mille. Tuttavia, non è chiaro quanto questo dipenda dal nuovo cambio di classificazione dei casi deciso il 19 febbraio dalle autorità cinesi.
Inoltre, anche in Cina il rischio di nuovi focolai rimane elevato. Solo ieri, al conteggio degli infetti sono stati aggiunti oltre 500 detenuti di tre prigioni diverse (a Wuhan e nello Shandong e Zhejiang), un contesto ancora più favorevole al contagio delle navi da crociera. E dove il dilemma tra dignità delle persone, sicurezza collettiva e razionalità delle scelte si pone in maniera ancora più urgente.

FUORI DALLA CINA, invece, sono scoppiati diversi focolai secondari, alimentati da pazienti che non hanno visitato l’epicentro Wuhan.
Il più grave è in Corea del Sud, dove i casi sono schizzati dai 31 di martedì ai 204 di ieri, con una persona morta. Il focolaio è iniziato nella zona (ora chiusa) di Daegu dove si è tenuta una riunione del controverso movimento religioso Shincheonji.

In Giappone l’epidemia cresce al ritmo di dieci nuovi casi al giorno. Massimo allarme anche in Iran, dove in tre giorni sono stati identificati 18 casi di Sars-Cov-2 (il virus) e quattro vittime di Covid-19 (la malattia). I contagi sono avvenuti in zone diverse e riguardano persone che non hanno avuto nulla a che fare con la Cina. Si teme che il focolaio sia già alimentato dalla trasmissione secondaria.

IL VIRUS potrebbe essersi diffuso già in tutte le città dell’Iran, ha dichiarato un portavoce del ministero della sanità iraniano. Da ieri sono aperti i seggi per le elezioni politiche per 58 milioni di elettori, un evento che può ulteriormente alimentare l’infezione. Dall’Iran proviene anche il primo caso libanese registrato ieri e anche uno dei casi registrati in Canada aveva viaggiato in Iran.

SI STA AVVERANDO uno scenario che l’Organizzazione Mondiale della Sanità e molti epidemiologi avevano largamente previsto: le quarantene e gli altri provvedimenti restrittivi da soli non riescono a contenere il virus, al massimo ne rallentano la progressione.

Una stima dei buchi nel sistema di sorveglianza è stato pubblicato ieri dai ricercatori dell’Imperial College di Londra: secondo loro, circa i due terzi delle persone positive al coronavirus che hanno viaggiato in altri paesi non sono state rilevate e potrebbero aver dato vita a focolai secondari nei paesi di arrivo. È esattamente lo scenario che si è avverato a Codogno. Proprio per questo il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus si è detto preoccupato «per la potenziale diffusione di Covid-19 nei paesi con sistemi sanitari più deboli».

Eppure, «La finestra di opportunità si sta restringendo», ha detto Tedros riferendosi alla possibilità di contenere l’epidemia con l’aiuto della comunità internazionale, che esita a fornire le risorse finanziarie necessarie.

«Invitiamo tutti i paesi a proseguire le misure di contenimento e a prepararsi a eventuali focolai. Altrimenti, un giorno rimpiangeremo di non aver sfruttato la finestra di opportunità che ci rimane oggi».


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