closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
L'inchiesta

Borgo Sabotino, che scoriaccia

Inchiesta. Dopo la denuncia del «manifesto» sul deposito provvisorio degli scarti della centrale di Latina, la Sogin tace. Nel frattempo il mistero si arricchisce di un nuovo, inquietante capitolo, che punta in direzione di Lugano e dei territori controllati dai Casalesi

Catena umana anti nucleare a Borgo Sabotino

Catena umana anti nucleare a Borgo Sabotino

Il grande affare degli appalti pubblici assegnati con procedure d’emergenza, così sospendendo controlli e norme di salvaguardia non riguarda solo le grandi opere come il Mose, l’Expò, la Tav. Anche opere minori ma non meno delicate e strategiche sono state costruite con il solito infame sistema. Il manifesto aveva già denunciato il caso del deposito provvisorio di scorie nucleari della centrale atomica di borgo Sabotino a Latina. Ora il mistero si infittisce di un nuovo inquietante capitolo. Seguendo infatti le tracce dell’appalto iniziale per la realizzazione del famoso deposito provvisorio pontino, indetto dalla Sogin, società al 100% dello Stato che...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi