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Europa

Aggressione sessuale, il governo spagnolo dà luce verde alla legge «solo sì è sì»

Violenza machista. Il consiglio dei ministri approva la nuova norma sull’onda dello slogan della marea viola: senza "espressa volontà" della vittima non c’è consenso

Madrid, protesta delle donne

Madrid, protesta delle donne

La settimana che culmina con la celebrazione dell’8 marzo ha dato forma di legge allo slogan “solo sì è sì”, dietro il quale si sono mosse le maree viola di centinaia di migliaia di donne spagnole negli anni scorsi. Il governo Sánchez ieri ha approvato in Consiglio dei ministri il disegno di legge che trasforma radicalmente il reato di aggressione sessuale. Finora il codice penale spagnolo distingueva fra “abuso sessuale” e “aggressione sessuale”, e per quest’ultima tipologia di reato era necessario dimostrare la violenza dell’atto.

Secondo la nuova legge, invece, che deve ancora ricevere il placet del parlamento, il consenso si intenderà negato a meno che la vittima «non abbia manifestato liberamente attraverso atti esterni conclusivi e inequivocabili, in relazione alle circostanze, la propria volontà esplicita di partecipare all’atto». In sostanza, qualsiasi atto non consensuale sarà considerato aggressione sessuale. La legge inoltre considererà “aggressione sessuale” tutti quegli atti sessuali che vengano praticati «impiegando violenza, intimidazione, abuso di una situazione di superiorità o vulnerabilità della vittima, o agendo in modo improvviso, così come quelli che vengano effettuati su persone che si trovino prive di sensi, o della cui situazione mentale si abusasse, e quelli che vengano realizzati quando la volontà della vittima sia annullata per qualsiasi ragione». Nella riforma del codice penale che presto affronterà il governo verrà anche tipificato meglio il reato di stupro (che implica penetrazione).

La nuova norma appena approvata dal consiglio dei ministri prevede anche una serie di aggravanti, come essere il partner della vittima, l’uso di farmaci per annullare la volontà della vittima o lo stupro di gruppo. Prevede anche il diritto alla riparazione integrale, cioè all’indennizzo per il recupero completo della vittima dal punto di vista fisico, psichico e sociale. L’aggressione sessuale verrà punita con pene fino a 4 anni, lo stupro fino a dieci. Ma basterà una aggravante per arrivare a 12, e due per arrivare a 15 anni di reclusione. La normativa eleverà anche il castigo per le molestie sessuali (fino a un anno, due nei casi più gravi) e per lo stalking (fino a due anni): qui basterà che alteri (si annulla l’avverbio “gravemente”) la vita della vittima.

Dopo l’approvazione, socialisti e viola hanno espresso la propria soddisfazione, ma è noto da giorni che questa legge (prevista nel patto di governo) stava generando tensioni fra i due partner. La ministra di Eguaglianza, Irene Montero (Podemos) la voleva a tutti i costi, ma pare che altri ministeri mettessero bastoni “tecnici” fra le ruote. In particolare, sembra che la tensione sia stata col ministro socialista di giustizia che sembra volesse introdurre questa norma nell’ambito della riforma generale del Codice penale, pure promessa dal nuovo governo. Anche se, ancora una volta, Psoe e Unidas Podemos sono riusciti a gestire le proprie differenze attraverso i canali previsti, sembra che nei giorni scorsi la discussione sia stata importante, se persino l’ormai “istituzionale” Pablo Iglesias ha detto che «le discrepanze si risolvono a porte chiuse. Alle donne di questo paese hanno messo molte scuse; storicamente le scuse sono state un modo per limitare e cercare di fermare l’avanzamento del movimento femminista. Nelle scuse tecniche credo ci sia molto machismo frustrato».


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